La birra è considerata la bevanda socializzante per eccellenza, eppure ci troviamo di fronte a una delle più grandi crisi della sua storia. 

Per dieci anni consecutivi, il settore della birra ha conosciuto una crescita inarrestabile. Soltanto nel 2019 si è registrato un +35 per cento nelle vendite rispetto all’anno precedente con oltre diciassette milioni di di ettolitri consumati.

Poi purtroppo, è arrivata la pandemia di coronavirus e la situazione per questo comparto economico sta lentamente diventando drammatica. Le chiusure forzate dei locali hanno infatti prodotti danni inqualificabili al settore della ristorazione a tutti i locali che somministrano bevande alcoliche. Perdite che di certo non possono essere compensate dalla vendita da asporto che viene concesso alle attività. 

Birra Artigianale, una filiera che vale dieci miliardi

Una situazione molto critica che molto presto presenterà il conto. Parliamo infatti di una filiera in grado di generare soltanto lo scorso anno dieci miliardi di euro di valore condiviso e che da lavoro ad oltre centomila famiglie.

Ma da quando l’epidemia di coronavirus è apparsa in Occidente, il settore ha perso oltre un miliardo e mezzo di ricavi provocando la perdita di oltre ventimila posti di lavoro. E i dati pubblicati dall’Osservatorio Birra sono impietosi. Anche perchè parliamo di una crisi economica in cui regna la totale incertezza sul futuro.

Nessuno infatti è in grado di affermare con sicurezza che non ci saranno altri lockdown il prossimo anno. La produzione sul territorio di birra ha subito negli ultimi un calo del 22 per cento con il settore Ho.Re.Ca alle prese con un danno commerciale che supera il miliardo di euro. 

La birra è stata la bevanda più consumata durante il lockdown

Una nota positiva contenuta nel report, è che secondo alcuni sondaggi, gli italiani per fortuna non hanno perso la voglia di consumare alcolici.

Difatti la birra è stata la bevanda più consumato nel lockdown e dal sondaggio emerge inoltre come venga considerata l’alcolico socializzante per eccellenza. Si può affermare che il commercio di questa bevanda alcolica è letteralmente esploso nel 2009. E la sua costante crescita ha portato benefici a tutto il tessuto produttivo italiano. Parliamo infatti di un prodotto che nelle sue fase di realizzazione e vendita, coinvolge tantissimi player del settore.  

Le ricerche di AssoBirra e UnionBirrai

Il problema però, come ha denunciato AssoBirra in queste settimane, è che gli aiuti del governo non si stanno rivelando sufficienti a sostenere economicamente i settori più colpiti dalla pandemia. Una tesi condivisa da più di metà delle persone intervistate nel sondaggio.

E un altro allarme molto importante sulla stabilità di questo settore è arrivato da uno studio pubblicato dall’associazione UnionBirrai. La ricerca ha evidenziato come a partire dalla prima settimana di lockdown, molti birrifici hanno iniziato a registrare una flessione molto importante del fatturato, che in molti casi arriva anche al 90 per cento. 

Il vero problema sono gli aiuti di Stato varati dal governo

Ma il vero problema del comparto, come accennato in precedenza, sono gli aiuti di stato.

Nei nuovi Decreti Ristori infatti, il Codice ATECO dei piccoli birrifici viene equiparato a quello delle multinazionali del settore.

Un accostamento insensato e controproducente, che mette sulle stesso piano due tipologie di attività molto diverse tra loro. La birra artigianale rispetto a una grande azienda, vende solo in minima parte nella grande distribuzione. Per il resto, si tratta di un giro commerciale in cui la vendita è ristretta a pub e ristoranti. Evidente dunque, che rispetto a una multinazionali, i danni che registra un birrificio a causa delle nuove misure restrittive sono molto più consistenti.

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