Il futuro della mobilità? L’auto elettrica: zero emissioni, tre volte più efficiente, meno costi in manutenzione, abbattimento delle accise sul carburante. E quindi? Perché se ne vendono ancora così poche? Vari gli ostacoli. A cominciare dal prezzo. Conti alla mano, bisogna spendere dai 30 mila ai 37 mila euro per un’utilitaria su strada. Davvero troppi per l’utente medio. Stando agli ultimi dati pubblicati da Federauto, infatti, la spesa media per una macchina si aggira sugli 8 mila euro… Ma non solo: l’incentivo governativo per rottamare la vettura vecchia e acquistarne una ibrida o elettrica è minimo. In più, esiste anche un problema legate alle ricariche. Come riporta una recente indagine del “Corriere della Sera”, in Italia le colonnine pubbliche sono distribuite nelle strade, piazze, parcheggi, e più della metà nelle regioni del Nord. Poche nelle strade extraurbane e autostrade.

Auto elettrica e problematiche

Quindi, ricapitoliamo. Per una ricarica completa della nostra auto elettrica ci voglio 12 ore. L’ideale sarebbe farlo sotto casa. O addirittura in una postazione del proprio condominio. In questo caso, la legge prevede l’ecobonus del 110% per installare i punti di ricarica nelle parti comuni condominiali. Peccato che il 95% degli stabili non abbia una rete elettrica in grado di reggere un pesante assorbimento di potenza. Senza dimenticare una serie di procedure burocratiche da dover espletare, compresa la comunicazione al Catasto. Lunghe e snervanti. Come ha ammonito Eric-Mark Huitema, direttore generale di ACEA (Associazione europea produttori d’automobili): “I consumatori non saranno in grado di passare ai veicoli a emissioni zero se non vi saranno abbastanza stazioni di ricarica e rifornimento lungo le strade in cui guidano”.

Ricariche elettriche: la situazione in Europa

Una situazione difficile che accomuna molti paesi europei. “C’è una grave mancanza di punti di ricarica lungo le reti stradali nella maggior parte degli Stati membri dell’Ue”, rincara ACEA. Secondo uno studio realizzato dall’associazione, vi sono 10 Paesi Ue che non contano nemmeno una stazione di ricarica ogni 100 chilometri di autostrade, strade statali, provinciali e comunali. E sono: Bulgaria (con in media 0,8 punti di ricarica ogni 100 km), Cipro (0,5), Repubblica Ceca (0,9), Estonia (0,7), Grecia (0,2), Ungheria (0,6), Lettonia (0,5), Lituania (0,2), Polonia (0,4) e Romania (0,5). Dall’altra parte della classifica ci sono i Paesi Bassi, con una media di 47,5 stazioni di ricarica elettrica ogni 100 chilometri di strada, seguiti da Lussemburgo (34,5), Germania (19,4), Portogallo (14,1) e Austria (6,1). L’Italia si colloca nella fascia centrale, con una media di 5,1 (circa uno ogni 20 km), nonostante la fetta di mercato dei veicoli elettrici sia ancora ferma a un modesto 4,3%.

Gli obiettivi dell’Unione Europea

I problemi da risolvere, insomma, sono tanti. Anche perché la Commissione europea ha proposto che entro il 2030 le emissioni di CO2 delle nuove auto dovrebbero essere del 55% inferiori ai livelli del 2021, rispetto all’obiettivo del 37,5% per il 2030 fissato solo tre anni fa. Le case automobilistiche europee dovranno immettere sul mercato milioni di auto elettricamente ricaricabili nei prossimi anni per raggiungere questo nuovo obiettivo impegnativo. Ecco perché, secondo ACEA, “Dovranno essere compiuti enormi progressi nell’implementazione delle infrastrutture in tutta l’UE in un lasso di tempo molto breve. I progressi fatti in alcuni paesi dell’Europa occidentale sono incoraggianti, ma non dovrebbero distrarci dallo stato disastroso della rete di ricarica in altre realtà continentali”.