Dalle stelle alle stalle e ritorno. Potrebbe essere riassunta così la storia di una delle aziende più longeve e conosciute d’Italia per quanto riguarda la cancelleria: le cartiere Pigna. Un nome importante dell’imprenditoria italiana, con oltre 180 anni di vita alle spalle e da sempre con lo stabilimento la’ dove tutto è iniziato, ad Alzano Lombardo, a due passi da Bergamo.

Già, proprio una delle zone più falcidiate d’Italia dalla pandemia Coronavirus. Ma la parola d’ordine è sempre la stessa: resistere, resistere e resistere ancora di più. E non potrebbe essere altrimenti: qui hanno la tempra dura, in decenni e decenni ne hanno viste tante. Magari non così gravi da un punta di sanitario come con il Covid-19. Ma certo non se la sono vista bella neanche quattro anni fa, quando i conti andavano davvero male e l’unica soluzione possibile sembrava essere chiudere tutto e mandare a casa decine di lavoratori. 

Il virtuosismo delle Cartiere Pigna

Il “salvataggio”

Bisogna tornare all’estate del 2016. Si aspettava soltanto l’udienza al Tribunale di Bergamo per decretare il fallimento di Pigna. A quel punto, ecco entrare in scena “IDeA Corporate Credit Recovery 1”, fondo gestito da IDeA Capital Funds Sgr specializzato nel settore ‘debtor-in-possession”. Il fondo decise di presentare un piano concordatario che poi venne accettato dai tecnici del tribunale. IDeA Ccr 1 acquisì il 51% del pacchetto azionario della società bergamasca, attraverso la conversione di crediti in capitale.

Un piano approvato da oltre l’80% dei creditori. IDea rilevò anche 25 milioni di crediti a medio-lungo termine da altre banche. Per guidare Pigna il fondo scelse Massimo Fagioli, manager con esperienza nel mondo dell’editoria, oggi presidente e amministratore delegato dell’azienda. Al fianco del fondo, ecco degli alleati di eccezione: Rinaldo Ocleppo, titolare del brand Buffetti, leader nella distribuzione di prodotti per l’ufficio; Vincenzo Manganelli, managing director del fondo d’investimento IDeA; Giorgio Jannone, storico azionista di riferimento di Cartiere Pigna, che nel momento di difficoltà ha aperto la porta a un partner istituzionale come il fondo del gruppo De Agostini e a un management indipendente.

“Quando siamo entrati nell’aprile 2017 – spiega Manganelli al “Sole 24 Ore” – il problema principale era l’indebitamento elevato. Per alleggerire la situazione finanziaria abbiamo convertito il credito in capitale, spostando la parte restante dell’indebitamento a cinque anni, e Jannone ha immesso nuove risorse per 1,5 milioni. Con lo stralcio del 90% dei creditori chirografari e l’impegno a reinvestire nella società ogni euro prodotto, si sono ricreate le condizioni per ripartire”.

Ecco un esempio virtuoso di come “reinventarsi”, grazie all’intervento di fondi solidi, manager competenti e soprattutto progettualità vincenti. 

Il “rilancio”

Ecco, le idee innovative. Il mondo dei quaderni e della carta non tira più? La svolta è arrivata grazie al conseguimento di importanti asset di mercato in comparti come gli zaini e la scrittura. Pigna ha lanciato iniziative di marketing come la riedizione di vecchi quaderni (Nero Oriente del 1948 o Bella Copia del 1951) tratti dall’archivio storico, messi in vendita anche nel temporary store dedicato al made in Italy allestito al museo d’arte moderna MoMa di New York.

Un primo passo importante. Lo step decisivo, però, è stato l’incontro con Buffetti. Un partner forte e che era alla ricerca di marchi dal brand facilmente identificabile. Giusto per capire, stiamo parlando di un gruppo con 85 milioni di fatturato e una rete di oltre 800 negozi.

Ebbene, nel maggio del 2018 l’azienda romana ha acquisito il 40% di Pigna, con Jannone rimasto al 29% e fondo IDeA al 31%. L’idea, semplice, è risultata vincente: inserire i prodotti Pigna nella rete consolidata Buffetti. Il risultato? I ricavi ad Alzano sono cresciuti in maniera esponenziale: se già nel 2018 avevano ripreso a salire (29,4 milioni, +13%), nel 2019 sono arrivati a 32 milioni con un margine operativo lordo (ebitda) di 1 milione, nonostante il mercato di riferimento segni una forte contrazione (-15% negli ultimi due anni).

E così il futuro adesso appare roseo. Il piano di rilancio dell’azienda, presentato al Tribunale, sarebbe scaduto a dicembre 2021, ma con due anni di anticipo – dicembre 2019 – Pigna ha avuto il via libera per l’uscita dal concordato, che era la pre-condizione posta da Buffetti per rilevare la restante parte della società: alla fine dell’anno scorso la partecipazione di Ocleppo è salita al 100%.