Il 28 maggio 2020 il governo ha approvato il piano transizione 4.0. Il decreto è stato fortemente voluto dal Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. Lo scopo di questo nuovo piano industriale è quello di aiutare le imprese a riprendersi dalle conseguenze economiche del lockdown. 

Piano Transizione 4.0: obiettivi e risorse

Le risorse messe a disposizione dal governo ammontano a circa 7 miliardi di euro. Una cifra che servirà in particolar modo a incentivare gli investimenti green, progetti di ricerca e sviluppo e nuovi piani di formazione del personale.

Il principale obiettivo del Piano Transizione 4.0 è quello di accelerare la rivoluzione digitale nel sistema produttivo. Anche per questo, il nuovo disegno di legge permette alle aziende di avere più risorse economiche per formare i dipendenti e aumentare le loro competenze digitali. 

I crediti di imposta

Nel Piano Transizione 4.0 vengono poi definite le modalità attuative del credito di imposta.

Sono inoltre indicati anche i criteri che stabiliscono la determinazione temporale delle spese che le imprese possono sostenere e i documenti necessari ad avviare la pratica.

Tutti questi interventi hanno lo scopo di rendere le imprese italiane più competitive sul mercato. 

Piano Transizione 4.0: tre aree di intervento

Il Piano Transizione 4.0 può essere diviso in tre aree di intervento

Il primo è il credito di imposta per investimenti in beni strumentali. Questo ha lo scopo di incentivare le imprese ad acquistare nuovi beni strumentali, siano essi materiali o immateriali. L’importante è che risultino funzionali a un processo di trasformazione tecnologica. Oltre a queste, l’acquisto di questi beni deve essere destinato a rinforzare le aree produttive dell’azienda. 

La seconda area di intervento è il credito di imposta in ricerca, sviluppo, innovazione e design. il governo con questo disegno di legge si propone di favorire la spesa privata delle imprese in questi settori. 

La terza area di intervento è il credito di imposta formazione 4.0. Questo è stato pensato per stimolare le aziende a investire sulla formazione dei dipendenti per migliorare le loro competenze tecnologiche. 

Sanatoria per uso indebito credito d’imposta

Un’altra misura di un certo rilievo contenuta nel disegno di legge, prevede una sanatoria per coloro che hanno fatto un uso indebito del credito di imposta in Ricerca e Sviluppo tra il 2015 e il 2018. Sarà infatti possibile adesso per le imprese, versare l’importo del credito non spettante, senza andare incontro a sanzioni o interessi.  

Questo, in quanto il Ministero dello Sviluppo Economico ha stabilito che fino al 2018, c’erano troppa incertezza tecnica su questo tema.

Potranno beneficiare di questa sanatoria anche le aziende che hanno quantificato in maniera errata le spese ammissibili sul credito di imposta. Sono però escluse le imprese che hanno tenuto un comportamento fraudolento elaborando i dati sulla base di documenti falsi. 

Coloro che vorranno usufruire di questa sanatoria, dovranno presentare domanda all’Agenzia delle Entrate entro il 30 Settembre 202. Sarà possibile dilazionare il pagamento in quattro rate. 

Piano Transizione 4.0: la strategia delineata da Mise

Attraverso l’utilizzo del credito unico di imposta, il governo si propone innanzitutto di semplificare le misure precedenti. In questo oltretutto, è possibile raggiungere una platea più ampia di imprese. Rispetto al passato, questo nuovo piano industriale dedica una maggiore attenzione alla formazione digitale dei lavoratori. per la prima volta infatti le imprese hanno a disposizione un aiuto concreto dal governo per poter formare i loro dipendenti in merito alla trasformazione digitale in corso.

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Il Piano Transizione 4.0 mira inoltre ad allinearsi con le politiche della Commissione Europea. La piano comune recentemente varato sotto la guida di Ursula Von der Leyen, prevede una particolare attenzione agli investimenti nella green economy e alla trasformazione digitale.

Lo scopo della commissione Ue è quello di dare il via a una riconversione industriale che permetta lo sviluppo di un nuovo Green New Deal.