Un’altra brutta pagina per l’economia italiana. E per centinaia di lavoratori. La notizia ora è ufficiale: dopo anni di traversie, difficoltà e salvataggi insperati, dallo scorso 23 novembre “Mercatone Uno”, catena italiana della grande distribuzione di mobili, ha definitivamente cessato l’attività. Un passaggio naturale ed inesorabile, dopo due fallimenti e diversi anni di gestione commissariale. L’ennesima, dura batosta per i 1.333 dipendenti del gruppo, che potranno accedere a 12 mesi di cassa integrazione straordinaria per “cessazione di attività”. Magra consolazione…

Le origini di Mercatone Uno

Mercatone Uno era nato nel 1975 grazie all’intuizione di Romano Cenni, imprenditore di Imola morto tre anni fa. Inizialmente fondò una società per la vendita di radio e televisori e poi il primo punto vendita del gruppo, il Mercatone Germanvox, specializzato in elettrodomestici, mobili e arredamento. E’ negli anni ’80 che il gruppo inizia ad avere successo, arrivando ad avere sino a 90 punti vendita in giro per l’Italia, con un fatturato di 800 milioni di euro ed oltre 4 mila dipendenti in giro per il paese. Alla fine degli anni ‘90 il gruppo legò il proprio nome al ciclismo e al campione Marco Pantani che, nel 1998, con la maglia gialla e azzurra proprio di Mercatone Uno, conquistò Tour e Giro d’Italia. L’immagine del ciclista, dentro una biglia da spiaggia gigante, si vede ancora lungo la A14, davanti alla torre che fu la sede del gruppo.

La crisi e i licenziamenti

I primi scricchiolii si avvertono nel 2015: dopo il crollo del fatturato, Mercatone Uno annuncia la chiusura della metà dei punti vendita. Sono tempi grami e di proteste: partono le lettere per centinaia di licenziamenti e cassa integrazione per i dipendenti. Alla fine, ecco il commissariamento e l’amministrazione straordinaria. Nel 2018, una parte dei punti vendita viene ceduta alla Shernon Holding, società di logistica e servizi controllata da una società maltese. Si tratta della Star Alliance Limited, “di cui si sa poco o nulla”, come scrisse ai tempi Il Sole 24 Ore. La Shernon ha grandi progetti: annuncia 25 milioni di investimenti e il raddoppio dei ricavi a partire dal 2022. Ma nel 2019 ecco partire l’istanza di concordato preventivo presso il Tribunale di Milano. Un’istanza dichiarata inammissibile a causa dell’indebitamento: 90 milioni maturati in nove mesi di nuova gestione.

Il fallimento

Il 25 maggio 2019, senza alcun preavviso, la Shernon dichiara fallimento. I 55 punti vendita del marchio non riaprono, i direttori dei negozi vengono avvertiti via WhatsApp. I 1860 lavoratori del gruppo, che sul luogo di lavoro  trovano le serrande abbassate, scoprono quanto sta accadendo dalla pagina Facebook della società. Cominciano i presidi in tutta Italia e riparte l’amministrazione straordinaria.

Bancarotta e liquidazione

Per farla breve. Nel giugno del 2019, Valdero Rigoni, amministratore delegato di Shernon Holding, sua figlia e altre tre persone legate alla società, sono state indagate dal tribunale di Milano. Lo scorso settembre, le indagini si sono chiuse e agli indagati sono stati contestati oltre 2,5 milioni di euro con ipotesi di bancarotta con distrazioni di somme di denaro. Ora è iniziata la fase liquidatoria di Mercatone Uno, per cercare di ripagare i creditori, innanzitutto fornitori e clienti.

Debiti milionari

A partire dal 9 dicembre, saranno messi in vendita anche 37 cimeli del ciclismo italiano legati a Marco Pantani: biciclette su misura, maglie firmate, quadri, sculture e coppe. I commissari hanno fatto sapere che i crediti vantati dai circa 1.700 fornitori, e maturati dopo l’apertura della procedura, ammontano a circa 48 milioni di euro, mentre i crediti concorsuali, maturati prima dell’apertura della procedura, sono pari a 150 milioni di euro circa. AssoMuno (l’associazione creata un anno e mezzo fa da un centinaio di fornitori per tutelarsi) ha invece parlato di 600 milioni di debiti verso i fornitori e di 117 milioni di debiti verso l’erario. Senza dimenticare i 29 milioni di debiti verso lo Stato per contributi previdenziali non versati: una cifra complessiva, dunque, intorno agli 800 milioni.