Durante la diretta mediatica del venerdì Santo Papa Francesco ha invocato, da una Piazza San Pietro deserta, la fine del Coronavirus. Papa Francesco ha detto che la pandemia arriva quando i cristiani stanno segnando la stagione penitenziale della Quaresima. Un’opportunità per tutta la Chiesa Cattolica per fermarsi collettivamente e ribellarsi allo stato di cose.

Proprio come l’oscurità che i discepoli di Gesù videro sulla barca:

Una fitta oscurità si è accumulata sulle nostre piazze, sulle nostre strade e sulle nostre città; ha preso il sopravvento sulle nostre vite, riempiendo ogni cosa di un silenzio assordante e di un vuoto angosciante, che ferma tutto mentre passa; lo sentiamo nell’aria, lo notiamo nei gesti delle persone, i loro sguardi li regalano.

Ma cosa sta facendo realmente la Chiesa Cattolica per combattere l’epidemia da Covid-19?

E’ questa la domanda che diverse testate giornalistiche di tutto il mondo, ma soprattutto italiane si sono poste e a cui hanno cercato di dare delle risposte

, a cominciare dall’articolo di Marianna Tognini pubblicato su Business insider fino a quelli di Boffano e Di Giacomo sul Fatto Quotidiano e Libero.

 

Le Finanze Vaticane

La Tognini fa un excursus sulle finanze vaticane che è bene mettere in evidenza per tracciare un sentiero di comprensione possibile e far comprendere a molti i numeri reali delle finanze vaticane:

A oggi l’inchiesta più completa rimane quella di Emiliano Fittipaldi per L’Espresso: nel 2014 Fittipaldi stimò che – tra investimenti in immobili, azioni, oro e valute pregiate – «le varie istituzioni vaticane gestiscono i propri asset e quelli di terzi a un valore dichiarato tra i 9 e i 10 miliardi di euro». 

 

A.P.S.A.

Il cuore degli investimenti è amministrato dall’A.P.S.A. (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), case e appartamenti sparsi in Europa, titoli per 137 milioni di dollari, metalli preziosi per 30,8 milioni di euro, – sebbene si sospetti che parte importante delle riserve auree del Vaticano sia conservata nei forzieri svizzeri e in Inghilterra.

Ma non finisce qui, dato che il Vaticano possiede società immobiliari in Inghilterra con la British Grolux Investments Ltd (fondata nel 1933 partendo dal denaro originariamente consegnato da Mussolini in cambio del riconoscimento papale del regime fascista italiano nel 1929) gestisce a Londra attività per 38,8 milioni di euro oltre allo sterminato forziere della Congregatio de Propaganda Fide (ribattezzata Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, con un patrimonio stimato di circa 7 miliardi).

 

IOR

A ciò va aggiunto il patrimonio dello IOR, l’Istituto per le Opere di Religione, valutato 6 miliardi tondi, nonché le donazioni ricevute grazie alle scelte dei contribuenti relative all’8xmille dell’Irpef (grossomodo 1 miliardo di euro ogni anno), ripartite secondo le tre finalità stabilite dalla legge: esigenze di culto della popolazione, carità in Italia e nel terzo mondo, sostentamento del clero.

Il lungo excursus era doveroso per ritornare al punto di partenza, l’emergenza coronavirus:

Papa Francesco ha confermato di saper predicare parecchio bene, ma a parte ricordarci il significato (e la necessità) della solidarietà, cosa stanno facendo lui e la Chiesa Cattolica per aiutare l’Italia a fronteggiare l’emergenza dovuta al coronavirus?

Date tali premesse, occorre unire un ulteriore tassello. Stando ai dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, facendo una media di quanto l’Unione Buddista italiana e la Chiesa Valdese hanno versato per la suddetta emergenza – in rapporto a quanto ricevuto dall’8xmille nell’anno 2019. Emerge un dato del 20,33%.

Se la media del 22,33% fosse applicata al gettito dell’8xmille arrivato alla Chiesa italiana nello stesso periodo l’ipotetica donazione potrebbe raggiungere la cifra di 229 milioni, 972.190 euro.

Per il momento però, almeno consultando il sito della CEI (la Conferenza Episcopale Italiana), risultano due sole donazioni ufficiali. Una di 10 milioni e di 500mila euroun’altra di 3 milioni.

L’elenco – che sulla carta avrebbe potuto essere lunghissimo – in realtà si esaurisce qui: 13 milioni, 500mila euro e 30 respiratori. Punto, stop.

 

Il ruolo della scienza e il ruolo della fede nella Chiesa Cattolica

Lo storico Franco Cardini, in un recente articolo de “La Stampa” ha rilevato che “una volta durante le epidemie si organizzavano novene e processioni per invocare la protezione divina, oggi si chiudono le chiese”, e che per questo “manca una riflessione più ampia”. “Aver reciso il cordone con il sacro ha portato ad assolutizzare l’individuo e ciò spiega perché ci comportiamo da bambini sciocchi davanti al coronavirus”.

Spesso viviamo come in una bolla, che ci fa sentire al riparo dai colpi della vita”, ma “le circostanze a volte scombinano i nostri piani e ci chiamano bruscamente a rispondere”, ha scritto invece il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione Julián Carrón, in una lettera inviata al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana. “Le nostre piccole o grandi ideologie, le nostre convinzioni, perfino quelle religiose, sono messe alla prova”, mentre ” il nemico con cui ci troviamo a combattere non è appena il coronavirus, ma la paura”. 

 

Vaticano concentrato sulle piscine di Lourdes

Nei giorni scorsi è arrivata poi la notizia della chiusura delle piscine di Lourdes. “Vogliamo ribadire che la nostra prima preoccupazione sarà sempre la sicurezza e la salute dei pellegrini e della comunità lavorativa del Santuario” si legge in una nota diffusa dal Santuario. Notizia che ha trovato la contrarietà di alcuni personaggi di area tradizionalista, come ad esempio lo storico Roberto De Mattei, o giornalisti che si occupano di devozioni e fede come Paolo Brosio.

Chi nega il carattere miracoloso dell’acqua di Lourdes, chi teme che le piscine di Lourdes possano produrre contagio, nega il potere di Dio, nega le promesse della Madonna, nega il significato di Lourdes”, ha scritto De Mattei. Più radicale il direttore di Radio Maria padre Livio Fanzaga, per il quale il coronavirus potrebbe essere un ammonimento di Dio, accostandolo alla peste fronteggiata nel VXI secolo dal San Carlo Borromeo, di manzoniana memoria, o alla Spagnola dello scorso secolo. 

Invettiva che ha trovato subito la reazione granitica del gesuita direttore del quindicinale dei gesuiti La Civiltà Cattolica (Chiesa Cattolica), padre Antonio Spadaro. “Nel frattempo c’è povera gente alla quale lupi travestiti da pastori fa credere che la Madonna ha inviato il coronavirus per punire l’umanità. Mentre politici irresponsabili usano la paura del contagio per diffondere il consenso.

 

Conclusioni

Insomma dallo scenario che si delinea sembriamo trovarci forse per la prima volta nella storia davanti ad una Chiesa Cattolica smarrita, impaurita e piuttosto inerme. 

Una Chiesa Cattolica Che ha dimenticato il postulato della carità predicata da San Paolo nella sua celeberrima prima lettera ai Corinzi; oppure della carità messa in pratica nel 1200 da San Francesco d’Assisi, spogliatosi di tutte le sue ricchezze per darle ai poveri. 

Oppure di quella stessa carità che, in tempi molto più recenti, ha portato agli onori degli altari Madre Teresa di Calcutta, diventata poi santa.