La Francia dice no. E fa saltare – pare definitivamente – il probabile accordo per la cessione dei supermercati Carrefour alla multinazionale canadese Alimentation Couche Tard Inc. Un affare da oltre 20 miliardi di dollari, che però non ha trovato il benestare del Ministero delle Finanze di Parigi. A nulla è valso l’incontro nella capitale francese tra i dirigenti dell’azienda di minimarket con sede a Québec e i politici transalpini. Sul piatto l’offerta era davvero allettante: miliardi euro di investimenti nei negozi Carrefour, nessun taglio di posti di lavoro per almeno due anni e doppia quotazione in borsa in Francia e Canada. Non è stato sufficiente per convincere il ministro Bruno Le Maire, che ai media ha dichiarato: “E’ un no. Un cortese no, ma chiaro e definitivo”.

Carrefour e Couche Tard

Come scrive “Il Sole 24 Ore”, l’accordo avrebbe creato un colosso della grande distribuzione, unendo i 14 mila negozi di Couche Tard con gli oltre 12 mila di Carrefour, forte anche di una massiccia presenza in Italia. “L’offerta del gruppo canadese valorizzava Carrefour 20 euro per azione, contro i 16,6 della chiusura di venerdì scorso”. Carrefour ha 321 mila dipendenti nel mondo, di cui circa un terzo in Francia, dove è il primo datore di lavoro privato. In Italia Carrefour ha 1.479 punti vendita e impiega 16 mila persone. Couche Tard è invece una vera e propria potenza in Nord America, con oltre 14.200 negozi, il più grande rivenditore al dettaglio del Canada per valore di mercato. In Europa, la sua rete di vendita al dettaglio conta 2.700 negozi tra Scandinavia, Irlanda, Polonia, Stati baltici e Russia. In base ad accordi di licenza, Couche Tard gestisce anche più di 2.200 negozi in 15 altri Paesi e territori. Tra Hong Kong, Messico, Vietnam e Asia.

Implicazioni politiche

Evidenti le implicazioni politiche legate ad una mega operazione commerciale così concepita. Con le elezioni presidenziali nel 2022, Emmanuel Macron non vuole essere certo ricordato come il presidente che ha regalato un orgoglio francese agli stranieri… La gestione della pandemia sta già minando la sua popolarità: la perdita di una nota azienda francese potrebbe alimentare il nazionalista Marine Le Pen, il suo principale rivale per la leadership. Tra l’altro, la Francia si è spesso opposta ai tentativi stranieri di rilevare le sue società di bandiera. Come dimenticare il “no” secco a PepsiCo Inc. per l’acquisizione del Gruppo Danone SA nel 2005?

Ondata di protezionismo

La Francia non è l’unico paese coinvolto in un’ondata di protezionismo verso i “gioielli di famiglia”. Il Regno Unito alla fine dell’anno scorso ha elaborato piani per conferire al governo ampi poteri per intervenire nelle acquisizioni straniere di multinazionali ritenute strategiche per l’economia interna.

Colpo basso

Non è il primo colpo basso che deve subire Couche Tard. Ad aprile, i canadesi non hanno chiuso un accordo da 5,6 miliardi di dollari per acquisire la catena di distributori di benzina Caltex Australia Ltd. (ora nota come Ampol Ltd.). Un lungo corteggiamento che però, alla fine, non ha portato al matrimonio. Ora, ecco il no dei francesi. Dove rivolgerà le sue attenzioni, a questo punto, Couche Tard?