Google è finalmente riuscita ad entrare nel ambitissimo “Club dei Trilionari”. La società ha infatti ottenuto una capitalizzazione in borsa superiore ai 1.000 miliardi di dollari.

Non sono tantissime le aziende ad essere riuscite a raggiungere questo traguardo. Al momento dell’entrata di Google a Wall Street, nel settore tech, vi erano già presenti soltanto Apple e Microsoft.

D’altronde, l’esponenziale crescita dei titoli finanziari legati allo sviluppo tecnologico è stato il principale motore di Wall Street nel 2019. Anche nel 2020 in base alle previsioni sarà il principale traino dei listini Usa.

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I principali meriti di questo successo, vanno ascritti al nuovo CEO del gruppo Alphabet, Sundar Pichai, nominato dopo la rinuncia da parte di Page e Brin ai rispettivi ruoli direttivi. Il suo ruolo inoltre, è stato considerevolmente potenziato dopo il suo arrivo.

Se in precedenza il Top Manager era tenuto a riportare a Larry Page, che si riservava l’ultima parola su qualsiasi decisione strategica, adesso invece Pichai detiene invece il controllo totale sulle strategie di business da implementare.

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Google, Amazon e Facebook in borsa a quota 5,2 miliardi di dollari

Se a Google, aggiungiamo Amazon e Facebook, il valore complessivo della borsa si attesta intorno ai 5,2 miliardi di dollari. Una cifra pari al 18 centro dell’intero indice S&P500.

La stessa Morgan Stanley, banca d’affari con sede a New York, ha evidenziato come non si era mai vista negli ultimi anni una simile concentrazione di valore nella Borsa Americana.

La FactSet, società che si occupa di software e dati finanziari, ha però prodotto una previsione in controtendenza, secondo cui la corsa ai Big Tech potrebbe essere giunta al termine.

Un’azienda leader infatti come la Apple, che nel 2019 aveva visto i suoi titoli salire del 102 per cento, dovrebbe invece registrare un calo nel 2020 di circa l’8 per cento. Stesso discorso per Microsoft che dopo aver ottenuto una performance di crescita del 56 per cento nel 2019, dovrebbe subire una flessione drastica, che vedrà per il 2020 una crescita di appena tre punti percentuali. Persino Alphabet, società quotata di proprietà di Google, nonostante il 33 per cento dello scorso anno, prevede una crescita del 4,5 per cento.

L’ingresso di Google in Wall Street

Alphabet ha fatto il suo ingresso in Wall Street nel momento in cui Google stava attraversando uno dei momenti più turbolenti della sua storia.

I due fondatori del colosso informatico, Larry Page e Sergey Brin, aveva infatti annunciato da poco la rinuncia ad ogni tipo di incarico manageriale. La guida di Google è andata dunque a ricadere sul nuovo CEO Sundar Pichai.

Anche da un punto di vista ambientale, la situazione per Big G non è delle più tranquille. Aumenta infatti il malumore tra i dipendenti che accusano l’azienda di aver avuto una reazione abbastanza blanda su una situazione molto delicata. Ad alcuni manager sono state infatti mosse pesantissime accuse di molestie sessuali ai danni dei dipendenti.

Oltre a questa già problematica vicenda, Dipartimento di Giustizia, Antitrust e la Federal Trade Commission stanno indagando su due questioni in particolare che riguardano Google.

La prima riguarda l’enorme controllo che Google esercita su un enorme quantità di dati ai quali a nessun altro è concesso accedere se non dietro l’intervento della magistratura. Il secondo riguarda l’accusa di violare le norme sulla concorrenza.

In realtà, fino a questo momento Google è riuscita a superare agevolmente queste criticità. Anche perché, le multe che gli sono stati inflitte dall’Unione Europea, che si aggiravano intorno ai 8,2 miliardi di euro, sono state smaltite senza difficoltà dall’azienda statunitense.

La polemica in America non si è certo dissolta, Sia Bernie Wanders ed Elizabeth Warren hanno avanzato la proposta di “smembrare” la società in parti più piccole e gestibili, al fine di ridurne lo strapotere acquisito negli anni. 

L’ascesa di Big G

Attualmente Google detiene negli Stati Uniti, il 70 per cento della pubblicità nei canali search e il 38 per cento degli investimenti totali nella pubblicità digitale. Numeri importanti, che tengono Facebook al secondo posto con una certa distanza. 

D’altronde i numeri in borsa di Google parlano chiaro. Il prossimo 3 Febbraio Google prevede ricavi pari a circa 191 miliardi, con un crescita di circa il 40 per cento rispetto allo scorso anno.

È evidente, che a fronte di questi tassi di crescita per un investitore diventa molto difficile distaccarsi dal titolo Google.  Molto analisti sostengono inoltre che il 2020 potrebbe rivelarsi un anno importantissimo per la pubblicità.

Questo perché nei prossimi mesi si svolgeranno diversi eventi che hanno necessariamente bisogno di ingenti investimenti, come ad esempio le presidenziali negli Stati Uniti, i Giochi Olimpici di Torino e il Campionato Europeo di Calcio.

Eppure, nonostante i trend economici portino tutti a un rafforzamento della posizione di Google e degli altri leader dei settori, Facset ha comunque invitato i lettori alla prudenza.

La Procura federale degli Stati Uniti sta da qualche tempo indagando su alcuni business di Google.  Lo scopo è accertare se la società abbia o meno violato le regole sulla concorrenza. Un’inchiesta che molte persone a chiedersi se l’azienda fondata da Brin e Page, non sia al momento troppo grande e troppo influente. Un quesito che porta i cittadini a chiedersi se un’espansione così improvvisa e massiva, non costituisca un rischio per il futuro della democrazia.

Il futuro è nel cloud

Gran parte dell’ottimismo degli investitori, nonostante l’abbandono dei fondatori, è da attribuire soprattutto alla crescita del cloud.

Seppur ancora distante dai competitor principali, tra febbraio 2018 e luglio 2019, Google ha raddoppiato i dati sulle vendite portando il fatturato a 2 miliardi per trimestre. L’azienda di Mountain View si aspetta inoltre che questi ritmi di crescita non accenneranno a diminuire, anche virtù degli investimenti di Google nella forza vendita e nel comparto Google Cloud Heal.

Alphabet: la nuova holding di Google

Alphabet è nata il 10 Agosto 2015,  e si divide in settori a secondo delle aree di ricerca.

Calico si occupa di biotecnologia, gli investimenti finanziari fanno parte della sfera di Google Ventures e Capital, mentra la ricerca più avanzata appartiene alla sezione Google X Lab e Nest Lab.

Agli occhi dei due fondatori, la creazione della holding doveva rispondere a due tipi di necessità. 1) Mostrare una maggiore trasparenza verso l’esterno per tutte le attività interne a Google. 2) Accordare una maggiore autonomia a tutte le società che si ritrovano ad operare in settori diversi da quella tradizionali del servizio internet.