Il Decreto Sostegni prevede il blocco dei licenziamenti fino al 30 giugno. Posticipato inoltre, dal 1° luglio al 31 ottobre, lo stop ai licenziamenti per i destinatari dell’assegno ordinario e della cassa integrazione in deroga. Una misura voluta dal Governo Conte per impedire che la crisi economica, acuita da quella sanitaria, privasse del lavoro migliaia di persone in Italia. Ora, però, il fronte si sta spaccando. Da una parte, Bankitalia e Corte dei Conti che sottolineano come la proroga del blocco possa solo danneggiare aziende e ripartenza del Paese. Una ipotesi che i sindacati continuano ad avversare in nome di una necessaria pace sociale. Tanto più in un momento di pandemia che crea incertezza. In mezzo, Confindustria, che torna a chiedere al Governo di togliere il blocco dei licenziamenti. Per consentire alle aziende “di ristrutturare e anche licenziare per ripartire con più slancio alle fine dell’emergenza”. Nel frattempo, che succede? Facciamo un pò d’ordine.

Blocco dei licenziamenti al 30 giugno

Il Decreto Sostegni ha prorogato al 30 giugno 2021 il blocco dei licenziamenti previsto dalla Legge di bilancio fino al 31 marzo. Quindi non sarà possibile effettuare:

  • Licenziamenti individuali o plurimi per giustificato motivo oggettivo;
  • Licenziamento collettivo.

Sono sospesi anche i licenziamenti collettivi pendenti avviati in data successiva al 23 febbraio 2020 e le procedure di conciliazione obbligatoria in corso.

Il divieto di licenziare concerne anche:

  • Cessazione definitiva dell’attività d’impresa;
  • Cessazione definitiva dell’impresa conseguente alla messa in liquidazione senza prosecuzione, sia pur parziale, dell’attività;
  • Accordo aziendale di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, sottoscritto con le organizzazioni sindacali;

Altri motivi di divieto

Tra gli altri divieti, citiamo:

  • Licenziamenti per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo, compresi quelli di natura disciplinare;
  • Quelli per raggiungimento del limite massimo di età per la fruizione della pensione di vecchiaia. Per la prosecuzione fino ai 70 anni, occorre un accordo tra le parti;
  • Licenziamenti determinati da superamento del periodo di comporto;
  • Risoluzione del rapporto di apprendistato al termine del periodo formativo a seguito di recesso ex art. 2118 c.c.

Il blocco e le aziende

Ma non solo. Il blocco dei licenziamenti è stato prorogato al 31 ottobre 2021 per le aziende che hanno fatto ricorso a:

  • Cassa integrazione guadagni in deroga (CIGD);
  • Assegno ordinario erogato dal FIS;
  • Cassa integrazione salariale operai agricoli (CISOA).

Quindi, solo i datori di lavoro fuori dal campo di applicazione della CIGO, sono destinatari di una ulteriore proroga del divieto di licenziamento.

Rapporti di lavoro a termine

Il Decreto Sostegni ha previsto per tutto il 2021 la deroga sulle causali dei contratti a tempo determinato. E’ possibile rinnovare e prorogare i contratti a termine, per un periodo massimo di 12 mesi e per una sola volta senza indicare le causali ordinariamente previste, fermo restando il limite massimo di durata pari a 24 mesi.