La Astaldi è una multinazionale che si occupa della costruzione di opere ingegneristiche in circa settanta paesi in tutto il mondo.

Tra le opere più importanti realizzate dall’azienda, si possono citare la stazione ad alta velocità di Napoli- Afragola, la Fiera di Milano, l’impianto elettrico di Pont Ventoux, l’ospedale di Mestre e la linea ferroviaria ad alta velocità Roma- Napoli. Per quanto riguarda l’estero invece, si possono citare l’autostrada dell’Anatolia in Turchia e il Terzo Ponte sul Bosforo.

Da diversi mesi, è in atto un duro scontro tra i risparmiatori e l’azienda. La questione è molto complessa, ma in queste settimane gli obbligazionisti sono riusciti ad ottenere una prima importante conquista nei confronti di Astaldi.

Il comitato degli obbligazionisti ha bocciato il concordato, con il 73 per cento di voti contrari, da 750 milioni di euro con scadenza 2020. Un risultato molto importante per gli azionisti, in quanto apre la strada alla possibilità di poter impugnare adesso l’omologa del concordato.

La battaglia contro Astaldi: le origini del conflitto

A partire dall’estate 2019, si è verificato un duro scontro tra società e azionisti.

Il comitato bondholders ha iniziato infatti a denunciare alcune criticità che a loro parere, li ha danneggiati in maniera rilevante.

In primo luogo c’è stata la questione del salvataggio dell’azienda, indispensabile per avviare il Progetto Italia. Questo infatti, è stato scaricato interamente sulle spalle degli obbligazionisti. Gli investitori che hanno sottoscritto bond per 890 milioni di euro si sono visti a causa di questo, azzerate le loro quote.

Un danno che è stato preso molto male dagli obbligazionisti, che già un anno fa’ scoprirono senza nessun preavviso che l’impresa aveva richiesto un concordato preventivo. Questo, nonostante le rassicurazioni rese dalla società stessa, nonostante le difficoltà in Turchia e Venezuela. 

Le questioni in Turchia e Venezuela

Le attività dell’azienda in Venezuela e i dati relativa a questa, valutate ai tempi 121 milioni di euro, venivano infatti ripetutamente corrette e rettificate. In questo, i risparmiatori hanno iniziato lentamente a vedere il rischio che la quota relativa alle attività nel paese, venisse azzerata.

Un’altra questione molto problematica riguardava la Turchia. Sulla cessione del Ponte sul Bosforo pesava infatti una penale da 100 milioni di euro, oltre al diritto di prelazione spettante a Ictas. A questo si aggiungeva poi il fatto che gli asset legati al campus di Ankara erano fortemente a rischio a causa delle tensioni geopolitiche legate alla guerra curda. 

Nel conto effettuato dagli azionisti inoltre, il ristoro si sarebbe dovuto attestare intorno al 23 per cento, contro il 38 per cento presentato nella relazione di Astaldi. Un dato che però, gira decisamente a favore dei risparmiatori. La legge infatti prevede che se il recupero risulta inferiore al 30 per cento, agli obbligazionisti è riservata la possibilità di poter presentare una loro proposta di accordo.

Una situazione che ha reso il conflitto tra le parti ancora più teso, in quanto se gli obbligazionisti non sono mai stati per nulla intenzionati a perdere i loro soldi, dall’altro Salini Impregilo non hai mai mostrato alcuna intenzione di rinunciare al Progetto Italia.

Concordato Astaldi: la situazione ad oggi

Da queste basi sono partite le contestazioni che arrivano al presente. 

Innanzitutto gli obbligazionisti hanno contestato duramente l’assegnazione di warrant premiali in favore di Salini e delle banche finanziatrici. Questo per loro ha rappresentato una evidente lesione della par condicio creditorum. Inoltre è anche contestata la recovery value che risulta al 18 per cento.

Una percentuale di molto inferiore al 33 per cento che era stata calcolato di Commissari e al 38 per cento che era stato dichiarato dall’azienda.

L’accusa rivolta dal comitato dei bondholder consiste tutt’ora nel fatto che il piano presentato da Astaldi ai creditori chirografari ha portato a una disparità di trattamento che si è poi risolta in una riduzione del recovery value a discapito degli obbligazionisti.

Questo perché vi sono stati alcuni creditori, che a causa della continuità aziendale hanno goduto dell’attribuzione patrimoniale estesa a tutti i creditori chirografari, ma anche del mantenimento dei loro rapporti commerciali.

Inoltre, gli obbligazioni hanno criticato duramente i warrant premiali riconosciuti alle banche necessari alla ricapitalizzazione della società.

Il finale è tutt’altro che scontato

Il comitato ha poi evidenziato che la proposta concordataria si presenta non attendibile nella parte in cui si indica in 569 milioni di euro il valore che deve essere riconosciuto ai creditori chirografari.

In base infatti a una relazione prodotta da un attestatore indipendente incaricato dal comitato, è impossibile prevedere quale sarà il prezzo delle azioni alla fine del 2020. La prima conseguenza di questo è che l’informazione che è stata offerta riguardo al recovery value risulta incompleta. Anche perché nella proposta presentata da Astaldi, il valore nominale delle azioni non viene specificato.

Adesso però con la bocciatura del concordato, gli obbligazionisti si ritrovano in una posizione sicuramente più forte per far valere le loro ragioni.

La “battaglia”, sarà però ancora lunga. E considerato quanto sia complicata questa vicenda, il finale è tutt’altro che scontato.