Il Covid-19 continua a mietere vittime. In tutti i sensi. Dopo il lockdown, ora bisogna fare i conti con la crisi economica. Tanti i commercianti che non riapriranno più. Come le piccole e medie imprese. Ma a subire la recessione tocca anche ai grandi gruppi a livello internazionale. Due casi su tutti: quello di Inditex, colosso spagnolo della moda fast fashion, e di Dentix, cliniche dentali sempre di origine iberiche. Ecco la storia di due “casi emblematici”.

La crisi di Inditex

Partiamo da Inditex. La società, fondata da Amancio Ortega, da tutti considerato l’uomo più ricco di Spagna, oggi è difficoltà. Il gruppo, che dà lavoro a 173 mila persone in tutto il mondo, è titolare di marchi di largo consumo come Zara, Pull&Bear, Stradivarius, Bershka, Oysho, Zara Home, Massimo Dutti e Uterque. Ebbene, durante il lockdown le serrande sono state abbassate per oltre il 90% dei propri punti vendita nel mondo. Oggi la riapertura però è ancora più difficile. Tra Asia ed Europa, pare che saranno circa 1.200 i negozi che non tireranno più su la serranda. L’obiettivo aziendale è chiaro: dismettere gli shop più piccoli e virare decisamente sull’e-commerce.

Gli acquisti virtuali

Il futuro va nella direzione dell’acquisto virtuale. E i dirigenti di Inditex lo hanno capito da tempo. Le loro ragioni sono state corroborate durante il periodo della pandemia. Il canale digitale – che nel 2019 ha assorbito 3,9 miliardi dei 28,2 miliardi di ricavi del gruppo – durante il lockdown ha registrato performance positive. I dati parlano chiaro: 50% sul medesimo trimestre 2019, +95% se si stringe il confronto al solo mese di aprile. Tra l’altro, era l’unico canale di vendita attivo. A fronte di oltre 7 mila negozi in 96 mercati internazionali, attualmente Inditex serve on line ben 202 paesi.

Un meccanismo vincente

Il meccanismo è semplice. Si fa leva su un modello multicanale che coinvolge sia il consumatore (che, per esempio, può acquistare online e ritirare in negozio oppure restituire in store un prodotto ricevuto a casa) sia la logistica. L’e-commerce può attingere ai magazzini dei negozi di prossimità, alleggerendo gli stock e garantendo consegne più veloci. Il commercio virtuale dovrà diventare, stando al management spagnolo, una fetta importante di mercato, passando da un settimo ad un quarto delle vendite entro il 2022. Un cambio di passo che stanno sperimentando altre multinazionali del settore: H&M, altro big del fast fashion, ha annunciato diverse chiusure tra cui quelle di 8 negozi italiani, da Milano a Bari.

La Dentix Italia

Altro caso scottante è quello della Dentix Italia, società che fa capo alla Dentix Spagna (che ha presentato in Tribunale la richiesta di istanza prefallimentare). Nel nostro paese conta 57 ambulatori tra Nord e Sud. Negli ultimi giorni la situazione sembra essere precipitata. Gli operatori non rispondono più ai pazienti e i bene informati sono pronti a giurare che le cliniche abbiano cessato l’attività. La Federconsumatori sottolinea che il copione è ormai super collaudato: i clienti vengono indotti a chiedere finanziamenti per affrontare le cure odontoiatriche. La società così incassa subito la parcella. Ora però dalla Dentix tutto tace. E gli utenti sono rimasti con ponti e interventi dentali inevasi. E soprattutto, con il portafogli alleggerito.

Regole chiare e trasparenti

Della vicenda si stanno occupando Federconsumatori e Associazione Nazionale Dentisti, che chiedono un incontro urgente con il Ministro della Salute, Roberto Speranza. L’obiettivo è aver regole certe e trasparenti per i privati che lavorano in questo campo. “Non è possibile che tali società spariscano così nel nulla coinvolgendo tante persone” fa sapere Fabrizio Ghedini, responsabile nazionale per la Salute della Federconsumatori.

Il comunicato della Dentix

La Dentix in una nota ufficiale del 21 maggio scorso ha comunicato quanto segue: “Nella prima fase di lockdown abbiamo garantito solo i trattamenti ‘urgenti’ e ‘non differibili’, successivamente abbiamo deciso di chiudere ogni centro, nell’attesa di poter adempiere al nuovo protocollo ed implementare tutte le misure tecniche-organizzative richieste”. Quindi tutto potrebbe risolversi per il meglio. Anche anche se siamo già a giugno in oltrato e le denunce dei pazienti crescono sempre più.