Gli effetti del coronavirus si stanno facendo sentire a tutti i livelli, non solo in ambito sanitario e sociale ma anche a livello economico. “C’è un problema direttamente collegato alle aziende che sono costrette a chiudere temporaneamente e un danno cagionato dall’inevitabile riduzione dei consumi”, fa sapere Giovanna Ferrara, presidente di Unimpresa.

La situazione è in continua evoluzione, anche nella gestione dei rapporti di lavoro, con aziende che chiudono temporaneamente e dipendenti che devono forzatamente rimanere a casa. A tal proposito, la Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro ha pubblicato un vademecum con risposte a domande pratiche: il lavoratore in quarantena va retribuito? Ci si può assentare dal lavoro per timore di contagio? E cosa fare se vengono vietati gli spostamenti? 

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A CASA PER L’ORDINANZA

Nel caso in cui il lavoratore dovrà rimanere a casa a seguito dell’ordine della pubblica autorità, la retribuzione dovrà comunque essere garantita. In questi casi è evidente che l’assenza del lavoratore non solo è indipendente dalla sua volontà ma è finalizzata alla tutela della salute delle persone per prevenire l’eventuale trasmissione del coronavirus. Si tratta di uno dei casi per i quali è stata richiesta l’emanazione di un provvedimento normativo che preveda la Cassa Integrazione Ordinaria. Un’alternativa è rappresentata dalla convenzione di accordi di smart working, il lavoro agile che, ai sensi della l. n. 81/2017, può essere svolto in remoto dal lavoratore subordinato, a prescindere dalla sua presenza presso il luogo di lavoro

SOSPENSIONE DELL’ATTIVITÀ AZIENDALE

Tra le possibili misure di contrasto alla potenziale diffusione del virus rientra anche la sospensione delle attività lavorative per le imprese e la sospensione dello svolgimento delle attività per i lavoratori residenti nel comune o nell’area interessata dai contagi da coronavirus. In questi casi è evidente l’impossibilità della prestazione lavorativa, “essendo l’azienda stessa impedita dal provvedimento dell’autorità pubblica allo svolgimento della normale attività produttiva”. Risulta perciò evidente il permanere del diritto alla retribuzione pur in assenza dello svolgimento della prestazione. Si rende doveroso anche in questo caso il riconoscimento dell’accesso a trattamenti di Cassa Integrazione.

QUARANTENA OBBLIGATORIA

L’assenza per quarantena stabilita dai presìdi sanitari concerne i dipendenti posti in stretta osservazione per il rischio di contagio da coronavirus. In tal caso il CCNL stabilisce le modalità di gestione dell’evento che, comunque, è assimilabile a tutti i casi di ricovero per altre patologie o interventi, con le conseguenti tutele per la salute e la garanzia del posto di lavoro.

QUARANTENA VOLONTARIA

Si tratta del caso in cui le persone scelgono autonomamente di isolarsi pur non avendo sintomi palesi di contagio da coronavirus. Tra le misure di contenimento previste dal governo rientra l’obbligo da parte degli individui che hanno fatto ingresso in Italia da zona a rischio epidemiologico, come identificate dall’Oms, di comunicare tale circostanza al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio, che provvede a comunicarlo all’autorità sanitaria competente per l’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva.

La decisione del dipendente, in questo caso – fanno sapere i consulenti – “può rappresentare comunque un comportamento di oggettiva prudenza, rispondente alle prescrizioni della normativa d’urgenza, e disciplinato conseguentemente come per le astensioni dalla prestazione lavorativa obbligate dal provvedimento amministrativo”.

ASSENTI PER PAURA DI CONTAGIO

Esiste un’altra opzione: i lavoratori che decidono in autonomia di rimanere a casa per paura del contagio da parte del coronavirus. Un’assenza determinata dal semplice “timore” di essere contagiati, senza che ricorra alcuno dei requisiti riconducibili alle fattispecie previste, non consente dunque di riconoscere la giustificazione della decisione e la legittimità del rifiuto della prestazione. In tal caso si realizza l’assenza ingiustificata dal luogo di lavoro, situazione da cui possono scaturire provvedimenti disciplinari che possono portare anche al licenziamento.