“L’energia solare sarà il nuovo re dei mercati mondiali dell’elettricità”. A dichiararlo è Faith Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia. Le previsioni sono piuttosto eloquenti: stando agli analisti, fornirà il maggior contributo alla crescita delle fonti rinnovabili. Subito dopo, ecco l’eolico, mentre l’idroelettrico continuerà ad aver il maggior peso in termini produttivi. E’ questo il dato principale che emerge dal recente report dell’Agenzia “World Energy Outlook 2020”. La pandemia da Covid-19 ha causato più sconvolgimenti nel settore energetico di qualsiasi altro evento nella storia recente”, si legge nel documento. E ora che la pandemia sta riprendendo vigore, i timori sono che possa arrivare una decisiva battuta d’arresto per gli sforzi volti a realizzare un sistema energetico più sicuro e sostenibile, o un catalizzatore che accelera il ritmo del cambiamento.

Il potenziale delle energie rinnovabili

Nonostante l’incertezza, esistono dei fattori positivi da non sottovalutare. E’ ormai assodato, infatti, che nella maggior parte dei Paesi l’energia prodotta da pannelli fotovoltaici è più conveniente di quella che arriva dalle centrali a carbone o a gas. Tutto però dipenderà dalla pandemia. Se nel 2021 sarà sotto controllo, “il futuro dell’energia vedrà le rinnovabili soddisfare l’80% della domanda aggiuntiva destinata a emergere di qui al 2030”. Il carbone entro il 2040 coprirà meno del 20% dell’offerta per la prima volta dalla Rivoluzione industriale. Occhio, poi, alla Cina, che nei prossimi 10 anni installerà una capacità di produzione elettrica da rinnovabili pari a tutta quella messa insieme da Francia, Germania e Italia nel 2019.

Il traguardo del 2050

Basterà tutto ciò per raggiungere la neutralità climatica nel 2050? Stando all’Agenzia internazionale dell’energia, servono “forti azioni aggiuntive”. Per tagliare le emissioni di circa il 40% entro il 2030 è necessario che le fonti pulite forniscano quasi il 75% della produzione globale di elettricità nel 2030. Altro step da raggiungere: oltre il 50% delle autovetture vendute in tutto il mondo nel 2030 dovranno essere elettriche. Difficile. Difficilissimo che si possano raggiungere risultati del genere senza una “rivoluzione culturale” che coinvolga tutta la società civile. Senza dimenticarsi che il 2020 “è stato un anno tumultuoso per il sistema energetico globale”, con la crisi del Covid-q19 che ha rallentato gli obiettivi stagionali.

L’incertezza del futuro

Stando alle proiezioni, nel 2020 la domanda globale di energia dovrebbe diminuire del 5%, le emissioni di Co2 legate alle fonti energetiche del 7% e gli investimenti del 18%. Nello scenario base, la domanda globale tornerà ai livelli precrisi solo all’inizio del 2023. Nel caso di una recessione più profonda e di una prolungata emergenza sanitaria, bisognerà aspettare fino al 2025. Insomma, l’incertezza regna sovrana. E non potrebbe essere altrimenti.

Petrolio giù, solare su

Il documento dell’Agenzia fornisce una serie di trend anche per ogni singola fonte energetica. “Petrolio e gas pagheranno il rallentamento della domanda e andranno incontro, per colpa del taglio degli investimenti, a una forte volatilità”. Al contrario le energie rinnovabili assumeranno sempre di più “un ruolo da protagonista”, con il solare “al centro della scena” grazie al sostegno politico e agli sviluppi tecnologici che hanno spinto il fotovoltaico a essere più economico delle centrali a carbone o gas. Cruciale però che ci siano “solidi investimenti nelle reti elettriche”, altrimenti le infrastrutture rischiano di diventare un anello debole nella transizione energetica.