Nessun settore economico è riuscito a rimanere fuori dalle conseguenze che questa pandemia porta con sé.  E in tal senso forse, il mondo del calcio si è persino fermato troppo tardi rispetto a una situazione che già da tempo richiedeva forse la sospensione di ogni tipo di assembramento di persone.

Ma alla fine è successo, e i campionati di quasi tutto il mondo sono stati sospesi. Un dramma, per un settore che ogni anno, tra diritti televisivi e ricavi delle singole aziende, fattura miliardi di euro.

Adesso che tutto è fermo, ogni squadra di calcio, si ritrova a fare i conti con i danni economici provocati da questa situazione. La maggior parte dei club, con l’assistenza del rinomato studio legale Deloitte, ha prodotto delle documentazioni in cui vengono elencate le perdite attuali e le proiezioni di quelle future.

Anche perché nessuna sa ancora quanto durerà questo stop.

Le proposte dei club di calcio di Serie A al governo e all’AIC

Ogni club di calcio ha inviato alle Lega delle proposte da sottoporre al governo tramite la federazione calcistica. Tra queste, una delle più recenti riguarda la sospensione degli stipendi dei calciatori. Questi infatti, soprattutto in Italia, sono ormai impossibilitati persino ad allenarsi, se non nelle rispettive abitazioni.

Una delle richieste che i club hanno deciso di sottoporre all’AIC (Associazione Italiana dei Calciatori), riguarda la sospensione degli ingaggi in relazione alle settimane di inattività che i calciatori si stanno ritrovando a scontare. Una proposta naturalmente che riguarda il periodo che parte dall’otto marzo. Fino a quel momento infatti, ogni giocatore è stato regolarmente impegnato nell’attività agonistica. 

Nella difficoltà del momento, la sospensione degli stipendi dei giocatori è stata una delle prime ad essere portata all’attenzione della federazione. E’ chiesto dunque ai giocatori di aiutare i rispettivi club a contenere gli ingenti danni economici che lo stop delle competizioni ha inevitabilmente portato con sé.

I club vogliono tagliare gli stipendi dei calciatori

I club della Seria A si sono riuniti, ed hanno annunciato al sindacato dei calciatori, che al momento la linea concordata è quella quantomeno di congelare gli stipendi per quello che riguarda la data successiva all’8 marzo.

Al di della legittimità o meno di questa proposta, bisogna prendere atto che le perdite per i club, che sono vere e proprie aziende di grandi dimensioni, al momento rischiano di essere molto alte, tra il mancato incasso dei diritti televisivi e quelli relativi agli stadi ( per chi ne possiede uno considerato che in Italia sono pochissimi i club a disporre di uno stadio di proprietà).

Così è nata l’idea che non è concepibile che siano soltanto i giocatori a non risentire gli effetti di una crisi che rischia, se questa si protrae troppo nel tempo, di mettere in ginocchio l’intera Lega di Seria A.

La Federcalcio ha per il momento semplicemente preso atto di questa proposta, che consentirebbe ai club di ammortizzare i costi di un mese in cui i loro “dipendenti” non solo non hanno disputato gare ufficiali, ma non hanno avuto nemmeno la possibilità di allenarsi.

Sembra inoltre, che la decisione di alcuni giocatori di abbandonare l’Italia, nell’attesa che la situazione si sblocchi, abbia accentuato la difesa di questa linea. Anche se va detto, che sono stati i club stessi ad autorizzare queste partenze.

Stipendi Calcio: si discute di un taglio del 30 per cento del salario

La proposta dei club è semplice. Laddove il campionato non ripartisse, la richiesta inoltrata alla Lega è quella di permettere di tagliare fino al 30 per cento gli stipendi dei giocatori.

Una richiesta che naturalmente non ha certo trovato il plauso dei calciatori e del loro sindacato, che ha subito “fatto muro” sulla questione. Damiano Tommasi, Presidente dell’Assocalciatori ha infatti ribattuto che non è ancora il momento di affrontare questa problematica.

Oltretutto un possibile calcolo su un eventuale taglio ai salari dei giocatori, può essere fatto a suo parere, soltanto nel momento in cui sarà disponibile una stima complessiva dei danni economici causati da questo stop. Tommasi ha poi precisato che in ogni caso non è una richiesta che può essere imposta legalmente ai calciatori. La Lega e i club possono anche proporre una linea, ma alla fine spetterà ai singoli giocatori decidere o meno se accettare il ridimensionamento del proprio salario.

Le parole di Tommasi lasciano presagire, che se la situazione non si sblocca entro uno, due mesi, potremmo assistere a un vero e proprio scontro sulla questione tra club e calciatori.

Una situazione inedita per il calcio, molto più complessa di quando quasi un secolo fa’ si interruppero le competizioni a causa della guerra in corso. A quei tempi il calcio non era un business da miliardi di euro e i club non erano ancora multinazionali quotate in borsa.

Ma quando ripartirà il campionato?

Il fulcro della questione riguarda dunque quando sarà possibile ripartire con la ripresa delle competizioni sportive. Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega di Seria A ha presentato diverse proposte per quanto concerne un possibile nuovo calendario.

La previsione più ottimistica, prevedere di poter ricominciare intorno ai primi di maggio, mentre nella peggiore delle ipotesi, si riparla di un ritorno alle normale attività agonistiche dopo il sei giugno.

Grazie alla piena disponibilità della Uefa, ci sarebbe la possibilità di recuperare tutte le partite di campionato e persino quelle che riguardano le competizioni internazionali.

In quel caso, ridurre i salari dei calciatori non sarebbe necessario, perché, esattamente come ha cercato di spiegare Tommasi nei suoi interventi, questi sarebbero in grado adempiere a tutti i loro doveri contrattuali.

Il problema è che non può essere data nessuna certezza in merito. La questione della sospensione delle competizioni, si inserisce in un quadro che trascende il calcio.

Al momento, nessuno è in grado di dire quando i cittadini potranno tornare ad uscire dalle loro abitazioni, figuriamoci dunque se è possibile avere un qualche tipo di certezza su quale sarà il destino dei campionati in corso.

L’unica cosa che sembra certa, è che se questo stop andasse oltre giugno, lo scontro tra club e calciatori diverrebbe inevitabile.

I club hanno già fatto chiaramente intendere qual è la loro posizione in tal senso.