Storia – felice – di una piccola banca che ha fatto la storia del suo territorio. La Banca Capasso Antonio, da sempre appartenente alla famiglia omonima di Alife, in provincia di Caserta, a breve cambierà casacca e diventerà proprietà di Ibl Banca, istituto specializzato nella cessione del quinto. La famiglia Capasso fondò la banca nel 1912. Da allora, le dimensioni non sono mai cambiate, come la volontà di non fare mai il passo più lungo della gamba. E proprio lì, nel profondo Sud ai piedi del massiccio Matese, tra Campania e Molise, il ventiquattrenne Antonio creò dal nulla un vero e proprio gioiellino che da sempre appartiene a quelle terre. E che non ha mai perso le sue dimensioni, visto che al giorno d’oggi può contare su 4 sportelli e 26 dipendenti in totale.

Banca Capasso: questione di famiglia

La famiglia Capasso ha inanellato un successo dietro l’altro. Basti pensare che in 108 anni di storia, i bilanci in utile sono stati altrettanti. Come ha scritto il “Corriere della Sera” di recente, gli utili sono destinati al “rafforzamento della banca più che alla soddisfazione dei soci. Lo hanno messo nello statuto: il 40% degli utili deve essere destinato a riserva. Ma poi mediamente c’è andato oltre il 60%. Tant’è che oggi il Tier 1 ratio, un parametro che misura la solidità patrimoniale, è al livello record di 47,66%”. Di padre in figlio, di figlio in nipote. Oggi la Banca è guidata da Salvatore Capasso, amministratore delegato da una ventina d’anni. Lontano anni luce dai manager impettiti alla guida delle super banche italiane: per lui, stipendio annuo di 80 mila euro, buono pasto e in ufficio in bicicletta, jeans e scarpe da ginnastica…

Orgoglio meridionale

Da sempre legata alla terra, la Banca Capasso ha saputo gestire i progetti di migliaia di famiglie. Orgoglio del Sud, con quattro sedi (Alife, Piedimonte Matese, Faicchio e Pietravairano), oltre 32 milioni di euro di fondi propri e crediti alla clientela per circa 60 milioni di euro. Un patrimonio di base che conferma tutt’ora la sua solidità in ambito globale e che arricchirà il gruppo di Ibl, presente in tutta Italia con 54 filiali e 700 dipendenti. “L’accentuata capacità di sviluppare e consolidare rapporti e relazioni di lungo termine con la propria clientela dice l’ad Salvatore Capasso – ha garantito negli anni la salvaguardia del patrimonio aziendale. Anche attraverso l’impegno nella valorizzazione del tesoro storico-artistico del territorio e l’elargizione di contributi per iniziative di carattere formativo, sportivo e istituzionale”. Ma ora bisogna guardare avanti: il futuro migliore sta nelle aggregazioni bancarie.

Primavera 2021

Ecco, quindi, l’accordo: Ibl Banca, istituto romano controllato dalle famiglie Giordano e D’Amelio, acquisirà l’intero capitale dell’istituto campano. L’operazione, che dovrebbe chiudersi entro il primo semestre 2021, prevede, come si legge in una nota ufficiale, “il mantenimento e la crescita dei livelli occupazionali e un rafforzamento della presenza territoriale finalizzati ad una maggiore creazione di valore e di sviluppo commerciale nel segmento retail”. Tutto il comprensorio, stando ai bene informati, ricaverà indubbi benefici da questo consolidamento. Anche perché i nipoti del fondatore, Salvatore e Rosa Capasso, Ferdinando e Domenico Parente, hanno intenzione di istituire una Fondazione intitolata ad Antonio Capasso. Ad affiancare la nuova banca e diventare un “faro per i giovani, una moderna factory dove è possibile investire in conoscenza”.