Nonostante siano passati cinque anni da quello storico referendum che sancì l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea, gli effetti della Brexit continuano a preoccupare molto il governo e a produrre conseguenze inattese.

Stavolta, Londra ha deciso di mettere in discussione il ruolo della Corte di Giustizia Ue. David Frost, ministro inglese per la Brexit, chiede infatti da settimane al premier Johnson di poter estromettere la corte dal ruolo di supervisore. Il riferimento e al ruolo di mediazione che la corte sta attualmente svolgendo tra Regno Unito e Irlanda del Nord. L’esecutivo londinese sostiene infatti che il protocollo varato in precedenza non ha la minima possibilità di successo. 

Brexit, la strategia del governo londinese

I giudici europei secondo Frost avrebbe con il loro operato creato degli squilibri che rendono ormai l’intesa inutile. Dichiarazioni che non piaciute ai vertici europei che hanno già ribadito che non è intenzione della corte modificherà l’intesa con l’Irlanda del Nord. Anche perché si tratterebbe di una decisione che produrrebbe come diretta conseguenza quella di escludere Belfast dal mercato unico.

In merito, un portavoce della Commissione Europea ha dichiarato che “il nostro focus dovrebbe essere su quelle questioni che contano di più per il popolo dell’Irlanda del Nord e non su richieste come la rimozione del ruolo della Corte di giustizia europea”. Tutto questo mentre l’Inghilterra si ritrova alle prese con problemi di una certa entità, che secondo alcuni esperti nascono proprio a causa della Brexit. La tesi sarebbe in primo luogo quella che fino ad adesso, la pandemia ha semplicemente “coperto” le difficoltà scaturite dall’uscita del Regno Unito dall’Ue. 

Brexit, cosa dicono gli analisti di Bank America

Gli analisti di Bank America hanno stilato di recente un report in cui sostengono  “le pressioni sulla catena di approvvigionamento globale si attenueranno il prossimo anno, riteniamo che la capacità del Regno Unito di liquidare prontamente i problemi della catena di approvvigionamento sarà difficile”.  L’impressione comunque è che la politica monetaria inglese subirà una svolta nei prossimi mesi.

L’Unione Europea ha però dato all’Inghilterra una sorta di ultimatum: non può esistere un accordo alternativo a quello siglato e Johnson ne deve prendere atto. Da fonti istituzionali filtra che il governo londinese è rimasto sorpreso da alcune concessioni approvate dai vertici europei. Nonostante questo però, l’intenzione sembra comunque essere quella di fare di tutto per invalidare l’accordo. Il confine che divide le due Irlandese ha un’origine antica. 

La storia del confine con l’Irlanda del Nord

Fu creato per la prima nel 1921 attraverso una decisione unilaterale dell’Inghilterra.

L’Irlanda del Nord si è sempre trovata in una posizione di confine ed è diventata la prima vittima illustre della Brexit. La scelta però è stata quella di mantenerla comunque all’interno dell’Ue. Una decisione che però incide in modo diretto sull’economia londinese. Questo in quanto si tratta di una frontiera da cui passano moltissime merci verso l’Uk. Ma si tratta di una situazione che tocca direttamente anche l’Irlanda del Nord, in quanto le maggiori catene di supermercato si rifornivano spesso attraverso il Regno Unito. 

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Le eccezioni sono rappresentate dai beni di interesse nazionale che avranno un canale preferenziale per circolare. Una mossa indispensabile, in quanto il rischio era altrimenti che anche le farmacia andassero in crisi.