L’automotive è pronto alla grande trasformazione. Analisti ed esperti del settore ne sono convinti: il 2020 sarà l’anno della rivoluzione elettrica. Ma non solo. Il mercato dell’auto ha bisogno di evolvere per non vivere tempi grami, che colpirebbero milioni di lavoratori in tutto il mondo. 

Automotive: il limite alle emissioni di CO2

In Europa parecchi costruttori rischiano di avere problemi nel rispettare i più vincolanti limiti sulle emissioni di CO2 imposti per il 2021. 95 grammi al chilometro sulla media della gamma.

Stando ad una serie di ricerche pubblicate sui più autorevoli organi di stampa internazionali, allo stato attuale quattro gruppi, due dei quali di auto di lusso, sarebbero in grado di rientrare nei limiti.

Volvo, capace di restare addirittura 13,4 g/km sotto la soglia normativa, Toyota (-11), Renault-Nissan (-4,6) e Jaguar Land Rover (-1,1).

Le performance ambientali peggiori del settore

Le performance ambientali peggiori vengono attribuite a due marchi americani, almeno in parte come FCA, che rischierebbe la multa più alta in assoluto. E cioè 1,3 miliardi di euro per via di uno sforamento medio della flotta pari a 10,1 g/km.

Ford, che fra i costruttori presi in considerazione è accreditato del secondo risultato meno lusinghiero, oltrepasserebbe la soglia permessa di 4 g/km con una multa stimata attorno ai 450 milioni di euro.

In termini assoluti, il gruppo Volkswagen sarebbe chiamato a pagare una sanzione di 1,2 miliardi di euro, soprattutto per via dei volumi, visto che le emissioni sarebbero di “appena” 2,8 g/km oltre il consentito.

Malgrado l’impegno sull’elettrificazione, anche Bmw non se la passa meglio: la multa sarebbe di mezzo miliardo (3,7 g/km di CO2 di troppo in media).

Fra i costruttori presi in esame, anche Hyundai e Kia e il nuovo colosso europeo PSA-Opel rischierebbero una sanzione: per entrambi i gruppi viene stimato uno sforamento di 2,4 chilogrammi.

Per i coreani si configura una ammenda di 290 milioni, per i francesi di 570. Questa valanga di miliardi di euro che ballano sta spingendo sempre di più le case automobilistiche verso una decisa trasformazione industriale dei modelli produttivi.

La soluzione per il settore Automotive?

Banale a dirsi, difficile da concretizzare: ampliare l’offerta di modelli elettrici, ibridi e plug-in. E gli investimenti crescono in maniera esponenziale: secondo un rapporto di AlixPartners, la spesa annuale del settore per la guida autonoma e i veicoli elettrici raggiungerà un totale di 85 miliardi di dollari entro il 2025 e di 225 miliardi di dollari entro il 2023.

Per ammortizzare le spese, stanno nascendo come funghi partnership e joint venture tra aziende. Basti pensare alla liaison tra la General Motors Corporation (GM), la più grande casa automobilistica americana, e LG Chem, il colosso sudcoreano della chimica: una collaborazione da 2,3 miliardi di dollari per la produzione di celle a batteria per veicoli elettrici.

Le due compagnie stanno progettando di costruire una fabbrica di pile a batteria in Ohio. La costruzione dell’impianto dovrebbe iniziare a metà del 2020 e generare 1.100 nuovi posti di lavoro. La grandezza dell’impianto, secondo GM, comporterebbe un basso costo per chilowattora (kWh), un valore chiave per rendere i veicoli elettrici più convenienti. 

I Principali Accordi  

Tra i principali accordi troviamo anche quello fra Hyundai Motor e il fornitore di auto Aptiv. Stanno per dar vita ad una joint venture da 4 miliardi di dollari che promuoverà progettazione, sviluppo e commercializzazione di tecnologie di guida autonoma SAE di livello 4 e 5, ovvero ad alta e completa automazione.

Secondo il comunicato stampa, la joint venture inizierà a testare sistemi completamente privi di conducente nel 2020. Avrà una piattaforma di guida autonoma, disponibile per i fornitori di robotaxi, gli operatori di flotte di veicoli e i produttori automobilistici, nel 2022.

E ancora: la Volkswagen ha recentemente deciso di investire 2,6 miliardi di dollari in Argo AI, la startup di software per veicoli autonomi con sede a Pittsburgh supportata anche dalla Ford. Le due case automobilistiche globali, VW e Ford, hanno infatti deciso di unire le forze per costruire camion e veicoli commerciali, nonché auto elettriche. 

La fusione tra Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e PSA Group

E cosa dire della prossima fusione tra Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e il gruppo automobilistico francese PSA Group, a cui appartengono i marchi Peugeot, Citroën, DS, Opel e Vauxhall Motors?

Un gigante che porterà alla nascita del quarto costruttore di auto al mondo, dal valore di circa 45 miliardi di euro, con ricavi annui congiunti di quasi 170 miliardi di euro, un utile operativo annuo di oltre 11 miliardi di euro. Stiamo parlando di 140 stabilimenti nel mondo, oltre 400 mila dipendenti e almeno 8 milioni di autoveicoli venduti ogni anno. Prevedibili le strategie congiunte per sviluppare prodotti ibridi ed elettrici di ultima generazione.

L’Automotive corre verso l’elettrificazione

Insomma, è tutta una corsa all’elettrificazione, dovuta anche alla riduzione del prezzo del pacco batteria, in genere il componente più costoso in un’auto elettrica.

Dal 2010 al 2019, i prezzi della batteria agli ioni di litio sono infatti scesi da 1.100 a 156 dollari per chilowattora, con un taglio dell’87%. Solo dal 2018 al 2019, la riduzione è stata del 13%, come rivela il rapporto annuale pubblicato da Bloomberg New Energy Finance (BNEF). Per ridurre ulteriormente le spese, un numero sempre maggiore di produttori di batterie sta iniziando a realizzare impianti su base nazionale.

Oltre alla già citata joint venture fra LG Chem e GM, SK Innovation sta costruendo un impianto in Georgia e il colosso cinese della batteria CATL ha affermato di voler creare una propria sede negli Stati Uniti.

Tesla, dal canto suo, dopo aver costruito in soli otto mesi una “Gigafactory” a Shanghai, prevede di investire circa 4 miliardi di euro nella fabbricazione di un nuovo stabilimento in Germania. Operatività entro il 2021.

BNEF stima che le dimensioni del mercato globale delle batterie si aggirino attorno ai 116 miliardi di dollari all’anno, esclusi gli investimenti nella catena di approvvigionamento. Ma, a partire dalla seconda parte del prossimo decennio, i guadagni potrebbero essere molto maggiori. La rivoluzione è partita: l’utenza sarà pronta a recepire tanta innovazione in pochi anni?