Viviamo un momento economico molto particolare. Un momento dove secondo molti esperti il mercato è già in “bolla”, ovvero ovvero esposto a sovra-valutazione per eccesso di liquidità da Banche Centrali.

Ora al banchetto in onore dell’auspicato bull market del secolo si è accomodata – sedendosi di diritto al secondo capotavola – anche la Cina.

 

Patriottismo azionario

Si potrebbe pensare che il gigante asiatico stia agendo per dare una solida risposta all’economia del Paese dopo il crollo da lockdown, non è così. Bensì per un qualcosa di decisamente distopico e orwelliano. Ovvero, il mercato rialzista di Stato. 

Prova ne è che nella prima pagina del principale quotidiano finanziario del Paese, Securities Times, campeggiava un imperativo categorico, vista la natura governativa delle colonne che lo ospitava: “Favorire un salutare mercato del Toro dopo la pandemia appare oggi più importante che mai per l’economia del Paese“.

Insomma, investire sull’azionario equivale a un atto di patriottismo.

 

L’Analisi di Bloomberg

Gli analisti hanno ben tracciato la situazione che sta accadendo in Cina. Come per esempio non solo sui motori di ricerca sia divenuta virale la richiesta di informazioni al quesito open a stock account ma, soprattutto, come il volume di acquisti sui margini appaia già letteralmente esploso. Ovvero, indebitarsi (interamente o parzialmente) per acquistare titoli. E trattandosi della Cina, il rischio connesso a una livello di massa per una pratica simile è che a gonfiarsi non sia solo la bolla azionaria ma anche quella – sgonfiata a fatica negli anni scorsi ma mai a livelli di reale sicurezza – dello shadow banking, ovvero il sistema bancario ombra e parallelo delle finanziarie opache.

 

Il pericolo delle banche ombra

Lo stimolo applicato dalla grande bolla azionaria di Shanghai nel 2007, e poi dall’enorme aumento della spesa extra e dell’allentamento del credito iniziato alla fine del 2008 per far fronte all’ultima crisi finanziaria globale, è stato su una scala diversa dallo stimolo che si sta applicando ora. Molto di ciò è stato realizzato attraverso le banche ombra, le cui strutture opache hanno fatto temere che la Cina potesse inscenare il ripetersi della crisi Lehman. La People’s Bank of China ha trascorso gli ultimi anni nel tentativo esplicito di scongiurare questo rischio, e ora sembra avere il sistema bancario ombra sotto controllo. Questo ha permesso loro di liberare un aumento del 20% di liquidità, attraverso le banche tradizionali e i mercati obbligazionari e azionari.

 

La propensione al rischio azionario

Il forte recupero dei listini azionari cinesi è stato reso possibile di fatto da una brusca ripresa dei margin loans, ossia dall’autorizzazione all’apertura di conti individuali presso broker che prestano soldi per acquisto di azioni.

Il broker prende poi a garanzia i titoli acquistati e chiede eventuale reintegro della garanzia in caso di calo del titolo.

Un fenomeno simile si verificò tra il 2014 ed il 2015. Da allora le autorità cinesi decisero di far sgonfiare la bolla dell’eccesso di leva, un trend che è andato avanti fino agli inizi del 2019.

Ora i regulator cinesi pare stiano di nuovo tollerando i margin loans, nella speranza forse di redistribuire reddito tra i cittadini in difficoltà anche attraverso i mercati azionari.

I cinesi sono tipicamente molto propensi al rischio azionario.

 

Il Caso Elon Musk e il collegamento con la Cina

Elon Musk è uno dei personaggi più popolari del momento e 7° uomo più ricco del mondo. Secondo alcuni però la sua Tesla potrebbe essere una bolla speculativa pronta a scoppiare.

Ovviamente in molti penseranno che si tratta di una profezia priva di ogni fondamento e magari dettata dall’invidia. Secondo alcuni indicatori però questa previsione sembra posare su alcune certezze.

Secondo Bloomberg, infatti, le azioni Tesla stanno crescendo troppo rispetto alla situazione in cui si trova la compagnia automobilistica.

Innanzitutto, si può osservare come, a differenza di Google e Netflix, una compagnia che produce automobili sarebbe dovuta essere tra le più penalizzate nel periodo di lockdown.

Tesla potrebbe quindi essere vittima di speculazioni che non sarebbe in grado di controllare. D’altronde, lo stesso Elon Musk lo scorso 1° maggio twittò dal suo account ufficiale:

“Secondo la mia opinione il prezzo delle azioni Tesla è troppo alto”.

Tra i motivi di questa crescita “eccessiva” possiamo notare come anche la Cina abbia la sua influenza. La Gigafactory di Shanghai ha coperto da sola, nel secondo trimestre del 2020, un terzo delle unità di macchine vendute in tutto il mondo da Tesla.

Un rapporto di dipendenza, questo, che potrebbe essere un ulteriore fattore di rischio nel futuro di Tesla e dello stesso Musk.

 

La bolla delle big Tech

Secondo l’analista Louis Gave non esiste una bolla speculativa rilevante nel mercato azionario globale, ma potrebbe essercene una nelle obbligazioni big tech. Inoltre, sostiene Gave, dalla comparsa del coronavirus assistiamo alla comparsa di tre gruppi di obbligazioni, oltre alle citate big tech.

 

Cosa accadrà

A breve termine si continuerà giustamente a chiedersi se il regime cinese, tentando di usare una struttura di comando comunista per regolare un’economia capitalista, possa eventualmente resistere. Sono passati solo pochi mesi da quando la risposta inadeguata del Partito Comunista alle prime fasi della pandemia è apparsa come un segnale di grande cambiamento. Ma per il breve periodo, la Cina sembra essere stata in grado di raddrizzare la sua nave, e di trovare i soldi per tenere a galla la sua economia.

Questo potrebbe essere un presupposto fondamentale per una ripresa ciclica dei mercati emergenti. Essi devono anche contenere i danni economici provocati dalla pandemia, e questo è tutt’altro che certo in grandi Paesi come l’India e il Brasile. E sarebbero molto aiutati da un ulteriore indebolimento del dollaro. Le valute emergenti hanno registrato una leggera ripresa nell’ultimo mese, ma sarebbero aiutate da un’ulteriore debolezza del dollaro.

Se questi prerequisiti possono essere soddisfatti, tuttavia, il mondo comincia a mostrare i sintomi dei periodi precedenti, quando la Cina era in ascesa. Oltre ai metalli industriali forti, abbiamo anche un prezzo dell’oro che è alto come l’ultima volta che la Cina è stata stimolata con tutta la sua forza all’inizio dell’ultimo decennio. Nessuno sa quanto possa durare, ma sembra che la macchina economica cinese possa essere in grado di guidare un altro ciclo economico.