L’approvazione del Recovery Fund da parte del governo italiano dovrebbe ormai essere questione di giorni. 

All’inizio di questa settimana infatti, l’esecutivo guidato dal premier Mario Draghi ha presentato al Parlamento il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Si tratta di un documento in cui l’esecutivo italiano illustra le modalità con cui verranno spesi i fondi europei. Soldi stanziati dall’UE per contrastare le conseguenze economiche della pandemia mediante un piano elaborato lo scorso anno denominato Next Generation EU, conosciuto dall’opinione pubblica anche come Recovery Fund.

Dopo essere stato lungamente discusso in Consiglio dei Ministri, il testo è adesso al vaglio della camera che lo esaminerà nella giornata di oggi e domani martedì 27 Aprile. 

Recovery Fund, la nota pubblicata dopo il Consiglio dei Ministri

Inizialmente, alla fine del Cdm indetto per l’approvazione del documento, l’esecutivo aveva pubblicato un comunicato in cui però non esisteva nessun riferimento diretto al PNRR. Nella nota veniva infatti spiegato soltanto che Daniele Franco, a capo del dicastero dell’Economia, si era limitato a svolgere un’informativa sul piano riguardante la spesa dei fondi europei. Diverse indiscrezioni riportate dai giornali, raccontavano però di come la maggioranza lo avesse in realtà già approvato, seppur in modo informale.

Ed è proprio sulla base di questo che si era deciso di rinviare di dodici ore il Consiglio dei Ministri. In corso vi era infatti in quel momento, anche una contrattazione tra Draghi e la Presidentessa della Commissione Europea Ursula Von der Leyen. Un dialogo costante, per limare insieme i punti più critici. Al punto che il benestare dell’Unione Europea sull’approvazione del PNRR viene ormai dato per scontato. Il Corriere della Sera ha riportato alcuni retroscena su questo negoziato condotto dal governo.

Una trattativa definita “estenuante, ruvida, segnata dalla diffidenza degli uffici tecnici di Bruxelles”. 

Alcune indiscrezioni raccontano che Draghi ha già trovato un’intesa con l’Ue

Eppure, sembra che alla fine il premier sia riuscito a siglare un’intesa sia all’interno della maggioranza di governo che con l’Ue, fornendo, almeno a quanto racconta il Corriere, delle garanzie in prima persona. Un’indiscrezione confermata anche da Repubblica, che ha raccontato le difficoltà di contrattazione e la diffidenza dell’Ue su alcune proposte italiane. Il quotidiano di proprietà del gruppo GEDI ha poi spiegato che l’intenzione è quella di approvare formalmente il Piano Nazionale di Resilienza subito dopo che questi verrà discusso in Senato. È doveroso però precisare che nessuno dei giornali in questione, ha riportato informazioni precise in merito a come sia realmente andata la negoziazione con l’Ue.

L’unica indiscrezione raccolta su questo tema, riguarda il fatto che la Commissione Europea avrebbe espresso alcune perplessità sulla riforma del fisco proposta dal governo. 

Recovery Fund, i passaggi dopo la sua approvazione

E nelle scorse settimana anche l’agenzia nazionale Reuters, aveva riportato come in ogni caso, Draghi non sarebbe riuscita a consegnarlo entra la data stabilita del 30 Aprile. Anche se su questo, va precisato che si tratta di un termine non vincolante che può essere ulteriormente derogato. Nel momento in cui il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza verrà ufficialmente approvato, a quel punto la Commissione Europea si riserverà un periodo di circa due mesi per poterlo valutare ed esporre eventuali criticità.

In una fase successiva, il testo passerà all’esame del Consiglio Ue. Si tratta di un organo composto dai rappresentanti dei 27 governi nazionali che formano l’Unione Europea. Nel caso in cui non si verifichino intoppi, l’Ue potrebbe approvare il PNRR intorno alla fine di luglio, anche se al momento si tratta soltanto di un’ipotesi. Quello è infatti il termine in cui saranno sbloccati i fondi del Recovery Fund. 

Leggi anche: McKinsey e il Recovery Plan: scelta oculata del Governo Draghi o resa della politica ai manager?

L’erogazione di queste risorse verrà scaglionata secondo un arco temporale ben preciso. All’Italia sarà inizialmente destinata una cifra complessiva pari a 24 miliardi. L’Unione Europea vigilerà in modo molto scrupoloso su come questi fondi verranno gestiti, effettuando un “check” ogni sei mesi affinché i piani presentati dalle singole nazioni vengano rispettati.