Bike Economy: che cos’è

Per “Bike Economy” si intendono tutti quei settori in cui la bicicletta viene considerata un valore economico, che dunque può generare crescita e sviluppo. Sul piano industriale ad esempio, la Bike Economy non coinvolge soltanto la produzione di questo mezzi e dei loro componenti, ma anche tutto quel settore industriale che si occupa di costruire piste ciclabili, ciclovie, e tutte quelle strutture che permettono e agevolano la circolazioni di questo mezzo.

Se all’utilizzo quotidiano della bici aggiungiamo inoltre il fenomeno crescente del cicloturismo, arriviamo ad ottenere un comparto economico così rilevante da meritarsi un proprio indice, il PIB (Prodotto Interno Bici). 

Nonostante sia un mezzo di trasporto molto antico, da qualche anno la bicicletta è stata riscoperta nelle nostre città. Questo è accaduto principalmente perchè il mondo si è progressivamente avvicinato ai temi delle green economy, e la bicicletta è diventata in breve tempo uno dei protagonisti di questo cambiamento.

La sua capacità di potenziare il traffico stradale senza inquinare, l’hanno resa infatti uno dei mezzi di trasporto più eco sostenibili che abbiamo a disposizione.

In tutta Europa, il settore delle bici ha dato nuova linfa a diversi settori commerciali. Dalla tecnologia alla moda fino ad arrivare all’industria e alle economie basate sul rispetto dell’ambiente. Un giro d’affari che cresce di anno in anno, e che al momento si attesta intorno ai 500 miliardi di euro.

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Cicloturismo

Una recente ricerca condotta da Ismart-Legambiente-UnionCamere, ha mostrato come nel 2018, il cicloturismo abbiamo coinvolto più di sei milioni e mezzo di persone, raggiungendo un fatturato di circa sette miliardi e mezzo di euro.

L’italia al momento fatica molto a rimanere al passo con i tempi, e sfruttare tutti i potenziali benefici economici che questo modello può generare. Da un punto di vista industriale, l’arretratezza del nostro paese è quasi una contraddizione, considerato che al momento siamo tra i primi produttori di biciclette in Europa. Un giro d’affari di oltre un miliardo di euro, che coinvolge migliaia di lavoratori.

Questo è dovuto al fatto che a differenza delle politiche attuate dalle grandi capitali europee, come Londra o Parigi, nel nostro paese gli investimenti nelle infrastrutture continuano continuano ad essere molto limitati. Le nostre strade non sono sicure, non vengono mantenute e gestite in maniera adeguata, e raramente vengono progettate per fornire degli spazi sicuri a chi vuole utilizzare la bici per muoversi.

Non è un problema da poco, e fino a quando non esisteranno strade che i ciclisti possano utilizzare in totale sicurezza, difficilmente questo modello economico potrà essere sfruttato al massimo del suo potenziale.

Lo scorso anno, il Ministero dei Trasporti ha stanziato circa 360 milioni di euro per promuovere la nascita del Sistema nazionale delle Ciclovie Turistiche. Si tratta di una nuova infrastruttura che ha lo scopo incentivare il turismo sostenibile. Le risorse economiche stanziate, serviranno alla costruzione e allo sviluppo di 5.690 Km di nuovi itinerari. Tra questi, la ciclovia Ven-To tra Venezia e Torino e il grande raccordo anulare delle bici a Roma. 

Eppure, ogni chilometro di pista ciclabile genera ricchezza economica. 

I vantaggi della mobilità su Bici

Alcuni esperti sostengono che se i centri abitati con più di 50 mila abitanti adottassero il modello virtuoso di altre città come Bolzano o Ferrara, la prima conseguenza sarebbe un rapido incremento dei posti di lavoro in tutti i settori commerciali connessi alla Bike Economy, come la vendita di bici e di abbigliamento idoneo la produzione e il ricambio di accessori. 

