Un articolo pubblicato sul sito Voxeu.org, il 4 dicembre 09, ha provocato nelle ultime settimane un vivace dibattito tra studiosi, economisti ed esponenti politici.

Il tema affrontato riguardava la capacità delle banche di poter creare soldi dal nulla. Gli autori dell’articolo sono Pontus Rendhal e Lukas B. Freund, due studiosi di economia provenienti dall’Università di Cambridge.  

I due autori sostengono innanzitutto che non bisogna pensare che la creazione di moneta da parte di una banca,  avvenga completamente dal nulla.

 Il “Fenomeno” della creazione di moneta da parte delle Banche

Sostenere che una banca possa realmente farlo, porta secondo loro a introdurre una metafora erronea e pericolosa, che ci allontana da una reale comprensione del fenomeno.

Inoltre, con una certa vena polemica, i due economisti fanno notare che il fatto che questa credenza sia così diffusa presso l’opinione pubblica, è da imputare anche a molte pubblicazioni ufficiali realizzate dalle banche centrali.

La realtà per i due autori è molto diversa. In primo luogo, le banche non creano denaro dal nulla, ma grazie ai lori asset, ovvero i beni che possiedono e il denaro liquido presente nelle loro casseforti.

Oltre all’affidabilità e la fiducia che hanno in quanto istituzione, presso i clienti e le autorità.

Ma prima ancora di affrontare meglio questo tema, occorre avere un’idea più chiara di cosa sia la moneta e a quali condizioni può venire emessa.

Il ruolo della moneta

Il ruolo della moneta è cambiato moltissimo nel tempo, così come sono cambiati i sistemi economici che l’umanità ha scelto di sperimentare nel suo cammino.

La prima cosa importante da comprendere è che nell’attuale sistema economico in cui viviamo, la moneta non possiede alcun valore intrinseco. Non è più vincolata all’oro come in passato, e il suo valore dipende unicamente dalla fiducia che gli attori economici ripongono in chi la emette.

Per essere ancora più chiari, quando una banca centrale emette una banconota da 100 euro, il suo valore dipenderà unicamente dal fatto che le persone a cui la diamo per completare un acquisto, la accettino come merce di scambio fidandosi dell’affidabilità di chi la ha emessa.

Nel mondo moderno, la moneta è poi perlopiù costituita da depositi bancari. Circa l’8 per cento di quello che la BCE cataloga come moneta, sono in realtà depositi bancari. I depositi a vista (ovvero quei depositi che sono immediatamente convertibili in contante) ne costituiscono la parte più rilevante. La moneta fisica, quella che utilizziamo tutti i giorni per completare un acquisto, rappresenta soltanto il 9 per cento dell’intera massa monetaria. 

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Le funzioni delle Banche Centrali

Le Banche Centrali si occupano di controllare e gestire la moneta che circola all’interno di uno stato sovrano. Le sue funzioni principali sono tre. 

In primo luogo si occupa 1) di monetizzare la spesa dello Stato. Questo significa che nel momento in cui uno Stato decide di fare spesa pubblica, la banca centrale si occupa di realizzare materialmente la spesa. Attraverso gli strumenti di politica monetaria, si occupa poi di fissare 2) il tasso di interesse target che fa da riferimento per i tassi di interesse delle banche commerciali. Infine, 3) gestisce le riserve bancarie.

Le banche centrali sono attualmente le uniche istituzioni autorizzate a poter emettere legalmente moneta. Tramite gli aggregati monetari, conosciute come sigle M1, M2, M3, ne monitorano l’evoluzione e la circolazione nel circuito economico mondiale.

Il ruolo delle Banche Centrali

Le banche centrali non possono però creare moneta in quanto non hanno i depositi come passività, ma le riserve delle banche commerciali.

La banca diventa il custode della moneta che concerne la somma versata. La moneta creata da una banca centrale, viene quindi semplicemente accreditata nei conti delle banche commerciali, e non arriva direttamente al tessuto economico del territorio, che sono famiglie ed imprese.

Le banche centrali, nei momenti in cui la normale creazione di moneta si interrompe, stampano allo scopo di abbassare il costo del denaro per incentivare le banche commerciali ad erogare prestiti che riportino denaro nell’economia reale.

Il ruolo delle Banche Commerciali

Normalmente, il reddito di un’impresa o di un soggetto privato viene conservato in un conto corrente, o in un deposito su un conto a risparmio. Nel momento in cui si sceglie un conto corrente, non bisogna pensare che la banca gestica i soldi dei correntisti come se questi fossero poi conservati realmente in un luogo.

Quando ad esempio una banca commerciale decide di emettere un prestito, questa addebita dei soldi sul conto corrente di chi lo ha richiesto, creando di fatto nuova moneta dal nulla.

La Banca Centrale non controlla l’offerta di moneta, in quanto l’erogazione del credito viene gestita in maniera totalmente autonoma ed indipendente dalle banche commerciali.

Nel momento in cui un soggetto privato deposita dei soldi in banca, questi vengono inviati direttamente alla banca centrale, e viene creato presso di questa, un conto che abbia un corrispettivo in riserve della somma versata.

Il contante inviato viene fisicamente distrutto, in quanto costa più custodirlo che stamparlo quando serve. Ogni banca centrale possiede infatti un contatore elettronico del credito in riserve. 

La riserva frazionaria

Ricapitolando, quando si deposita un assegno o si ricevono dei soldi tramite un bonifico, la banca accredita su quel conto corrente l’ammontare della somma soltanto in termini contabili, in quanto la legge consente alle banche commerciali di avere a disposizione una cifra minima, chiamata riserva frazionaria, da mettere a garanzia di quella somma.

Le eccedenze rispetto alla riserva stabilita per legge, vengono solitamente investite dalla banche commerciali in attività finanziarie allo scopo di generare ulteriore profitto.

Il concetto di riserva frazionaria nasce nel medioevo. A un certo punto di quell’epoca, i banchieri si resero conto che soltanto un numero molto esiguo dei loro clienti, che ai tempi depositavano l’oro per avere in cambio delle banconote, tornavano poi in banca per esercitare il loro diritto alla convertibilità, e riavere indietro l’oro in cambio delle banconote.

A quel punto, i banchieri individuarono una riserva minima da conservare per adempiere alle richieste di riscatto dei clienti, decidendo di poter liberamente utilizzare la restante parte.

La moneta creata dalle banche commerciali, non introduce però una ricchezza al netto del sistema. 

Il profitto di una banca commerciale proviene esclusivamente dalle differenze dei tassi applicati sul credito erogato.