Quale sarà il futuro del retail nell’epoca del post Covid?

Anche una volta finita l’emergenza di questo cigno nero chiamato coronavirus , che il mondo in cui viviamo non sarà più lo stesso,  è una certezza di cui tutti noi stiamo lentamente prendendo consapevolezza. 

Non soltanto perché studiosi ed esperti iniziano a ripeterlo con sempre più insistenza.

Questa quarantena si sta rivelando incredibilmente lunga e faticosa.  E anche noi persone comuni stiamo toccando con mano il fatto che un evento così grande lascerà delle tracce profonde su quella normalità con cui pensavamo di vivere in precedenza. 

L’impatto dell’epidemia del coronavirus sull’economia mondiale si sta rivelando purtroppo devastante. L’intero mondo del retail si è trovato di colpo immobilizzato. 

Costretto inoltre ad assistere all’esplosione dell’offerta degli e-commerce come unica modalità per comprare qualsiasi tipo di bene. 

Cosa accadrà al retail una vola terminato il blocco produttivo?

Naturalmente non sarà per sempre così.

Quando questo blocco finirà, tutte le attività commerciali potranno finalmente rialzare le loro serrande e ricominciare da dove si era interrotti. Con la consapevolezza però, che bisognerà totalmente reinventare la propria attività commerciale.

Già prima della crisi, il mondo retail stava vivendo una profonda fase di transizione.

L’esplosione degli e-commerce, che di anno in anno conquistano un sempre maggior numero di consumatori, aveva infatti creato letteralmente un nuovo paradigma per quanto riguarda la vendita e l’acquisto di beni e servizi. 

Le attività commerciali avevano iniziato a comprenderlo, e seppur lentamente, si stava provando a correre ai ripari. 

Il problema è che adesso, il retail Post Covid dovrà fin da subito presentarsi in maniera diversa dal passato.  

Chiunque possieda un attività commerciale non potrà più adeguarsi a questo nuovo mondo con calma e con un piano di lungo periodo.

Bisogna cambiare adesso.

Il rischio altrimenti, è che colossi come Amazon, finiscano per inglobare nel loro commercio, anche più settori di quelli che Bezos si propone di acquisire.  

Ma tutto questo significa che i negozi fisici stanno per comparire?

Niente affatto, e molte ricerche condotte in quest’ambito, indicano invece un’altra direzione. 

Retail Post Covid: la ricerca di Sales Force

Una ricerca condotta da Sales Force in merito al futuro del settore Retail, evidenzia che nei prossimi anni i negozi fisici non moriranno

Piuttosto, scomparirà un certo modo di crearli e proporli al consumatore. Nel suo report SalesForce infatti rileva che i punti di vendita restano molto importanti per i consumatori. 

Questi sentono ancora il bisogno di avere una relazione diretta con la merce che acquistano. Nei negozi fisici trovano inoltre il contatto umano e i consigli di persone esperte nel settore.

La ricerca stessa evidenzia che il 56 per cento di acquista on line, preferisce poi ritirare fisicamente il prodotto. 

Esiste però da parte dei consumatori una forte voglia di avere a che fare con dei punti vendita totalmente diversi dal passato. 

Quella che la nuova generazione vuole adesso quando entra in un punto vendita, è la possibilità di immergersi in un’esperienza sensoriale fornita dalle tecnologie di ultima generazione. 

I consumatori vogliono entrare in un negozio e avere la possibilità di interfacciarsi con assistenti vocali, chat bot e video in streaming che mostrino ogni tipo di sfaccettatura del prodotto che intendono acquistare.

Insomma, i nuovi negozi del futuro non saranno on line, ma piuttosto saranno dei punti vendita fisici ipertecnologici, in cui l’utente può vivere un’esperienza d’acquisto che l’e-commerce non può fornirgli in alcun modo. 

Il caso Yamamai

Yamamai, il conosciutissimo marchio di biancheria intima, è una delle prime aziende ad aver compreso la necessità di questo cambiamento. 

Piuttosto infatti che indirizzarsi alla sola vendita on line dei suoi prodotti, l’azienda ha invece deciso di rinnovare totalmente i propri punti vendita. 

Uno dei primi esperimenti in tal senso è il punto vendita di Cordusio. 

Qui infatti, una volta che il consumatore entra nel negozio, viene assistito sia dal personale che dalla tecnologia presente nel locale, in tutti i modi possibili.

Tramite il mobile payment può ad esempio acquistare e pagare un prodotto senza passare dalla cassa. Attraverso degli innovativi touch screen interattivi e degli ologrammi in 3D può assistere a delle sfilate virtuali per apprezzare al meglio la biancheria che intende acquistare. 

E se il personale fisico è impegnato, può conversare con Anna, un chatbot creato in collaborazione con Accenture, in grado di fornire una vera e propria consulenza di moda sull’acquisto. 

Infine all’interno del negozio, l’utente ha anche la possibilità di utilizzare un Google Assistant dotato di Intelligenza Artificiale.

Questi, dopo aver effettuato un’analisi dello stile con cui la persona è solita vestirsi, è in grado di fornire dei suggerimenti altamenti personalizzati sui capi di intimo o di abbigliamento che più gli possono interessare.

Insomma, da quello che possiamo apprendere dalle scelte di aziende come Yamamay e report come quelli di SalesForce, l’e-commerce non sembra per il momento destinato a sostituire il punto vendita fisico.

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La vera rivoluzione del retail post Covid sarà invece quella di innovare totalmente il modo in cui gli imprenditori hanno inteso e costruito fino ad adesso il loro negozio fisico.