Costantino De Blasi

Le banche europee? Sono solide ma carenti in redditività. E’ quanto emerge dalle analisi Srep (Supervisory review and evaluation process), sui 109 istituti di credito vigilati dall’SSM, il meccanismo per la supervisione bancaria della BCE. A tal proposito, abbiamo chiesto un parere sulla tenuta bancaria internazionale ed italiana a Costantino De Blasi, professionista del gruppo ValorImpresa.

 

Le banche vigilate dall’SSM sarebbero carenti in redditività: cosa vuol dire, in termini pratici?

“Dopo le crisi del 2007-8 e del 2011-12 il sistema di vigilanza ha reagito inasprendo i requisiti patrimoniali degli istituti di credito, da un lato aumentando quelli di capitale, dall’altro imponendo svalutazioni più rapide dei crediti deteriorati. L’effetto indiretto di questa stretta, comunque necessaria per salvaguardare il sistema, è stato quello di ridurre i margini degli impieghi. In altre parole, il capitale di garanzia costa di più; prima della crisi per prestare 100 bisognava avere un capitale di 8, dopo le riforme per prestare 100 serve un capitale di 12”.

LEGGI ANCHE Credit crunch e stretta creditizia delle banche, solo un ricordo lontano?

Come risolvere la debolezza strutturale degli istituti di credito?

“La BCE, e in generale il sistema delle banche centrali, si è preoccupata di rafforzare il sistema creditizio. Possiamo dire che oggi abbiamo banche più forti, non più deboli. Soprattutto i provvedimenti di politica monetaria accomodante sono serviti a rafforzarlo, oltre a consentire ai Paesi fortemente indebitati di usufruire di tassi di interessi mediamente bassi. Il problema semmai è che la coperta è inevitabilmente corta; se la tiri dal lato del capitale scopri il lato profitti. La reazione degli istituti, soprattutto quelli italiani, è stata aumentare la quota di profitti derivante da commissioni e servizi. Perché il sistema torni in equilibrio serve tempo”.

LEGGI ANCHE Politica Monetaria: strategie finanziarie globali e influenza sui mercati

Nonostante tutto, pare reggere il sistema bancario europeo: é d’accordo?

“Sì. Tranne alcuni casi oggi il sistema è dotato di misure sufficienti a garantirlo da crisi sistemiche. Naturalmente la crisi del singolo istituto non si può escludere come purtroppo abbiamo visto con l’ultima vicenda della Popolare di Bari”.

E quello italiano?

“Facciamo parte del sistema di vigilanza accentrato. La Banca d’Italia svolge questo compito attraverso le regole comunitarie. Il nostro Paese sconta più di altri una debolezza strutturale dell’economia che va avanti da almeno 2 decenni. Ad esempio, nel rapporto sui ratios fra mutui e redditività pubblicato dalla Banca d’Italia nello scorso mese di dicembre si sottolinea come la debolezza del mercato immobiliare incida negativamente sui redditi degli istituti di credito. La curva del lending, così come quella del PIL, è piatta da oltre 15 anni”.

LEGGI ANCHE La crisi del sistema bancario e il caso italiano

Tra i dati emerge il buon livello di liquidità delle banche: è un segnale positivo per il mondo imprenditoriale?

“Indubbiamente sì ma non è sufficiente, almeno in Italia. Piuttosto che investire in attività rischiose le banche preferiscono parcheggiare i loro soldi presso la BCE. Il contesto macroeconomico resta debole e questa debolezza favorisce scelte conservative dei credit risk manager” – conclude Costantino De Blasi.