Economia Circolare. Con questa espressione si intende un tipo di modello macroeconomico pensato e progettato per potersi “rigenerare” da solo ed essere autosostenibile.

L’attuale sistema economico in cui viviamo è un modello lineare, che si fonda sul presupposto di poter avere sempre accesso a tutte le risorse indispensabili per la produzione aziendale.

Il problema però, è che questo modello di sviluppo non potrà produrre risorse all’infinito, e sarà dunque sempre meno adatto al mondo in cui viviamo.

L’economia circolare nasce come un nuovo paradigma che si propone di rispondere a questa problematica.

Il suo scopo è infatti quello di ridurre al minimo gli scarti di produzione e limitare l’utilizzo dei materiali e dell’energia che al momento risultano fondamentali per il funzionamento di qualunque impianto produttivo. I materiali scelti infatti, devono necessariamente poter essere riutilizzati nei successivi cicli di produzione. 

Economia Lineare versus Economia Circolare

Economia Lineare versus Economia Circolare

Il “flusso” degli organismi viventi

L’economia circolare si fonda inoltre su una base scientifica molto particolare, in cui si presuppone che i sistemi economici possano funzionare esattamente come degli organismi viventi, in cui le sostanze che ci nutrono, vengono poi reimmesse nel nostro ciclo biologico. 

Dentro questo innovativo modello economico, possiamo trovare due tipologie di flussi materiali: i materiali biologici che possono essere integrati nella biosfera senza che questi la danneggino, e i materiali tecnici, che devono essere invece riutilizzati e valorizzati.

MacArthur Foundation sull’economia circolare 

La Ellen MacArthur Foundation è la fondazione che più di tutte si è impegnata a promuovere e valorizzare questo nuovo modello economico.

Il punto di partenza per comprendere appieno questo nuovo paradigma, si basa su un ripensamento radicale del modello produttivo classico, che sfrutta le risorse attualmente disponibili sul nostro pianeta come se esse fossero infinite.

L’approccio proposto dalla McArthur esige invece una profonda rifondazione di tutte le fasi della produzione, e si fonda sostanzialmente su cinque principi di base.

I 5 Principi dell’economia circolare

  1. il primo sostiene l’eco progettazione, che impone di progettare qualunque tipo di prodotto tenendo conto di quale possa essere il suo impiego al termine del suo ciclo di funzionamento. L’obiettivo deve dunque essere quello di scegliere dei prodotti e componenti che possono essere in seguito smontati e ricostruiti;
  2. il secondo riguarda la modularità e la versatilità del prodotto, in modo che il suo utilizzo risulti adattabile ad un cambio delle condizioni esterne;
  3. il terzo si concentra sulle energie rinnovabili. Affidarsi a queste, significa infatti contribuire ad un progressivo abbandono di un modello che si basa attualmente sullo sfruttamento delle fonti fossili;
  4. il quarto principio prevede un approccio eco sistemico, in cui bisogna sempre guardare ciò che si produce nel suo insieme, valutando le possibili relazione causa-effetto tra le diverse componenti;
  5. il quinto concerne invece il recupero dei materiali, e impone di sostituire le materie prima con materie seconde che vanno ricercate nelle filiere di recupero.

La fotografia in Italia e in Europa

Il nostro Paese è tra i più virtuosi nell’adozione del modello di economia circolare.  La fondazione Symbola, diretta da Domenico Sturabotti, ha di recente pubblicato un report sulla situazione in Italia.

Il nostro Paese si piazza in cima alle classifiche europee sia per quanto riguarda la quota del riciclo rifiuto che per la percentuale di energie rinnovabili in rapporto al consumo complessivo.

Estendendo l’analisi oltre il territorio italiano, va detto che anche diverse multinazionali, tra cui ad esempio Coca Cola ed Ikea, hanno avviato degli importanti progetti per porre le basi verso l’adozione di questo nuovo modello. 

Economia circolare: un’opportunità per le imprese

Per un’impresa che voglia rimanere competitiva sul mercato nel lungo periodo, l’economia circolare può rappresentare una grande opportunità di sviluppo. 

Questo perché l’obiettivo deve essere quello di trasformare ciò che si ritiene spreco in un valore produttivo. Anche perché, come accennato in precedenza, l’attuale modello di economia lineare presenta già adesso diversi limiti. 

