Dal 30 marzo al 28 maggio i titolari di Partite IVA possono presentare la domanda per ottenere il rimborso previsto dalla norma “Misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da Covid 19”. Si tratta, in sostanza, del cosiddetto “Decreto Sostegni”: per inviare la domanda, l’unica strada è quella telematica. Il portale di riferimento è quello dell’Agenzia delle Entrate, al seguente indirizzo: https://ivaservizi.agenziaentrate.gov.it/portale/ . Il contributo spetta a tutti i soggetti titolari di Partita IVA “che svolgono attività di impresa, arte, o professione o producono reddito agrario” residenti o stabiliti nel territorio dello Stato. Ecco i termini per presentare l’istanza e le modalità per ottenere il sostegno previsto dal Governo.

Mille euro per le Partite IVA

Partiamo da un dato inconfutabile: il contributo minimo non può essere inferiore a mille euro per le persone fisiche e a duemila euro per le persone giuridiche. L’importo massimo del contributo a fondo perduto non può eccedere i 150 mila euro. Vediamo, ora, le regole principali per accedere al contributo:

  • i ricavi (o compensi) non devono essere stati superiori a 10 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019;
  • l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 deve essere stato inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno precedente;
  • attivazione della partita IVA a partire dal 1° gennaio 2019. In tal caso, il contributo spetta anche in assenza dei due precedenti requisiti.

I soggetti esclusi

Sono esclusi esplicitamente dal “Decreto Sostegni”:

  • i soggetti la cui attività risulti cessata alla data di entrata in vigore del Decreto Sostegni;
  • coloro che abbiano attivato la partita IVA dopo l’entrata in vigore del Decreto Sostegni;
  • enti pubblici di cui all’articolo 74 del Tuir. Si tratta degli organi e delle amministrazioni dello Stato, compresi quelli ad ordinamento autonomo, anche se dotati di personalità giuridica. E ancora: i Comuni, i consorzi tra enti locali, le associazioni e gli enti gestori di demanio collettivo, le comunità montane, le province e le regioni;
  • soggetti di cui all’articolo 162-bis del Tuir: gli intermediari finanziari e le società di partecipazioni.

L’importo del contributo

Il contributo spettante è determinato “in misura pari all’importo ottenuto applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi 2019”. Ecco come calcolarlo:

  • 60% per soggetti con ricavi e compensi non superiori a 100.000 euro;
  • 50% per chi ha ricavi e compensi superiori a 100.000 euro e fino a 400.000 euro;
  • 40% per chi presenta ricavi e compensi superiori a 400.000 euro e fino a 1.000.000 euro;
  • 30% per soggetti con ricavi e compensi superiori a 1.000.000 euro e fino a 5.000.000 euro;
  • 20% con ricavi e compensi superiori a 5.000.000 euro e fino a 10.000.000 euro.

Modalità di erogazione

Importante novità: l’avente diritto può scegliere tra due opzioni. La prima, ricevere l’accredito del contributo a fondo perduto sul proprio conto corrente bancario. La seconda, optare per un credito di imposta da utilizzare in compensazione su Modello F24 da presentare all’Agenzia delle Entrate. Il contributo può essere richiesto esclusivamente mediante istanza telematica all’Agenzia delle Entrate entro 60 giorni dalla data di avvio della procedura telematica. L’istanza può anche essere presentata, per conto dell’interessato, da un intermediario fiscale (tipicamente un commercialista o altro soggetto abilitato) purché sia già precedentemente delegato ai servizi di cassetto fiscale. Non pare essere più prevista la possibilità di richiesta mediante intermediari delegati ai servizi di fatturazione elettronica. Stando alle informazioni più recenti, i primi contributi saranno accreditati da fine aprile.