Quelle che dovevano essere delle importanti misure per il rilancio dell’economia si stanno trasformando in un intricato dedalo di resistenze e burocrazie che di fatto rischiano di peggiorare ancora di più la gia difficile condizione di microimprese e consumatori, fortemente indebolite dal Lockdown da Covdi-19.

La reazione di Banca D’Italia ha prodotto 4 istruttorie e 12 “Moral Suasion” ovvero persuasioni morali verso altrettanti istituti di credito.

 

Istruttorie

Le quattro istruttorie guardano Unicredit, IntesaSanPaolo, Banca Sella e Findomestic per problematiche emerse “sia sull’assenza di informazioni sulla tempistica per avere accesso alle varie misure di sostegno dettate in favore di microimprese e consumatori, che di chiare indicazioni sugli oneri derivanti dalla sospensione del rimborso dei finanziamenti concessi alle imprese, in termini di aumento degli interessi complessivi rispetto al totale originariamente dovuto quale effetto dell’allungamento dei piani di ammortamento”. 

Inoltre, sottolinea l’Autorità, “le banche avrebbero posto indebite condizioni all’accesso a tali misure” come “l’apertura di un conto corrente o possedere specifici requisiti non previsti dalla normativa”. E ancora “avrebbero cercato di dirottare i richiedenti verso forme di accesso al credito diverse e potenzialmente più onerose” rispetto a quelle previste nel decreto Liquidità.

 

Moral Suasion

Nei confronti di Bnl, Banco Bpm, Ubi Banca, Crédit agricole, Credem, Mps, Banco popolare di Sondrio, Creval, Bcc Pisa, Agos Ducato, Compass e Fiditalia, invece l’Antitrust ha avviato una attività di moral suasion, avendo riscontrato “le medesime carenze di tipo informativo sulla tempistica di risposta” e sulle “effettive condizioni economiche di accesso alla sospensione dei rimborsi dei finanziamenti”.

 

Le tempistiche

L’errore “primigenio”, secondo alcuni analisti, sarebbe stato dettato dalla fretta dell’annuncio. Quando il Premier Conte ha annunciato le misure, infatti, dovevano essere ancora completati dei passaggi burocratici e legislativi che hanno ritardato di quasi tre settimane l’effettiva operatività della “potenza di fuoco”. Dalla firma del decreto alla sottoscrizione dell’accordo con Abi e Sace sono passate due settimane (6 aprile e 20 aprile), costringendo diversi istituti di credito a rispendire al mittente alcune richieste arrivate prima del tempo. Inoltre, parte delle coperture finanziarie (per 34 miliardi di euro) arriveranno solo con un decreto atteso nei prossimi giorni.

 

I numeri

Comunque, nonostante la partenza a rilento e gli intoppi burocratici, le misure previste dal Governo per sostenere le imprese stanno iniziando a dare i loro frutti. Al 24 aprile, le domande presentate al Fondo di Garanzia sono state 22.480: di queste, il 25% circa è rappresentato dai prestiti sotto i 25mila euro (per i quali l’iter è molto più veloce, come abbiamo visto), mentre la parte restante è composta da domande di garanzia diretta, domande di riassicurazione e, in minima parte, domande di rinegoziazione.

 

Prestiti fino a 25 mila euro

Per i prestiti fino a 25mila euro, più semplici da erogare perché non richiedono una nuova valutazione del merito del credito, il Governo è dovuto intervenire con due chiarimenti, così da evitare interpretazioni errate della norma.

 

Prestiti fino a 800 mila euro

Per i prestiti fino a 800 mila euro, invece, gli imprenditori possono essere costretti a produrre e presentare per due volte gli stessi documenti. La garanzia del 100%, infatti, è resa possibile dalla cooperazione tra Stato (che arriva fino al 90% di garanzia) e Confidi (che copre il restante 10%). Gli imprenditori devono così presentare per due volte la documentazione, prolungando non poco i tempi di erogazione del credito.

 

La replica del Ministro Gualtieri

Il titolare del Tesoro ha tenuto a precisare che le criticità andranno individuate, risolte e monitorate, ma ciò che conta è riuscire a porre fine a tutte queste problematiche. E per Roberto Gualtieri esistono «dei margini di miglioramento» sulle erogazioni dei prestiti da parte delle banche, senza dimenticare che «l’assetto normativo non è un ostacolo alle erogazioni, le norme consentono di erogare rapidamente». 

Non mancano le polemiche, ovviamente, con il Centrodestra su tutte le furie per le dichiarazioni di Gualtieri. Così Matteo Salvini: «Banche che non concedono prestiti, ma anzi revocano fidi e carte di credito a imprenditori e lavoratori. Mi stanno arrivando tantissime segnalazioni purtroppo, e il governo non fa niente, anzi “consiglia” di cambiare banca…» 

 

L’accusa della FABI

Ma la Fabi, il maggiore sindacato dei circa 300mila bancari, non ci sta: “Le lavoratrici e i lavoratori bancari sono costretti, oggi, a convivere sia con un’eccessiva burocrazia di un decreto legge troppo farraginoso sia con un’eccessiva quantità di documenti richiesti dalle direzioni generali di alcune banche”, ha detto il segretario generale, Lando Maria Sileoni, intervistato dal Tg3 proprio riguardo alle richieste di finanziamenti, garantiti dallo Stato, fino a 25mila euro previsti dal decreto liquidità.

 

FIRST e UILCA

“I lavoratori non possono pagare per le inefficienze di alcune banche. Se si dovessero verificare ritardi nella gestione delle pratiche per i finanziamenti fino a 25mila euro previsti dal decreto Liquidità e garantiti da Fondo centrale, ciò non potrà essere in alcun modo imputato al personale, che ha già dimostrato la sua professionalità nel gestire gli adempimenti connessi ai precedenti provvedimenti varati dal governo” ha avvertito Riccardo Colombani, segretario generale First Cisl.

“Registriamo, purtroppo, una diversità e una difficoltà di applicazione delle norme da parte delle banche – gli ha fatto eco Massimo Masi, segretario generale Uilca -. Alcune chiedono documenti ulteriori non indicati nel Decreto Liquidità; altre hanno messo online moduli che poi non si sono rilevati esatti; spesso le Direzioni Generali forniscono disposizioni errate. Va detto, per l’amore della verità, che negli istituti di credito che hanno costituito task force con migliaia di persone le cose funzionano meglio”.

 

Proiettili alle banche

Ad alimentare un clima nient’affatto facile le attenzioni poco benevole di cui sono state oggetto ieri due filiali bancarie, una a Sassari – dove è stato ritrovato un pacco sospetto contenente proiettili – l’altra a Catania – dove c’è stato un falso allarme per un pacco poi rivelatosi non pericoloso . “Nel continuare a ringraziare il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e i Prefetti d’Italia oltre che le Forze dell’ordine, chiediamo di continuare a presidiare e vigilare tutto il territorio nazionale, al fine di garantire la massima tutela e sicurezza sia dei dipendenti delle banche sia della clientela” hanno evidenziato in una nota congiunta i segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin, Lando Maria Sileoni, Riccardo Colombani, Giuliano Calcagni, Massimo Masi ed Emilio Contrasto.