“Entrare nel business con una visione del futuro”. Uno slogan che calza a pennello per tutti gli imprenditori che hanno un pensiero “illuminato” della loro attività. Un mix di strategia e voglia di innovare. Con una spruzzata di entusiasmo e sana follia. Tutti ingredienti fondamentali per chi vuole dare vita ad una start up e vivere da protagonista nel mondo dell’economia. Concetti ben spiegati da Antonio Ghezzi, docente di imprenditorialità al Politecnico di Milano e direttore dell’Osservatorio Startup Hi-Tech. Ecco alcuni stralci dell’intervista rilasciata dall’accademico al sito www.economyup.it.

Start up e la voglia di fare l’imprenditore

L’attività imprenditoriale non è di certo agevole. Soprattutto di questi tempi, dopo mesi difficili dovuti alla grave crisi dovuta alla pandemia da Covid 19. Insomma, quali sono gli ingredienti per diventare imprenditori? Occorre una serie di elementi da valorizzare e saper tenere assieme. Innanzitutto, è necessario coniugare il “mindset”, la mentalità che porta alla costante ricerca di nuove opportunità di business, con un approccio strategico innovativo. In grado di creare un vantaggio competitivo per una performance positiva. Un vantaggio “sotto tutti gli aspetti, non solo economico e finanziario. Ma anche sociale e per quanto concerne l’impatto ambientale”, spiega il professor Ghezzi. Poco importa la dimensione dell’azienda. Sia per una start up sia per una grande impresa, l’approccio deve essere lo stesso: “Una strategia imprenditoriale chiara, per un nuovo modello di business”.

La ricetta vincente

Più facile a dirsi che a farsi, probabilmente. Eppure, è l’unica strada percorribile – e dunque da seguire – per avere un futuro. Solido. Solo così si potranno creare le basi per sviluppare “un insieme di modalità in grado di creare valore per il cliente. Trasferendo, poi, questo valore al mercato, catturando una quota parte del valore in termini di performance”, aggiunge il docente del Politecnico di Milano. Bisogna, dunque, abituarsi a “pensare” come un’impresa. A maggior ragione per chi si avventura nel mondo delle start up. “Avere le idee chiare, un obiettivo prefissato e sperimentare il modello di business nel più breve tempo possibile. Per avere feedback altrettanto immediati. E capire se la strategia funziona”, conclude Ghezzi.

Il metodo agile

Bisogna essere veloci, insomma. Adottando il “Metodo agile”. Fortuna e intuito non bastano più. Bisogna strutturarsi in maniera dinamica, comprendere le esigenze del cliente, anticiparne i cambiamenti e reagire con rapidità. Per cogliere nuove opportunità. Ben 4, in sintesi, le caratteristiche fondanti del “Metodo agile”. A cominciare dalla “trasversalità”: le diverse parti dell’organizzazione devono essere intercambiabili e collaborare tra loro. Con una visione d’insieme e – appunto – trasversale delle funzioni. Passando, poi, per “l’orchestrazione”: la leadership di tipo command & control non è la risposta corretta alla sfida di coordinare dinamiche così complesse. Si deve piuttosto fare leva su meccanismi di orchestrazione per valorizzare i talenti delle persone. Le loro capacità di interagire e coordinarsi in base alle esigenze del cliente.

Iterazione e liquidità

Altra caratteristica fondante è “l’iterazione”: l’incertezza del contesto, le difficoltà per perseguire gli obiettivi, richiedono notevole spirito di adattamento. Ecco, quindi, la necessità di un approccio iterativo, orientato alla sperimentazione e all’apprendimento, che permetta di correggere la rotta senza drammi. Infine, spazio alla “liquidità”: la start up deve diventare un soggetto in grado di adattarsi e di rispondere al cambiamento. Attingendo a risorse interne ed esterne sulla base della reale necessità.