Passare dall’EBIT al DSCR? Per chi mastica un po’ di finanza, sa che stiamo parlando di due indicatori, al giorno d’oggi di fondamentale importanza. Il primo sta per Earnings Before Interest and Tax. In italiano, risultato aziendale ante oneri finanziari. In soldoni, dunque, è un indicatore economico utile per verificare la reale capacità di un’impresa di generare profitto in funzione dell’attività caratteristica svolta nel corso dell’esercizio di bilancio.

Lo step successivo si chiama, appunto, DSCR, vale a dire il Debt Service Coverage Ratio. Dalle nostre parti, è il rapporto di copertura del servizio del debito. L’indice è quindi volto a misurare la sostenibilità finanziaria del debito aziendale, la capacità di un’impresa di onorare il proprio indebitamento finanziario. Due facce della stessa medaglia, dunque, strategiche per verificare lo stato di salute aziendale. Ne parliamo con Manuele Massari, amministratore delegato di ValorImpresa Consulting (nella foto).

Manuele Massari, quanto è importante, per le imprese, calcolare l’indice DSCR?

“Partiamo da un assunto: da qualche tempo le decisioni sull’affidamento bancario si basano quasi esclusivamente sui flussi finanziari, vale a dire alla capacità che l’azienda ha di rimborsare regolarmente con i propri flussi di cassa, il debito contratto. Le analisi valutative relative alla solidità patrimoniale, sono state messe in secondo piano. Basti pensare che il Medio Credito Centrale, nell’ambito del sostegno pubblico alle imprese nel periodo COVID, ha sostenuto soprattutto meri affidamenti chirografari. Ovvero, non ipotecari.  In una frase: alla banca interessano i flussi finanziari. In un quadro così descritto, diventa fondamentale il DSCR, che è appunto un indice di flusso”.

Quali sono i suoi aspetti fondamentali?

“Intanto lo definiamo come il ‘margine a servizio del nuovo debito’. E’ quindi un indice di sostenibilità del debito. In tal senso, sono importanti due aspetti. Il primo, legato ad una eccezione piuttosto tradizionale, definisce il DSCR come un indicatore della crisi di impresa. Proprio così: una sorta di campanello d’allarme.

Il DSCR è il primo segnale del sopraggiungere del sovraindebitamento. Grazie a semplici ponderazioni di cash flow, si può comprendere come l’azienda sia ormai incapace di far fronte ai propri impegni finanziari”.

Il secondo aspetto?  

“Gli istituti bancari hanno evoluto il concetto di DSCR. Negli ultimi anni l’indice è utilizzato (nei contesti di richiesta di nuove erogazioni) per analizzare il cosiddetto debito incrementale. Il margine residuo, dunque, a servizio dell’ulteriore debito che l’impresa va a richiedere”.

A debito si aggiunge debito?

“Esatto. Se un imprenditore, che ha già in essere vari finanziamenti, chiede un ulteriore incremento della propria posizione di debito, è necessario fare le opportune verifiche per comprendere se la sua azienda è prospetticamente in grado di sopportare il nuovo sforzo economico. Insomma, se avrà le capacità di pagare mensilmente le rate alla banca. Il DSCR fa un passo in più: posto che, come imprenditore chiedo 100, l’indice calcola se sono capace di rimborsarlo e – al limite – sottolinea che posso espormi fino a 50”.

Insomma, mi sta dicendo che stiamo parlando di un indice fondamentale per l’economia delle PMI?

“Intanto, voglio ricordare che si tratta di un indice di previsione, ovvero che permette alla banca di valutare la situazione prospetticamente. Poi, per dirla proprio in parole povere: il DSCR è fondamentale per non andare gambe all’aria. Evitare il sovraindebitamento – e quindi la tensione di liquidità – permette di non arrivare alla soglia della crisi d’impresa”.