Persino la trasmissione televisiva de le “Iene” ne ha parlato recentemente del controverso Amico Polis, un social network simile a Facebook che prometterebbe guadagni pubblicando foto e post.

Dopo una serie di denunce sia la Guardia di Finanza sia la Consob hanno attenzionato il singolare sistema messo in piedi. 

 

Chi è Amicopolis

Amicopolis limited, sarebbe una società con sede legale a Londra e sede operativa a Caltanissetta, titolare del social network che prometteva ai suoi iscritti guadagni (3 euro al giorno) in cambio di post. 

 

Maxi sanzione

A seguito delle tante segnalazioni, anche la Consob si è mossa con una maxi sanzione per offerta pubblica abusiva nei confronti della società Amicopolis, per la società che per l’amnministratore unico, Fulvio Amico, classe 1977, sono arrivate multe rispettivamente per 500mila e 250mila euro più sanzione interdittiva accessoria di venti mesi.

Come spiega Consob, la violazione “ha ad oggetto l’offerta al pubblico abusiva promossa dalla società Amicopolis Ltd e dal proprio Amministratore Unico, il sig. Fulvio Amico; nel caso di specie, l’attività di raccolta del capitale si caratterizza per la capillarità e per l’estensione dell’organizzazione rivolta a una platea indistinta di investitori residenti in Italia, attraverso una rete composta da diversi soggetti che hanno diffuso l’offerta con strumenti pervasivi“.

 

La denuncia di Federconsumatori

L’ambigua e contorta vicenda è arrivata anche all’attenzione di Federecontribuenti che lo scorso marzo ha riportato sul proprio sito la denuncia fatta da uno degli utenti del social alla Guardia di Finanza contro l’amministratore delegato, Fulvio Amico, per essere stato tratto in inganno e per 10 mila euro di mancati pagamenti.

Amicopolis deve gestire anche un braccio di ferro con i dipendenti della sua Amicopolis, senza stipendio da vari mesi, e con altri utenti a cui è stato bloccato il pagamento di merce venduta attraverso il suo social.

La querela di cui scrive l’associazione dei contribuenti risale alla fine dell’anno scorso. “Amicopolis guadagna dagli spazi pubblicitari; gli iscritti guadagnerebbero crediti (polis) acquistando i prodotti sponsorizzati”, scrive un utente nella sua denuncia. “Amicopolis non paga né le ditte che hanno anticipato prodotti e spedizioni acquistati dagli iscritti, né gli iscritti che hanno raggiunto le 300 euro e né i dipendenti da mesi. Sono stato convinto, come socio della mia ditta, ad acquistare questi spazi pubblicitari, ho spedito gli articoli regolarmente ma, non solo non ci hanno pagati per oltre 10 mila euro ma, come abbiamo iniziato ad insistere, siamo stati prima bannati e poi minacciati”.

 

Il giro d’affari

Lascia stupiti per quanto è alta la cifra che Amicopolis ha raccolto tra gli utenti: 7,7 milioni versati tramite oltre 900 bonifici o giroconti.

“In merito ai vantaggi ottenuti dalla società Amicopolis Ltd e dal sig. Fulvio Amico e ai pregiudizi arrecati a terzi – scrive Consob motivando la sanzione – oltre alle numerose segnalazioni con cui investitori italiani hanno dichiarato di non essere riusciti a rientrare in possesso delle somme, in alcuni casi rilevanti, versate per l’acquisto dei pacchetti Polis, è emerso che la medesima società ha raccolto dagli investitori residenti in Italia, con riferimento al conto corrente postale intestato alla società, tra il 2017 e il 2018, somme di denaro assai consistenti e pari a circa 7,7 mln di euro, versate tramite più di n. 900 bonifici o giroconti riconducibili all’offerta in discorso”.

 

Le iniziative nonostante le denunce

Nonostante Amicopolis avesse all’attivo una dozzina di denunce, un processo iniziato e centinaia di persone truffate sul piede di guerra però, trovava il coraggio e la sfacciataggine di rassicurare tutti utilizzando gruppi aperti su Telegram e Whatsapp:

”Ci apprestiamo a tornare online a giorni. Queste giornate di lavoro si sono rese necessarie al fine di procedere ad un upgrade di numerosi bug, ad un backup completo, ad una stima di tutti gli assets intangibili di AmicoPolis, quest’ultima richiesta dai Fondi esteri interessati ad aiutare la crescita ed espansione del Social AmicoPolis, e dei diversi progetti complementari, attraverso un prestito convertibile in azioni.

Questa settimana terremo un meeting con una grande realtà della finanza internazionale, con sedi in Inghilterra e in Italia e autorizzata da Financial Conduct Authority, Consob e dalla Banca d’Italia. Si tratta di una banca d’investimento che potrebbe essere potenzialmente interessata all’acquisto di tutti i Crediti della AmicoPolis e ad una eventuale operazione di cartolarizzazione”.

Le conclusioni della Procura

Vendita fittizia di spazi pubblicitari. Sono le conclusioni delle indagini della Procura della Repubblica di Caltanissetta, che ha svelato il ramificato «sistema» basato sulla più classica delle truffe: lo schema Ponzi. 

L’inchiesta è stata condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Caltanissetta, che ha eseguito perquisizioni e sequestri di siti web conti correnti riconducibili alla società Amicopolis. Il social consentiva di acquistare pacchetti d’investimento non autorizzati e con rendimenti fuori da ogni logica di mercato. Oltre a vendere e comprare beni attraverso la propria piattaforma informatica sfruttando la buona fede degli esercenti commerciali accreditati. 

Lo stesso social prometteva grossi guadagni per gli utenti registrati, da realizzare sia attraverso la condivisione di immagini e video, sia attraverso la sola partecipazione attiva al social stesso (post, commenti e like). Le indagini hanno permesso di definire la posizione di 19 truffati (residenti nelle province di Caltanissetta, Trapani, Reggio Calabria, Lucca e Asti) che risultano aver investito un importo complessivo di € 528mila euro, senza ottenere la restituzione del capitale, oltre alla remunerazione promessa.