Nella Bike Economy, la tendenza torna dunque ad essere quella di riparare i mezzi di trasporto, piuttosto che comprarne dei nuovi.  Esistono anche appassionati che decidono di trasformare i loro vecchi modelli in E-bike (una bicicletta elettrica con motore integrato). Sono inoltre  aumentate anche le aziende che offrono servizi di noleggio, come ad esempio quelle che affittano parchi bici locali, in cui i turisti affittano i mezzi per poter effettuare escursioni turistiche. 

La vacanza in bici è un fenomeno che si sta sviluppando sempre più velocemente. Un rapporto pubblicato da Isnart-Legambiente, presentato al Bike Summit 2019, ha presentato dei numeri molto interessanti sul tema. Innanzitutto, le vacanze in bici coinvolgono l’8,4 per cento del turismo complessivo in Italia, con circa 6 milioni di turisti che utilizzano la bicicletta per spostarsi. Una cifra questa, che ha subito un aumento del 40 per cento negli ultimi 5 anni.

In questo settore, sono inoltre anche nati editori altamente specializzati sul tema, come ad esempio la rivista Ediciclo, che si occupa di pubblicare manuali e narrativa dedicati al cicloturismo. Anche l’abbigliamento tecnico per ciclisti sta conoscendo una grande espansione, con aziende come la Santini che organizza dei ciclotour in collaborazione con ChronoPlus.

La Bike Economy in Italia

Un capitolo a parte è quello delle imprese: esistono oggi realtà come Girolibero, il principale tour operator italiano specializzato in vacanze in bicicletta, con un catalogo di oltre 200 itinerari nel mondo, e Bikenomist, società di comunicazione e formazione dedicata al mondo delle biciclette.

In Trentino la bicicletta è un mezzo di trasporto a uso quotidiano grazie anche all’integrazione con altre forme di mobilità. Le bici salgono sui treni regionali, e un servizio di metropolitana trasporta i ciclisti con i rispettivi mezzi da una località turistica all’altra, mentre una app rende possibile prenotare la bicicletta giusta. Non a caso proprio in questo luogo sta nascendo un vero cluster dedicato all’economia delle due ruote.

Nonostante gli ostacoli legislativi, sul territorio italiano si moltiplicano iniziative ed investimenti.

Un modello di successo, per le ricadute sul territorio e l’attrazione di turisti anche dall’estero, è quello del Ponente ligure. La pista ciclabile del parco costiero «Riviera dei Fiori» ha un’estensione complessiva di 24 chilometri. Essa nasce sull’ex tracciato costiero a binario unico della vecchia linea ferroviaria Genova-Ventimiglia. Il tratto è quello compreso tra Ospedaletti-Sanremo e San Lorenzo al Mare, dismesso nel 2001 e spostato a monte per il raddoppio.

Sempre in Liguria tra Albisola e Arenzano c’è una pista ciclabile che sfrutta in parte la sede dell’ex ferrovia e offre una panoramica sul Mar Ligure. 

Vivere in una grande città senza dover usare un’automobile

Il sistema sanitario, è forse il settore che trae più benefici da un utilizzo sempre più massivo delle bici da parte delle persone. Il fatto di avere a che fare con un mezzo ad emissione zero migliora inevitabilmente l’ambiente e la salute delle persone. La prima conseguenza di questo, è una consistente diminuzione dei costi della sanità e di quelli che riguardano la viabilità urbana ed extraurbana.

Sono in costante aumento inoltre, nei territori che hanno iniziato ad abbracciare la Bike Economy, eventi ed iniziative che cercano di promuovere questo nuovo tipo di turismo.

Vivere in una grande città senza dover usare un’automobile, sta diventando un sogno per molte persone.

La Norvegia è forse uno degli esempi più virtuosi in Europa su questo tema. Oltretutto sembra che questa nazione stia provando a compiere un ulteriore progresso che stimolerà ancora di più la green economy. Dal 2019 infatti, Oslo proibirà a tutte le automobili, senza alcuna distinzione tra veicoli elettrici, ibridi o a carburanti inquinanti, l’accesso al centro della città.