Il coronavirus sarà un nuovo “cigno nero” per i mercati economici e per la finanza internazionale?

Se definiamo come cigno nero un evento inatteso ed improvviso e che può avere effetti dirompenti sui mercati per lungo tempo, allora è bene andarci con i piedi di piombo prima di formulare sentenze definitive. 

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Certo, il recente report di Moody’s Analytics sul coronavirus, pandemia che ormai sta contagiando gran parte del pianeta, mette subito in guardia: gli effetti sui mercati globali potrebbero essere più gravi addirittura della crisi del 2008-2009. 

Ad oggi, qual è la reale situazione del coronavirus, da un punto di vista economico?

In Cina la crisi inizia a farsi sentire: le più grandi multinazionali, da Ikea a General Motors sino a Samsunghanno sospeso per diversi giorni la produzione. Risultato? Il governo cinese prevede nel 2020 un rallentamento della crescita dal 6,6% al 2,5%. Numeri impressionanti, visto che gli analisti segnalano che per ogni punto percentuale di crescita in meno in Cina, il contraccolpo nel resto del mondo è pari allo 0,3-0,4%.

Ciò implicherebbe una frenata dell’economia globale dal 3,3% all’1,8%. Come avrete ben notato, stiamo usando sempre il condizionale. È d’obbligo in casi come questi, dove le stime spesso devono fare i conti con l’imprevedibilità di una malattia fino a qui alquanto misteriosa. 

Di sicuro, a soffrire nei prossimi mesi saranno le borse internazionali. Ed è un dato di fatto che alcuni settori e prodotti trarranno particolare beneficio da questa crisi globale. A cominciare dai giochi online, per proseguire con le consegne a domicilio di prodotti alimentari. Senza dimenticare l’e-commerce, le aziende farmaceutiche i titoli di stato dei paesi più solidi.

Per il futuro sarà necessario mettere a punto un meccanismo di “Early Warnig”

Come sottolineano gli analisti della cinese “Luohan Academy”, l’Istituto di ricerca nato nel 2018 grazie al fondatore di Alibaba, Jack Ma, sul West Lake a Hangzhou, in futuro bisognerà costruire un “sistema più trasparente ed efficace per l’informazione sulla salute pubblica e un meccanismo di early warning per ridare fiducia alla gente e rispondere alle loro preoccupazioni”.

Con due avvertenze fondamentali: Governi e aziende rafforzino la loro “capacità di operare online”; il mondo si prepari “a un focolaio secondario e terziario dell’epidemia al di fuori della provincia di Hubei”. Con un “avviso ai naviganti” ulteriore. Se la chiusura delle aziende – anche a causa del mancato rientro di 130 milioni di migranti, impiegati nelle fabbriche e nelle costruzioni cinesi – dovesse prolungarsi, “le perdite aumenteranno”. Con conseguenze non solo economiche, ma anche sociali, mentre il contagio si allargherebbe in modo significativo all’economia globale.

Quindi, un grosso problema per l’Europa, già alle prese con una crescita asfittica, e per l’America a stelle e strisce, che si prepara a rieleggere il presidente a novembre. 

 

Coronavirus: conseguenze economiche di un “cigno nero" - mappa contagio globale al 17-02-2020Coronavirus: conseguenze economiche di un “cigno nero" - mappa contagio globale al 17-03-2020

 

Il cambiamento dell’economia cinese negli ultimi 15 anni

Da un modello di crescita trainato dall’export e dagli investimenti si è passati a un’economia che dipende di più dalla domanda interna e in modo crescente dai consumi. 

Il settore finanziario e quello corporate hanno accumulato “rischi multipli”, spiegano alla Luohan Academy, e “ora c’è meno spazio per l’intervento politico”. Poiché l’economia cinese, soprattutto il settore manifatturiero, è altamente integrata nella supply chain globale, cigni neri di questa portata sono destinati ad avere “un effetto importante sulle imprese che operano in Cina e all’estero, anche duraturo”.

Proprio così. Perché se il coronavirus continuasse a diffondersi, ciò influenzerebbe la fiducia di investitori e consumatori. Ulteriori ritardi nel ritorno al lavoro porterebbero alla chiusura di micro, piccole e medie imprese, e l’aumento del tasso di disoccupazione accrescerebbe la pressione su investimenti e consumi.

Coronavirus: esistono scenari anche peggiori?

Pare proprio di sì. Come quello prospettato dal Fung Global Institute, un think tank di Hong Kong, che ha pubblicato uno studio sull’impatto economico del coronavirus, immaginando tre scenari diversi.

In quello più catastrofico, l’epidemia non sarà sotto controllo fino alla fine di giugno, penalizzando le attività economiche nel secondo trimestre quanto nel primo. Stime, previsioni? Sarà. Intanto Pechino ha preso una decisione senza precedenti: rinviare il China Development Forum, in programma nella seconda metà marzo. 

Si tratta della più importante conferenza cinese, una sorta di Davos d’Oriente, alla quale ogni anno partecipano i più potenti Ceo mondiali, banchieri, economisti blasonati e accademici, oltre all’establishment politico cinese. Questo è quanto. La verità come sempre sta nel mezzo e per avere dati certi sulle conseguenze economiche e sociali del virus bisognerà solo avere pazienza e aspettare…