Crisi o pre-crisi aziendale: “Prevenire è meglio che curare”, diceva un vecchio adagio, sempre attuale. Una massima che dovrebbe diventare la “normalità” nella vita quotidiana e – più nello specifico – nel sistema economico attuale e soprattutto nella gestione aziendale. Per evitare brutte sorprese ed avere coscienza della gestione del patrimonio e dell’attività finanziaria.

E’ necessario mettere in campo una serie di misure che permettano di intervenire in tempo, evitando che certe situazioni stagnanti non si possano poi tramutare in campanelli d’allarme e successivamente in crisi manifeste. Con conseguenze deleterie per la vita dell’azienda stessa. E qui si torna a bomba, alla necessità, cioè di prevenire.

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Crisi: la disciplina fallimentare

Un po’ la filosofia che guida la nuova disciplina fallimentare italiana, rimodulata proprio nel 2019. L’obiettivo del legislatore è chiaro: da un lato, favorire un’uscita dal mercato rapida e a bassi costi per le imprese che versano in uno stato di crisi irreversibile. Dall’altro, consentire alle società che attraversano una fase di difficoltà temporanea di ristrutturarsi e ritornare competitive sul mercato.

Una delle principali novità della riforma è costituita dall’introduzione delle “procedure di allerta e di composizione assistita alla crisi”. Chiara la metodologia giuridica: far emergere in tempi rapidi e precoci i casi di difficoltà aziendali. L’idea è che una diagnosi preventiva possa davvero diventare fondamentale per risolvere crisi che in breve potrebbero trasformarsi in croniche. Sin qui, l’intento del legislatore.

Ma occorre un passo in più per scongiurare fallimenti e licenziamenti, uno step legato ad una “rivoluzione” nel modo di pensare ed agire dell’imprenditore.

La visione prospettica in uno stato di Crisi o pre-crisi

A sottolinearlo è Piero Fattori, partner di Valorimpresa Consulting, società specializzata nella consulenza di impresa, nel supporto alle imprese nell’ambito della ristrutturazione del debito bancario e dell’equity funding:

“Lo stato di pre-crisi può essere affrontato con strumenti efficaci ma è necessario che il titolare di impresa si renda conto di attraversare un momento di difficoltà e di avere bisogno di aiuto. Il primo step? Valutare in maniera prospettica la vita aziendale e far comprendere ai vertici che le politiche strategiche sviluppate sino ad allora possono portare a crisi evidenti, sino alla mancanza di fondi per rimborsare i fornitori e alla chiusura dell’azienda”.

Ecco dunque le misure da mettere in atto:

“Innanzitutto va effettuato il monitoraggio dei parametri aziendali, oltre ad un controllo accurato di tutte le attività messe in atto dall’impresa”, spiega Fattori.

Il meccanismo di autovalutazione

E qui interviene ancora la legge. Il nuovo testo obbliga il sistema imprenditoriale a dotarsi di un meccanismo di autovalutazione, in grado di diagnosticare l’evoluzione del rischio di default a breve e a medio termine.

Una novità epocale per le nostre aziende, specie per quelle piccole, abituate troppo spesso a navigare “a vista” e a non curarsi troppo del rischio d’impresa. Insomma, diventa protagonista il concetto del “forward looking”, del guardare oltre, che però deve portare con sé un fattore imprescindibile, come ribadisce Piero fattori:

“Le PMI devono avere la capacità di gestire la tesoreria. Dai software sino all’organizzazione interna e alla formazione necessaria per istruire il personale a seguire condotte corrette per la vita aziendale”.

Un percorso non facile, anzi; ed è qui che entrano in scena in campo le competenze e la professionalità dei consulenti esterni:

“Affrontare la crisi o il periodo di pre-crisi con al proprio fianco un esperto del settore è un valore aggiunto per l’imprenditore, che sa di avere dalla sua parte un professionista preparato. Insieme si possono sviluppare quelle strategie necessarie per scongiurare difficoltà e default imprevisti, ridando solidità finanziaria all’impresa e facendola tornare competitiva sul mercato”.