La scorsa settimana Amazon e Filt, Fit e Uiltrasporti, i sindacati che rappresentano il comparto logistico del paese, hanno firmato un importante accordo.

Si tratta di un nuovo protocollo con cui entrambe le parti si impegnano a dare il via a delle riunioni periodiche con l’azienda. Lo scopo è quello di poter discutere e verificare costantemente che il contratto collettivo venga applicato nel rispetto delle norme vigenti. All’indomani della firma, sono in molti a parlare di un’intesa storica, che potrebbe cambiare per sempre il modo con cui Amazon gestisce la filiera produttiva.

Amazon, a marzo il più grande sciopero di una filiera produttiva nel mondo

Non bisogna infatti dimenticare che proprio qui in Italia, nei mesi scorsi, è stato organizzato il primo sciopero globale di un’intera filiera produttiva di Amazon. E l’azienda di Jeff Bezos, che storicamente si è sempre opposta fortemente all’ingresso dei sindacati nelle contrattazione collettiva, sembra forse aver preso atto che si tratta di un passaggio inevitabile, come testimonia questo nuovo accordo con i sindacati italiani. Nella nota pubblicata dalla sigle sindacali per spiegare l’intesa raggiunta con  Amazon, viene chiarito che l’azienda dovrà confrontarsi in queste riunioni su questioni quali ad esempio la turnazione e i carichi di lavoro.

Trattative che potranno essere portate avanti anche con singoli accordi a livello territoriale. Più volte i rappresentanti sindacali hanno spiegato che ciò che più preme ai lavoratori di Amazon, è il tema della sicurezza sul lavoro. Ancora di più di possibili aumenti sulle retribuzioni.

La manifestazione del 22 Marzo 2021

La prima grande manifestazione contro Amazon della filiera italiana si è tenuta il 22 marzo di quest’anno.

Un evento nato in seguito al rifiuto di Amazon di incontrare i rappresentanti dei lavoratori italiani nella filiera. Questi infatti chiedevano da tempo un confronto con l’azienda in quanto insoddisfatti delle condizioni lavorative degli impianti di logistica. I sindacalisti hanno raccontato infatti in questi quanto sia complicato lavorare per Amazon. I dipendenti che lavorano nella logistica vivono nel terrore dell’algoritmo, che calcola loro i minuti da impiegare per una consegna. Un timer che analizza e monitora i dipendenti, contribuendo a creare un clima di terrore sui luoghi di lavoro.

Amazon, le proteste dei lavoratori nei mesi scorsi e il nuovo accordo raggiunto

Senza dimenticare che i lavoratori nei mesi scorsi lamentarono anche una scarsa attenzione verso la pandemia. I folli ritmi di consegne infatti, imponevano consegne e contatti continui con possibili contagiati. Amazon in quel momento si difese sostenendo che l’ultimo miglio di consegne viene tradizionalmente affidato a operatori terzi. E questo significa che in Italia, la società di Bezos non è responsabile legalmente per possibili contatti e contagi.

Alla fine di di questa stoica ondata di scioperi nei mesi scorsi, la multinazionale di Bezos si è infine convinta che un dialogo con i lavoratori fosse indispensabile. Già nel mese di maggio era arrivata una prima e importante apertura sul tema di Mariangela Marseglia, country manager per l’Italia.

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La donna scrisse una lunga lettera a tutti i clienti Amazon, per spiegare le proteste in Italia di quei giorni: “l’impegno verso i nostri dipendenti e quelli dei fornitori di servizi di consegna è la nostra priorità assoluta. In Amazon rispettiamo il diritto di ogni individuo ad esprimere la propria posizione e voglio ringraziare personalmente i colleghi e i dipendenti dei fornitori dei servizi di consegna che ogni giorno lavorano per assicurare che possiate ricevere i vostri ordini”.