Sarà un 2021 ricco di soddisfazioni. Almeno sperano i produttori di vino italiani, dopo le difficoltà patite nel 2020. Le aziende del settore si attendono per l’anno in corso una crescita del 3,5%, che arriverebbe al 4,6% per la sola componente export. Per le maggiori società di spirits, invece, si prevede un anno con vendite in crescita del 5,4% e del 4% per le esportazioni. È quanto emerge da “Vino e Spirits: le sfide di un’eccellenza italiana”, report di Area Studi Mediobanca, l’Ufficio Studi di Sace e Ipsos. Il 2020 si è chiuso per i maggiori produttori italiani di vino con un calo di fatturato del 4,1% (-6,3% il mercato interno, -1,9% l’estero). Il canale della grande distribuzione ha visto la propria incidenza salire al 38% rispetto al 35,3% del 2019, quello horeca è diminuito dal 17,9% al 13,4%, mentre wine bar ed enoteche passano dal 7% al 6,7%. Sono solo alcuni dei numeri di un settore, quello della produzione vitivinicola, simbolo del Made in Italy nel mondo.

Il vino e il boom on line

Durante la pandemia è esploso l’on line: +74,9% le vendite sui portali web di proprietà, +435% per le piattaforme specializzate, +747% i marketplace generalisti. Nel 2020 gli investimenti nel digital dei maggiori produttori di vino sono aumentati del 55,8%, a fronte di un calo del 14,3% degli investimenti complessivi e del 13,4% della spesa pubblicitaria. Un dato curioso: il 2020 ha portato uno sviluppo del 5,8% per i vini confezionati in contenitori alternativi al vetro (brick, lattine, bag in box). Leggeri, ecosostenibili, preferiti da un pubblico giovanile. Il futuro? Stando al report, nel biennio 2021-2022 si prevede un aumento dei consumi di vino del 3,8% all’anno per molti tra i principali mercati. In particolare, dagli Usa (+2%) e dalla Germania (+3,1%). Interessanti le prospettive anche per mercati di grande prestigio: la Cina potrebbe addirittura arrivare ad un +6,3% annuo nel biennio.

Le principali aziende italiane

Una ripresa fortemente auspicata, visto che nel 2020, il giro d’affari delle principali 50 aziende nostrane con fatturato superiore a 50 milioni di euro (dati 2019), si è ridotto del 3,3%. E quello estero, pari al 71% dell’export, è sceso dello 0,2%. Le esportazioni italiane di vini e spirits valgono il 30% delle nostre vendite di alimenti e bevande oltreconfine e ammontano a 7,8 miliardi di euro nel 2020. La leadership è del gruppo Cantine Riunite-Giv, con fatturato a 581 milioni (-4,4% sul 2019). Al secondo posto, la romagnola Caviro, il cui fatturato è cresciuto del 10%, avvicinandosi ai 362 milioni. Medaglia di bronzo per la veneta Casa Vinicola Botter (230 milioni, +6,4%). Seguono la toscana Antinori, (215 milioni, -12,5%) e la trentina Cavit (210 milioni, +9,6% sul 2019). A seguire, le piemontesi Fratelli Martini (208 milioni, +1,1%), Iwb (204 milioni, +29,7%) e la veneta Enoitalia, con una crescita del +0,8%, portandosi a 201 milioni.

Un 2021 positivo

Intanto, i primi dati ufficiali danno un riscontro positivo sul mercato vitivinicolo italico. Come emerge dai dati Istat, nel periodo gennaio-maggio 2021, le spedizioni complessive delle cantine del Belpaese hanno toccato i 2,689 miliardi di euro, in crescita del +11,2% sullo stesso periodo del 2020. Notevole, in senso positivo, lo score degli Stati Uniti, che ancora un mese fa erano in ritardo sul 2020, che fanno segnare un +8,7%, a quota 684 milioni di euro di vino italiano importato. Bene anche il Canada, a quota 141,6 milioni di euro (+0,6%). Bene la Germania, secondo mercato dietro agli Usa per il vino italiano, a quota 445,9 milioni di euro, in crescita del +5,6%. Ottimo il dato della Svizzera, con 167 milioni di euro, in crescita del 21% sui primi 5 mesi 2020. Cresce anche la Francia, che ha acquistato 80,1 milioni di euro di vini italiani, il 15,1% in più del 2020. Unica nota dolente la Gran Bretagna, ferma a 231 milioni di euro (-7,2%).

L’exploit della Cina

Vogliamo dare veramente i numeri? Eccoli. E arrivano direttamente dai mercati asiatici. Come appena scritto, le previsioni vedono la Cina fortemente interessata al nettare italiano. Ebbene, i primi cinque mesi del 2021 dicono che da Pechino sono arrivati acquisti di bottiglie pregiate per 54 milioni di euro, in crescita del +80% rispetto allo stesso periodo del 2020. Ancora meglio, almeno in termini percentuali, fa la Corea del Sud, con 37 milioni di euro di vino italiano importato (+161%). Infine, il Giappone, ancora in calo: -2,9%, a 66,2 milioni di euro.