Ormai da qualche giorno, sia i media cinesi che quelli occidentali discutono di come la Cina stia finalmente riuscendo a vincere la sua battaglia contro il coronavirus. Alcuni dati emersi dall’inchiesta del gruppo editoriale cinese Caixin fanno pensare però che il governo cinese stia manipolando l’informazione.

Sono di questi giorni, le dichiarazioni di Mi Feng, portavoce della Commissione Sanitaria Nazionale, il quale ha dichiarato che la pandemia che ha colpito così duramente il suo paese, si attesta ormai “a livelli molto bassi” e il picco dei contagi sembra superato. Un dato che, quantomeno a detta dei dirigenti cinesi, sarebbe confermato dal numero dei contagi a Wuhan.

Wuhan non è una città qualunque. È stato il primo vero focolaio cinese. Il virus qui è arrivato e si è propagato ad una velocità tale da costringere il governo a mettere in quarantena l’intera città e a costruire ospedali in tempi record.

I dati forniti dal governo cinese affermano che ormai a Wuhan, come in realtà nel resto della Cina, i contagi non superano le dieci unità, segno inequivocabile che si è verso la fine del tunnel.

Il comportamento del governo cinese dall’inizio dell’emergenza

Bisogna anche da dire che da quando è scoppiata l’emergenza coronavirus, la comunicazione cinese a riguardo è stata abbastanza controversa, in particolar modo su una questione.

Fin dall’inizio della pandemia, il governo ha fatto di tutto per far passare il messaggio che non era stata la Cina a dare inizio a questa crisi epidemica ormai planetaria. Ma al di là che questa affermazione sia vera o meno, bisogna anche considerare il fatto che, a proposito della comunicazione governativa, molto critiche sono arrivate proprio dall’interno della Cina e da parte dei suoi abitanti.

Specialmente nella città di Wuhan. Qui ciò che si rimprovera sottovoce alle autorità cinesi, è un’apparente volontà del governo di voler deviare ad ogni costo l’attenzione dal grave errore commesso prima del del capodanno cinese. In quel periodo infatti, sembra che le autorità cinesi possedessero già tutti gli strumenti per comprendere e segnalare l’emergenza sanitaria in corso, molto prima che le persone partissero per partecipare a un evento che coinvolge milioni e milioni di individui.

E forse non è un caso che la settimana prima della visita di XI Jinping nella città, fu’ suggerito di avviare un programma di “educazione alla gratitudine”, per preparare gli abitanti all’arrivo del loro presidente.

Un giornalista cinese, il cui profilo social è naturalmente esploso di commenti dopo questa dichiarazione, non si è riuscito a trattenere e si è lanciato in una forte critica al governo, sostenendo che “la città è stata colta impreparata e non ha potuto gestire la crescita esplosiva del virus. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è l’insegnamento a essere grati.”

L’inchiesta di Caixin

Caixin è un gruppo editoriale con sede a Pechino.

Il 4 marzo ha pubblicato un’inchiesta che è riuscita a dimostrare come in questo momento sia le aziende che le autorità politiche cinesi, stiano manipolando le metriche di produzione per dimostrare al mondo e ai media occidentali che l’emergenza coronavirus è ormai alle spalle e la Cina si prepara dunque a ritornare ai livelli di produttività pre-crisi Covid-19.

I giornalisti di Caixin, dietro la garanzia dell’anonimato, sono riusciti a raccogliere diverse fonti.

Per fare un esempio, sembra che nella provincia dello Zhejiang, alcune fabbriche abbiano ricevuto l’ordine di mantenere nelle zone industriali luci e macchinari accessi giorno e notte. Esattamente come se si stesse lavorando e producendo a pieno regime quando in realtà non è così.

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I dati di Business Insider

E sulla base dell’inchiesta condotta dal gruppo editoriale cinese, Business Insider ha colto la palla al volo per fare uscire un articolo l’8 Marzo, dove prova a dare manforte all’inchiesta di Caixin, mostrando alcune discrepanze nella narrazione portata avanti dal governo cinese.

In primo luogo, Business Insider sostiene che l’operatività cinese in termine di produttività sia molto al di sotto del 75 per cento dichiarato dal governo cinese.  Ma l’esempio più forte, lo porta analizzando il traffico di Shanghai.

Il grafico riportato dalla testata on line di economia, mostra infatti chiaramente un fatto. Se durante la settimana, i livelli di traffico umano, ovvero di persone che si muovono lungo la città, che sia per andare a lavorare o a scuola o per altre necessità, appaiono effettivamente molto vicini a livelli pre crisi, durante il fine settimana accade un fatto strano.

La curva del traffico scende vertiginosamente

Come se d’improvviso, nei momenti in cui non devono andare a lavoro, le persone smettessero di uscire. Come se avessero ancora paura del contagio.

Bisogna anche precisare che in Cina andare a lavorare è un obbligo concettualmente diverso a quello a cui siamo abituati noi occidentali. Tutti, come dispone il governo stesso, devono andare a lavorare. Nella Repubblica Popolare cinese esiste l’ubbidienza, non la democrazia. 

Eppure, appena questa imposizione svanisce, sembra che Shanghai torni inspiegabilmente deserta.

Chen Guangcheng, vice segretario generale per il governo provinciale di Zhejiang, non sembra invece avere dubbi. Nella sua zona, le filiere di produzione sono state riavviate registrando un tasso di ripresa del 98,6 per cento. Cifra simile per i servizi, che si attestano al 95 per cento. Dati che sembrano dimostrare che la Cina sta realmente rimettendo in piedi la sua economia.

La borsa non la pensa così. L’indice di volatilità (Vix) del mercato è a 45 punti, come se il rischio nel paese fosse aumentato più che diminuito.

Il Governo cinese sta bluffando?

È difficile sapere dove sta la verità. Sicuramente un fatto di rilievo è che Apple alla fine ha deciso di “traslocare”,  spostando alcune filiere di produzione in Taiwan. Così come la voce sempre più insistente è che Microsoft e Google stiano ragionando di spostarsi verso la Thailandia. Dalkin pare si stia accingendo a spostare la produzione di condizionatori in Malaysia.

In realtà sembra proprio la Cina stia davvero riuscendo a vincere la sua battaglia contro questa terribile epidemia. Si può accusare il governo di manipolare i dati in tal senso, ma nemmeno Caixin porta delle prove insindacabili su questo, per cui rimangono troppi pochi margini per credere che sia davvero una bugia.

Che invece la Cina in questo momento si sia messa ogni problema economico alle spalle, tornando a raggiungere i livelli di produttività pre-crisi, e sia dunque pronta a tornare ad imporsi come la più grande forza capitalistica del mondo, questo si.

Questo forse è un bluff.

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