Sarà grazie all’eolico e al fotovoltaico che l’Italia riuscirà a riconvertire l’intera filiera industriale per una vera svolta green?

La certezza, è che l’obiettivo del nostro paese per ridurre l’inquinamento e raggiungere la sostenibilità ambientale è ormai fissato da tempo. L’Italia deve, entro il 2030, aumentare le capacità produttive nei comparti del fotovoltaico e dell’eolico. La necessità infatti, è quella di riuscire ad aumentare a circa 70 GigaWatt la potenza energetica del comparto. 

Eolico e fotovoltaico, fondi insufficienti per il settore nel Pnrr

I fondi previsti dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, varato per rilanciare un’economia duramente provata dalle conseguenze economiche della pandemia, risultano ancora insufficienti per raggiungere questo obiettivo. E a confermarlo, sono proprio le schede tecniche inserite nel documento presentato dal governo Draghi. Manca ad esempio, una strategia complessiva su come ricreare, o forse sarebbe più corretto dire rimodellare, l’intera filiera produttiva del nostro paese. Sono inoltre in molti a ritenere come gli incentivi previsti dal piano sono esigui. Si tratta infatti di cifre che secondo molti non basteranno ad imporre una nuova politica di sviluppo industriale del paese. Oltre a questo, esiste anche un’altra criticità che non sembra al momento risolvibile. 

Stati Uniti e Cina non riescono più a soddisfare le richieste delle nazioni

La maggior dei componenti indispensabili per dare inizio a una vera riconversione degli impianti industriali, sono attualmente reperibili e acquistabili principalmente in Cina e negli Usa. Il problema è che la grandi aziende non riescono più a soddisfare le richieste delle stati. La domanda è troppo alta e queste risorse di certo non sono infinite. E questo negli ultimi tempi, lo ha mostrato in modo inequivocabile la recente crisi mondiale del silicio, i cui sviluppi e implicazioni,  sono ancora sconosciuti. 

Eolico e fotovoltaico, le dichiarazioni di Massimo Mazzer

In merito, è intervenuto anche, in un’intervista concessa al Fatto Quotidiano, Massimo Mazzer, rappresentante italiano del gruppo di lavoro sul fotovoltaico del Set Plan Europeo. L’uomo ha infatti spiegato che il Pnrr varato dal governo indica sicuramente una direzione positiva e auspicabile da perseguire per centrare gli obiettivi di sostenibilità ambientale. Il problema però è che non disegna invece la strategia per centrare gli obiettivi. Per compensare 1 GW di potenza termoelettrica, servono 2,5 GW da fotovoltaico o 1,6 GW da eolico”. Riepilogando, la vera sfida è trovare un modo sostenibile e realistico per aumentare le prestazioni dell’intero settore del fotovoltaico. Un ostacolo non da poco. Mazzer ha poi aggiunto che nel piano di resilienza sono previsti investimenti nel comparto per una cifra pari a 1,1 miliardo. Soldi che serviranno ad incentivare l’installazione di impianti fotovoltaici che avranno una potenza pari a 2 GW. Purtroppo, spiega, “si tratta di un progetto non ancora supportato da un’adeguata analisi del rapporto costi/benefici”. E non bisogna nemmeno trascurare che “senza regole adeguate, c’è il rischio di attività speculative”.

Anche perché quello dell’agrivoltaico è un settore molto complesso, in cui vengono utilizzate tecnologie molto diverse tra loro. 

Pnrr, fondi troppi esigui per una reale riconversione ecologica del paese

E lo stesso Mazzer a chiarificare questo aspetto spiegando come la commistione tra tecnologie differenti si palesa sull’intera filiera di produzione.  

“Dai moduli semi-trasparenti sui tetti delle serre, alle fattorie fotovoltaiche, fino ai più problematici ‘filari’ fotovoltaici in cui i moduli sono orientati verticalmente per consentire il passaggio dei mezzi agricoli”.  Sul tema si è espresso anche Livio de Santoli, presidente del coordinamento Free. 

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Anche lui ha rilevato diverse criticità nel piano presentato Draghi, affermando in primo luogo com il miliardo destinato al settore, possa tutto sommato essere considerato una cifra esigua in relazione alle reali esigenze espresse. Anche perché si tratta di fondi che risultano divisi “con tutto il comparto dello sviluppo delle tecnologie rinnovabili”.