La digitalizzazione delle imprese? Un rapporto ancora difficile.

Soprattutto per quanto riguarda le PMI, che ancora fanno fatica a comprendere i vantaggi di un’evoluzione in senso digitale e tecnologico del loro business. Processi di innovazione, digitalizzazione 4.0? Per molti imprenditori sono concetti per lo più astratti, troppo lontani dal loro agire concreto quotidiano. Errore quanto mai devastante.

Visto i tempi che corrono, l’alta concorrenza e la necessità di una sempre maggior competitività per rimanere vivi e produttivi sui mercati di riferimento. A conferma di questo trend negativo, i recenti dati pubblicati in un rapporto della Fiera Internazionale A&T – Automation & Testing, in collaborazione con l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano.

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La ricerca, realizzata su un campione di circa 1500 PMI e focalizzata sulla maturità digitale del tessuto produttivo italiano, fa emergere numeri sconfortanti…

Solo il 26% delle piccole e medie imprese italiane è pronta a sfidare i mercati mondiali potendo contare su tecnologie avanzate e processi produttivi digitalizzati.

Questo nonostante 9 imprenditori su 10 considerino l’innovazione fondamentale per lo sviluppo del business aziendale.

Digitalizzazione, la fotografia scattata dagli esperti del Polimi

Un apparente contrasto che può essere spiegato solo così, come raccontano gli esperti del Polimi.

“Il gap tra PMI e grandi aziende nell’adozione di tecnologie innovative e nello sviluppo di filosofie manageriali abilitate dal digitale è prima di tutto culturale. Le piccole e medie imprese, nella maggior parte dei casi, non adottano determinate tecnologie perché non hanno le competenze interne per percepirne l’utilità e non ne hanno chiari gli impatti e i benefici di business. Allo stesso tempo, vi è poca consapevolezza delle minacce che il digitale comporta e l’investimento in sicurezza informatica, ove presente, è una mera risposta alla normativa. La presenza di una strategia di lungo periodo, che coinvolga tutta l’azienda in un processo di trasformazione, rimane un’eccezione per medie e, ancor più, piccole imprese”.

Serve, insomma, un deciso cambio di passo “mentale”. Comprendere che la digitalizzazione non è un costo ma un vantaggio, i cui benefici si protrarranno nel tempo.

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La ricerca parla chiaro: la reticenza nell’allocare investimenti in digitalizzazione da una parte è spiegata con una visione imprenditoriale che guarda più al breve che al medio lungo termine, dall’altra dalla presenza di alcuni elementi di freno quali  i costi di acquisto dei servizi digitali percepiti come troppo elevati (il 27% degli intervistati),  la mancanza di competenze e di cultura digitale nell’organizzazione (24%), lo  scarso supporto da parte delle istituzioni (11%).

L’assenza di competenze interne all’azienda

Una delle principali criticità riscontrate è la mancanza di competenze all’interno dell’azienda. Nel 44% delle piccole e medie imprese italiane, infatti, a gestire le aree ICT e Digital è il Responsabile IT che, quasi sempre, si deve occupare di manutenzione ordinaria dei sistemi informatici e non può dedicarsi alle attività innovative. Solo il 20% delle aziende dispone di un innovation manager che si occupa di tutte attività legate a percorsi di innovazione. Addirittura, il 18% delle PMI non ha alcuna figura dedicata.

Appare chiaro, dunque, la necessità di dotarsi, da parte delle PMI, di personale qualificato e di consulenti in grado di accompagnare l’azienda in un percorso virtuoso di high tech. Strategia fondamentale per uno sviluppo armonico e duraturo del business.

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