La Cina sembra avercela fatta. O meglio, è quanto trapela dai media di tutto il mondo e dalle comunicazioni che arrivano dalla Muraglia. Negli ultimi giorni i contagi si sono notevolmente ridotti. Specialmente nell’area di Wuhan, la città da dove tutto ha avuto inizio, dopo due mesi di isolamento totale sembra aprirsi qualche spiraglio di luce per gli abitanti.

Ed ora che dopo l’Italia, anche tutto il resto del mondo sta purtroppo facendo i conti con questa terribile malattia; ora che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficialmente trasformato il Covid-19 da epidemia a “pandemia”; ebbene, ora tutti guardano alla Cina come un modello sanitario da seguire per cercare di sconfiggere la “peggior malattia degli ultimi 100 anni sulla faccia della terra”.

Eh già, ne sono convinti dalle parti dell’Oms, visto che alcuni dirigenti si sono spinti a dire che

“la Cina ha organizzato lo sforzo di contenimento più ambizioso, veloce e aggressivo della storia dell’umanità contro una nuova malattia infettiva”.

Su affermazioni di questo tipo molti analisti dissentono in maniera netta.

L’intervento “autoritario” della Cina

Tra le accuse, più o meno velate, che vengono rivolte a Pechino vi è l’aver sottovalutato la malattia alle sue origini, tra novembre e dicembre dell’anno scorso, con tanta censura e poca trasparenza nelle informazioni.

Certo, quando poi il virus è deflagrato in tutta la sua potenza verso l’esterno, effettivamente il Governo asiatico ha reagito in maniera impressionante, imponendo quarantene ad intere città, con milioni e milioni di persone che per oltre 50 giorni non sono uscite e tutt’ora sono in isolamento.

Insomma, la Cina è intervenuta in maniera “autoritaria”.

Regime o Democrazia?

Ecco, qui sta il punto: esistono differenze di reazione a catastrofi ed emergenze a seconda se ci troviamo in un Paese autoritario o in una democrazia? Quale dei due modelli è più efficace per debellare il Coronavirus?

Se in Italia siamo ancora nel bel mezzo dell’epidemia, e quindi non si prevedono ancora, nel breve, le conseguenze delle misure messe in campo da Palazzo Chigi, il raffronto diventa interessante con un Paese come gli Stati Uniti, diretto concorrente della Cina in numerosi ambiti, a cominciare dalla finanza e l’economia globale.

Partiamo dai dati di fatto: la catena di comando in Cina – e in nazioni comuniste – è diretta: io ordino, tu ubbidisci. Senza se e senza ma. E se in Italia le misure restrittive attualmente sono notevoli ma non certo a livello asiatico, secondo i politologi internazionali negli Stati Uniti un sistema di intervento alla cinese sarebbe impossibile, specialmente in ambito sanitario.

Qui, come in tante altre democrazie, il potere è più frammentato e delegato. Le decisioni di sanità pubblica, come un’eventuale quarantena, sono di fatto sotto il controllo delle autorità locali. Che potrebbero (almeno in teoria) fare il contrario di quello richiesto dal governo centrale.

Howard Markel, professore di storia della medicina all’università del Michigan, avverte:

“i poteri locali, e le divisioni politiche spesso endemiche nelle democrazie, possono mettere in pericolo una risposta nazionale coesa”.

Analogie e Conclusioni

Dove le democrazie fanno meglio, di solito, è nella circolazione delle informazioni. Notizie più affidabili, più trasparenza, meno bavaglio. La verità è che mai come ora i due modelli si stanno avvicinando: blocco dei voli, chiusura dei confini e dei negozi, negata la libera circolazione delle persone, stop allo sport e a tutte le attività ludiche.

Negazioni delle libertà individuali che già in Italia sono una realtà e che stanno propagandosi rapidamente in svariate parti del mondo. Quindi, dove sta la verità?

Probabilmente, come sempre, la si trova là nel mezzo. Come diceva qualche storico importante,

“In momenti di emergenza ci vuole una leadership chiara e in grado di prendere decisioni. E soprattutto, tanta fiducia da parte della popolazione”.

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