Tutti i nodi vengono al pettine. Questo antico detto, che non lascia presagire nulla di buono, sembra calzare a pennello per il mercato azionario. Già, perché la Borsa, uscita più o meno indenne dai mesi terribili della pandemia e del lockdown, a breve potrebbe far pagare il conto. Salatissimo. E’ quanto sostengono gli esperti di Stifel, banca di investimento e società di servizi finanziari multinazionali indipendenti a stelle e strisce, tra le più importanti al mondo. E se il mercato ha continuato a salire negli ultimi cinque mesi, anche a livelli vertiginosi, ora il rischio di cadere fragorosamente è davvero notevole.

Il mercato azionario e la Fed

Sono i numeri a parlare. E si sa, non mentono mai. Ebbene, stando a Stifel, l’indice americano Standard & Poor 500 attualmente sarebbe sopravvalutato di una percentuale compresa fra il 5 e il 10%. Un trend che sta portando la Fed, la banca centrale degli Stati Uniti, a dar vita ad “una bolla” di chiaro stampo speculativo. Sì, di quelle che generalmente “finiscono per creare grandi sofferenze”. Anche perché nei mesi scorsi il mercato ha continuato a mietere dollari su dollari, grazie a tassi d’interesse bassi e all’incremento della liquidità.  A manovrare le pedine, ovviamente, proprio la Fed, che nel tempo ha allargato la sua politica di acquisto di asset anche alle obbligazioni societarie e municipali.

Le commodity

Strategie e carteggi che si inseriscono un mercato azionario in gran fermento, più di “quanto non lo sia mai stato negli ultimi 150 anni”, sostengono alla Stifel. Basta dare uno sguardo alla valutazione dei prezzi delle commodity effettuata dalla stessa società di ricerca. Il rapporto fra le valutazioni dei titoli e i prezzi delle commodity è addirittura +1,5 deviazioni standard dalla serie storica. Un risultato eclatante per prodotti e materie prime basilari per lo scambio internazionale come il petrolio, il carbone, il caffè. Anche perché per ritrovare delle azioni con prezzi così elevati in rapporto alle commodity bisogna risalire al 2002 e al 1929. Il rischio evidente è dietro l’angolo, in ogni caso.  Quale? Il deprezzamento “shock” del 5-10% qualora il mercato cominciasse a riflettere sull’effettiva crescita a lungo termine.

Un futuro a tinte fosche

Che il futuro del mercato azionario possa avere dei grossi contraccolpi lo rileva anche un recente sondaggio dell’AAII, l’American Association of Individual Investors. La percentuale dei cosiddetti investitori “toro” – vale a dire coloro che ritengono che l’andamento delle borse sarà positivo nel prossimo semestre – è sceso addirittura al 20%. Si tratta del “sentiment” più basso di sempre tra gli investitori privati. Per trovare una percentuale inferiore occorre andare al maggio del 2016. Gli investitori ottimisti rimangono per la ventunesima settimana consecutiva al di sotto della media storica del sondaggio (pari al 38%).

L’andamento Nasdaq

Una tendenza confermata anche sulle previsioni in merito all’andamento del Nasdaq. L’indice tecnologico americano ha fatto registrare risultati record negli ultimi mesi. Eppure, gli investitori non si fidano: per oltre il 30% degli intervistati, infatti, l’ottima performance è dovuta al gonfiarsi di una bolla, mentre per il 15% il mercato non sta rispecchiando l’attuale situazione economica. La sensazione, insomma, è di una generale tendenza alla prudenza. Il mercato non si fida più a “maneggiare” azioni nel breve periodo, tra aspettative molto fumose e dati dall’economia reale ancora distanti dall’essere robusti.