La famiglia Benetton ha deciso di dare il via a un vero e proprio scontro contro il governo. 

In una seduta straordinaria del consiglio di amministrazione di Atlantia infatti, il Cda ha preso una decisione molto forte. Ha infatti conferito mandato ai suoi legali per tutelarla da dei gravi danni che ritiene di aver subito da parte del governo. 

Danni che secondo la holding, derivano in primo luogo da alcune dichiarazioni da parte di un esponente del governo riguardo la possibilità  di poter accedere ai finanziamenti bancari con garanzia Sace, introdotti dal decreto liquidità.

Cosa afferma il comunicato del Cda

Nel comunicato emesso dal gruppo, viene infatti spiegato che alcune dichiarazioni di un esponente dell’esecutivo, che ha affermato che alla holding non andrebbe concesso il prestito garantito, hanno costretto il Cda ad avviare queste azioni legali. 

Questo, in quanto per il gruppo si è creata una situazione di incertezza considerata inaccettabile.

Anche perché la holding nel comunicato ribadisce anche il fatto che il 5 Marzo aveva inviato una lettera al governo. In questa, il governo veniva invitato a trovare una soluzione condivisa riguardo il procedimento di contestazione avviato dopo il crollo del Ponte Morandi.

Nel comunicato infatti, il gruppo ricorda che “Aspi sta sostenendo tutti gli oneri per la costruzione del nuovo ponte di Genova (ormai completato) e ha immediatamente attivato i risarcimenti a persone e imprese, esternalizzando inoltre il sistema di ispezione delle infrastrutture, la situazione di incertezza continua purtroppo a protrarsi”.

Un contesto ha messo la holding dei Benetton in una situazione finanziaria parecchio complicata.

All’estero il gruppo opera infatti in altri 23 paesi e a causa di questo procedimento sta scontando diverse difficoltà sul mercato finanziario. 

I Benetton criticano fortemente il decreto Milleproroghe

Inoltre, nel documento si contesta duramente il decreto Milleproroghe.

Le modifiche introdotte all’articolo 35 attraverso una modalità unilaterale e retroattiva hanno generato un downgrade del rating del gruppo. Questo infatti è stato abbassato al livello “sub investment grade”. Questo declassamento ha reso l’accesso al mercato finanziario molto difficile. 

Una situazione che ha costretto Atlantia a dover mettere a disposizione di Aspi una linea di credito di 900 milioni di euro. 

Contestualmente, il gruppo ha attaccato il governo anche per un’altra questione, finita in stallo sempre a causa del Milleproroghe.

Il blocco della linea di credito ottenuta da Cassa depositi e Prestiti

Nel 2017, la holding  aveva infatti ottenuto dalla Cassa Depositi e Prestiti un finanziamento pari a 1,3 miliardi di euro.

A causa della modifica all’articolo 35 del decreto, Aspi non ha ricevuto alcuna erogazione su questo importo. Ad inizio Aprile aveva richiesto di poter accedere a 200 milioni di euro d questa linea di credito, ricevendo un secco rifiuto. 

C’è poi la questione dei prestiti garantiti.

Autostrade infatti, come accennato in precedenza, aveva fatto richiesta, in accordo con Unicredit, di poter accedere ai prestiti garantiti dalla Sace. Una mossa necessaria per far fronte alla crisi innescata dal coronavirus. Un prestito che il gruppo ritiene doveroso gli sia concesso.

Nel comunicato infatti viene specificato che bigosna tener conto del ruolo che la società ha svolto “in termini di incidenza su infrastrutture critiche e strategiche”. 

Il problema, è che fin quando la questione della revoca delle concessioni rimane sul banco del governo, l’accesso a questi prestiti non viene concesso alla società. Una mossa che la holding dei Benetton non può più ignorare. Il lockdown infatti ha colpito pesantemente Aspi. 

La perdita di ricavi complessiva, durante il periodo di quarantena, si attesta oltre il miliardo di euro. Nei primi cinque mesi del 2020, Aspi ha subito una perdita dell’80 per cento del fatturato rispetto allo scorso anno. 

A rischio ci sono anche i dipendenti del gruppo

Nel comunicato viene poi rimarcato che questa situazione a breve avrà un impatto diretto anche sui dipendenti della società.

Per la società infatti, a breve non sarà più possibile tutelare i suoi 31 mila dipendenti, di cui 13 mila nel nostro paese. 

Il gruppo della famiglia Benetton si è ritrovato costretto ad utilizzare la linea di credito da 900 milioni messa a disposizione da Atlantia. Il problema è che soluzione, l’ha inevitabilmente resa più fragile agli occhi degli operatori del mercato. Anche perché questi soldi verranno utilizzati per il mantenimento e la manutenzione delle infrastrutture. E questo significa che il gruppo ha dovuto rinviare “la realizzazione di altri investimenti una volta rinvenute le necessarie dotazioni finanziarie”

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Per tutti questi motivi dunque, il Cda guidato da Carlo Bertazzi  “pur continuando a confidare in una rapida e positiva soluzione della vicenda”, ha deciso di dare il via a delle azioni legali contro il governo per i danni che sta subendo.