Innanzitutto l’impresa che produce è costantemente assoggettata al rischio dell’aumento dei prezzi delle materie prime, senza contare che il continuo incremento dei rifiuti generati dagli impianti di produzione provoca un costo non indifferente per quanto riguarda il loro smaltimento.

Dunque, un’azienda che decide di adottare questo modello, può rendersi protagonista di un passaggio importante ed innovativo. Acquisita infatti la consapevolezza che ogni risorsa possiede un valore che va al di là del suo utilizzo immediato, lo scopo diventa quello di passare da una crescita basata sul mero utilizzo dei materiali, ad una invece in cui è l’efficienza ad essere protagonista.

Creazione di valore attraverso la riconversione

Un cambiamento del genere può inoltre creare delle opportunità lavorative che possono coinvolgere sia chi è altamente specializzato, sia chi è meno qualificato ma possiede ad esempio la manualità necessaria al riutilizzo dei materiali scelti.

È normale però, che affinchè questo modello possa davvero funzionare, questo deve necessariamente puntare a garantire un livello di redditività che sia quantomeno pari a quello precedente. In Italia però, abbiamo già adesso due esempi virtuosi in proposito.  

Due esempi virtuosi

Le bioraffinerie di Marghera e Gela sono infatti due esperimenti perfettamente riusciti di questo passaggio da un modello tradizionale ad uno imperniato sull’economia circolare.

I vecchi impianti delle due ex-raffinerie, che erano stati inizialmente abbandonati, sono stati invece trasformati e riconvertiti seguendo questo nuovo modello di sviluppo economico. 

Il risultato ha tutto sommato accontentato tutti. Chi ci lavorava non ha perso il posto di lavoro. Gli stabilimenti che stavano per essere abbandonati, sono invece rientrati in produzione producendo un indotto economico simile al precedente.

Senza dimenticare che da un punto di vista ambientale, la riduzione delle emissioni prodotte dai vecchi impianti insieme al fatto di non dover acquistare nuovi terreni, portano alle imprese vantaggi e risparmi non indifferenti.

Oltre a questo, bisogna anche considerare che una maggiore attenzione ai processi produttivi genera moltissimi benefici per quanto riguarda il controllo della produzione.

E non è nemmeno da trascurare come l’adozione di un modello del genere influenzi in positivo anche i dipendenti, che sentono di far parte di un’impresa che contribuisce a migliorare il loro benessere di vita.

Questo non può che portare a un maggiore impegno da parte loro, in quanto diventano gradualmente consapevoli che la qualità della loro vita dipende anche dalla corretta applicazione dei protocolli di produzione che devono seguire.

Cambiare l’approccio alla produzione

Per concludere, un’azienda che voglia realmente proiettarsi nel futuro e abbracciare un nuovo modello economico di produzione, dovrà necessariamente cambiare alcuni approcci riguardo il funzionamento complessivo della filiera di produzione affinchè questo avvenga.

La progettazione del design dei proprio prodotti, dovrà tenere conto di tutti gli aspetti menzionati sinora, e dunque non fermarsi all’utilizzo primario o alla mera estetica dei materiali, prevedendo invece delle componenti che possano essere riutilizzate nei successivi cicli di produzione.

Inevitabilmente poi, si dovrà ripensare il modello di business su cui ci si intende sviluppare. Lo scopo infatti non potrà essere più quello di progettare oggetti che abbiano un tempo di utilizzo breve, quanto piuttosto fornire al consumatore un prodotto la cui durata sia la più lunga possibile.

Una mossa che può sembrare svantaggiosa su alcuni aspetti, ma che in realtà può permettere al consumatore di fidelizzarsi maggiormente all’azienda, riconoscendole la capacità di fornire prodotti di elevata durata e qualità. Approfondisci sui nuovi modelli di business

Una trasformazione necessaria per la competitività futura

Anche la logistica, come spiegato in precedenza, dovrà essere profondamente ristrutturata. Si dovrà infatti prevedere un sistema in grado di raccogliere i prodotti giunti a fine vita, per recuperarli e introdurli nuovamente nel mercato sotto altra forma.

Non si tratta certo di una trasformazione facile da attuare per un’azienda. Eppure, guardando al futuro, non sembrano esserci molte alternative. L’attuale modello di produzione diventerà insostenibile entro qualche decennio. Come farà a quel punto un’impresa a sopravvivere restando al contempo competitiva sul mercato?

L’economia circolare potrebbe essere dunque una delle soluzioni più concrete e vantaggiose a disposizione degli imprenditori per la futura competitività sul mercato.