L’allarme di Bankitalia non può certo essere frainteso.

Il sistema previdenziale italiano è al collasso. Se in futuro non verranno effettuati dei tagli, esiste anche il rischio concreto che l’Inps possa andare in bancarotta.

Colpa del Covid? Più che altro, si può affermare che le conseguenze economiche causate dalla pandemia di coronavirus hanno aggravato una situazione che era già molto critica in precedenza. 

Queste alcune delle dichiarazioni che hanno fatto discutere del governatore Ignazio Visco, rilasciate nel corso di un suo intervento agli Stati Generali delle Pensioni.

Bankitalia, le dichiarazioni del governatore Ignazio Visco

Per Visco infatti “i sistemi a capitalizzazione risentiranno del calo registrato dai rendimenti finanziari (che riduce il valore del montante accumulato) e l’aumento della disoccupazione avrà l’effetto di ridurre i versamenti dei lavoratori ai fondi. Per quanto riguarda i sistemi pubblici a ripartizione, la riduzione degli occupati ridurrà le entrate contributive, e probabilmente aumenterà gli esborsi (chi ha perso il lavoro in questi mesi tenderà, se le regole glielo consentono, a pensionarsi)“.

La spesa per le pensioni risulta impossibile da sostenere nel lungo periodo.  Senza dimenticare che il debito pubblico continua a restare fuori controllo nella sua crescita. Per il governatore di Bankitalia, si tratta di un problema con il quale il governo deve confrontarsi al più presto. Anche perchè, va molto oltre una possibile sostituzione di Quota 100. 

Pensioni, eliminare Quota 100 non basta

E per spiegare le differenza rispetto al passato, Visco ha utilizzato un esempio molto semplice. 

Nel 1965 il rapporto tra lavoratori e pensionati era di uno a cinque. Oggi dobbiamo invece fare i conti con una proporzione che sta su uno a uno. Un dato che lascia dunque ben intendere il motivo per cui la spesa futura del nostro sistema previdenziale diventerà ben presto insostenibile.

Complice anche un mercato del lavoro così frammentato e caratterizzato da una miriade di contratti precari. Risulta evidente che i lavoratori di oggi non riusciranno a sostenere le pensioni future grazie ai loro contributi.

Eliminare Quota 100 è dunque soltanto un piccolissimo passo versa una futura sostenibilità del sistema.

E per il momento, una soluzione è stata trovata nell’emissione di Btp a lunga scadenza.

Ma alla lunga, l’unica soluzione per rimettere realmente i conti a posto nel nostro paese sembra quella di apporre sin da subito un taglio dell’importo degli assegni esistenti e ridurre il valore delle prestazioni pensionistiche oltre un certo livello di reddito. 

Il buco creato dal fondo pensioni per i lavoratori pubblici

Una scelta che in realtà potrebbe generare diverse conseguenze indesiderate, ma che sembra l’unico per salvare lo Stato da un fallimento che nei prossimi anni potrebbe divenire quasi inevitabile.

Sono in molti a ricordare che al momento l’Italia ha un debito pubblico non così dissimile da quello che ha portato la Grecia al default.

Il Fondo pensioni dei lavoratori pubblici attualmente vanta un buco da circa trenta miliardi di euro. Un dissesto iniziato probabilmente nel 2013 quando Inpdap e Enpals sono stati incorporati all’interno dell’Inps. 

Pensioni, le dichiarazioni del  Presidente dell’Inps

Di recente però, il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha dichiarato che non bisogna essere troppo catstrofisti riguardo la futura tenuta dei conti dell’Istituto di Previdenza.

A suo parere infatti l’equilibrio dei conti dell’Istituto non è in discussione ed ogni aggravio generato dall’eccezionalità del periodo viene costantemente monitorato e ha garanzia di copertura nel complessivo controllo dei conti pubblici e nelle manovre di Governo e Parlamento“. Anche perché Tridico aggiunge in seguito che non bisogna dimenticarsi che proprio a causa dei danni economici creati dalla pandemia di coronavirus,  l’Inps è stata costretta ad adottare misure straordinarie che hanno contribuiti a portare in deficit il bilancio.

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