Con Corporate Social Responsibility si intende una particolare preoccupazione da parte del mondo delle imprese sulle conseguenze sociali ed ambientali delle loro operazioni commerciali.

È un concetto che nasce nel 1953 grazie ad un articolo di Howard R. Bowen “ Social Responsibility of BusinessMan”.

Nel suo articolo, Bowen si chiede infatti che tipo di responsabilità sociale sia giusto aspettarsi da parte di chi dirige un’azienda. In seguito prova a tracciare una definizione di questo termine, che si riferisce a chiunque faccia impresa con etica. Una prassi che considera, oltre al profitto, anche le ricadute sociali del business.

Negli anni altri autori hanno tentato di fornire una propria definizione di questo termine. Una di quelle che ha riscontrato più successo è stata forgiata da Archie B. Carroll, in un libro scritto nel 1991.

Corporate Social Responsibility, i 4 gradini di ogni business

Carol elabora una piramide composta da quattro gradini, che vanno intesi come le quattro grandi responsabilità di ogni business.  

Il profitto è senza dubbio il fine ultimo di chi lavora nel mondo del commercio, ed è dunque il primo gradino di un qualsiasi impresa commerciale.  

Al secondo gradino c’è però il dovere da parte degli imprenditori di rispettare le leggi e la normativa vigente nel luogo in cui opera e produce, al fine di garantire il diritto al lavoro e alla salute pubblica. 

Al terzo gradino si trova l’etica, che viene intesa da Carroll come una morale intrinseca all’individuo, che va oltre le leggi scritte.

Infine, in cima alla piramide c’è la responsabilità filantropica. Si tratta dell’impegno da parte di manager ed imprenditori di restituire alla comunità una parte del profitto ricavato dalla produzione.

Fino ad inizio anni duemila però, la Corporate Social Responsibility, era un ideale rispettato e conosciuto da un numero molto ristretto di aziende. Internet ha influito notevolmente nella crescita del concetto di CSR tra le imprese. Il web ha svolto un ruolo fondamentale, in quanto ha reso possibile, per le aziende che si macchiavano di comportamenti irresponsabili contro persone ed ambiente, un danno immediato di immagine, in virtù di una comunicazione tra le persone molto più veloce che in passato.

Le 3 aree di responsabilità della Corporate Social Responsibility

Il modello di responsabilità per aree formulato da Stefanie Hib, suddivide la Corporate Social Responsibility in tre macro – aree.

  1. interna, che comprende le strategie e i processi aziendali interni essenziali per un corretto posizionamento etico dell’azienda sul mercato;
  2. centrale che comprende invece tutti i settori commerciali che hanno un effetto diretto sull’ambiente e sulle persone; 
  3. esterna che riguarda invece tutte le attività esterne di un’impresa volte d attività socialmente rilevanti.

Esempi di CSR in Italia

Nel tentativo di incoraggiare la crescita di consapevolezza delle aziende verso un modo di fare business che tenga conto anche del contesto sociale in cui si opera, la Comunità Europea, con la direttiva 2013/34, ha imposto alle imprese con più di 500 dipendenti e un fatturato superiore ai 40 milioni di euro, la rendicontazione di tutte le informazioni non finanziarie.

Un mossa che ha dato qualche risultato.

Un’indagine condotta dallo studio KPMG nel 2017, ha evidenziato che il 78 per cento delle multinazionali presenti nel mondo, redigono regolarmente un rapporto di Corporate Social Responsibility.

L’Italia risulta inoltre essere uno dei paesi più virtuosi nella CSR

In uno studio del 2017, l’Osservatorio Socialis ha rilevato come gli investimenti in CSR da parte delle aziende italiane, ammontino a circa 1,4 miliardi di euro, con una crescita complessiva del 25 per cento rispetto al 2015.

Va anche osservato che la responsabilità sociale delle aziende, è un argomento che viene trattato nell’articolo 41 della nostra Costituzione. In esso infatti, l’iniziativa imprenditoriale viene definita libera, a patto però che non si ponga in contrasto con l’utilità sociale.

Sembra inoltre che l’adesione alla CSR coinvolga molto le aziende quotate in borsa. Secondo l’Osservatorio Socialis, i settori commerciali più attivi nella corretta applicazione di una politica aziendale di CSR sono quello automobilistico, chimico, elettronico ed informatico.

Nel 2018 inoltre, un Integrated Governance Index ha analizzato 61 aziende, valutando l’integrazione, all’interno dell’impresa, dei fattori di Environmental Social Governance, e di tutte le forme di profitto delle imprese prese in esame. Sul podio sono finite aziende del calibro di Poste Italiane e Generali.

Modelli virtuosi in Europa

Un altro esempio virtuoso di CSR in Europa è Sap, multinazionale europea che si occupa della produzione di software gestionali.

Sap si è infatti impegnata molto negli anni sulla sostenibilità di impresa, con azioni concrete, riducendo in modo consistente le emissioni di anidride carbonica e creando dei cloud in grado di alimentarsi con energia ricavata da fonti rinnovabili. È significativo inoltre, che oltre 270 mila tra collaboratori e dipendenti Sap, facciano regolarmente volontariato.

C’è poi la famosissima multinazionale Lego, che si è distinta negli anni per i suoi progetti sull’innovazione sostenibile e sull’educazione infantile, collaborando con organismi internazionali come il WWF. Inoltre, l’azienda danese ha di recente avviato un programma per la ricerca di nuovi materiali di produzioni, con lo scopo di inquinare il meno possibile l’ambiente.

Molto famosi sono anche i programmi di responsabilità sociale di Google, incentrati principalmente sulle energie rinnovabile. Per quanto riguarda il mondo della finanza, Mastercard, in collaborazione con WFP, durante il conflitto siriano ha permesso alla popolazione di acquistare beni alimentari di prima necessità tramite delle apposite carte prepagate.

Lavazza invece, si è concentrata su programmi di inclusione sociale dedicati alle nuove forme di agricoltura sostenibile.

Infine, si può segnalare Starbucks, che attraverso il programma C.A.F.E si occupa di certificare e monitorare degli alti standard di sostenibilità ambientale nelle filiere di produzioni, e il rispetto dei diritti dei lavoratori.

L’indagine sulla conoscenza della Corporate Social Responsibility

Da un’indagine condotta da BVA Doxa, è emerso che il concetto di Corporate Social Responsibility sia conosciuto soltanto dal 20 per cento della popolazione italiana. È però interessante che nella stessa ricerca, il 33 per cento degli italiani intervistati, ritenga molto importante conoscere la condotta etica delle aziende di cui è cliente.

Negli Stati Uniti esiste un’agenda dedicata alla Corporate Social Responsibility chiamata “Tech4Good”. Al suo interno appassionati di tecnologia, imprenditori e operatori del settore no-profit.  

Microsoft è una delle aziende che più si impegna in progetti filantropici e di inclusione sociale, ed è stata infatti uno degli sponsor principali della Tech4Good Awards 2019.