Tutti noi, quando ci capita di parlare di sport, rivolgiamo quasi sempre il nostro pensiero alla pratica professionistica.

Parliamo di sport e associazioni, e il riferimento va sempre alla Lega di Seria A, alla Formula 1, o alla Lega Basket di Seria A. Oppure volgendo lo sguardo all’estero, magari pensiamo alla Lega NBA, alla NFL e via dicendo.

Eppure la maggior parte delle persone che lavorano nel mondo dello sport non appartengono a queste categorie.

Il vero movimento sportivo in Italia, almeno in termini numerici, è quello dello sport di base. Un movimento che non è legato al perseguimento ossessivo dell’agonismo e del risultato ad ogni costo. Piuttosto alla semplice pratica motoria come divertimento e cura del proprio corpo.

Non solo Calcio…

In Italia, ci sono circa 20 milioni di persone che praticano sport o lavorano nel settore. Lo fanno nelle migliaia di strutture e impianti sportivi presenti sul territorio. Lo sport di base ha un impatto sul nostro prodotto interno lordo del 2 per cento. Una percentuale tutt’altro che irrisoria. Parliamo infatti di 12 milioni di tesserati ad associazioni sportive e circa 95 mila associazioni sportive formalmente riconosciute dal Coni.

Un movimento che però, che nonostante i numeri che si porta dietro, sembra essere stato totalmente ignorato dal decreto Cura Italia.

Un decreto importante, che nasce per fronteggiare una situazione di gravissima emergenza causata dall’epidemia di coronavirus. Purtroppo la pandemia da alcune settimane ha messo sostanzialmente in ginocchio l’intero mondo, privando i cittadini persino della libertà di spostarsi.

Eppure in riferimento allo sport, anche i media continuano a parlare esclusivamente del blocco dei campionati professionistici e delle conseguenze economiche di questo. Come se il resto del mondo sportivo dilettantistico non esistesse o fosse una sorta di piccola realtà limitrofa. Quando in realtà coinvolge la maggioranza delle persone del settore. 

LEGGI ANCHE Calcio: lo stop ai campionati mette a rischio gli stipendi

Le proteste dell’ASI dopo l’uscita del decreto Cura Italia

Il 21 Marzo, L’ASI (Associazioni Sportive e Sociali Italiane) ha diramato una nota nella quale ha richiesto con un urgenza un incontro con il Ministro dello sport Vincenzo Spadafora.

Il motivo era quello di potersi sedere ad una tavolo e discutere della situazione di emergenza in cui si trova lo sport non professionistico, che a detta dell’associazione, è stato totalmente ignorato dal Decreto Cura Italia.

Secondo l’ASI infatti, il governo e Spadafora in particolare, stanno dando priorità alla tutela dello sport professionistico a discapito di quello di base. L’ASI ha ricordato nella sua nota che il decreto sta ignorando un milione di operatori sportivi. Un mondo che da settimane chiede un incontro per provare a risolvere tutti i disagi che il settore sta scontando.

Il concetto di fondo ribadito nella nota, è quello che l’attenzione del governo non può rivolgersi esclusivamente a questioni come gli stipendi dei calciatori professionisti.

Come se, per l’appunto, lo sport di base fosse una piccola realtà. Insomma, la critica dell’associazione all’esecutivo, è quella di essersi dimenticati che mentre il professionismo racchiude poche migliaia di persone, quello dilettantistico ne contempla invece milioni, tra istruttori, scuole di sport e palestre e molto altre figure professionali.

LEGGI ANCHE Davide Roccaro: “Dilazioni fiscali e misure a sostegno del settore, solo così supereremo la crisi”

L’intervento del Senatore Claudio Barbaro, presidente dell’ASI

La nota inviata dall’associazione è stata però sostanzialmente ignorata sia dal governo che dal Ministro dello Sport.

In realtà, va precisato che per questa categoria il Dpm Cura Italia ha messo in campo alcune misure. L’ASI però continua a ritenerle altamente insufficienti.

Preso atto di questo, attraverso il Senatore Claudio Barbaro, presidente dell’ASI, l’associazione ha presentato delle proposte atte a correggere tutte le mancanze sulle materie che a loro parere il decreto contiene.

Barbaro di recente ha infatti affermato che “dare voce al mondo dello sport non significa parlare solo del Calcio ma di oltre un milione di operatori che rischiano di essere inghiottiti dalla crisi economica”.

In particolare l’ASI chiede al governo delle misure: 1. per il sostegno al saldo degli affitti di tutte la rete degli impianti sportivi presenti in Italia. 2. Un accesso privilegiato al credito agevolato garantito formalmente dallo Stato. 3. Un serio aiuto economico a tutti i collaboratori che lavorano nel settore.

Le otto richieste presentate

Ed è così che si è arrivati in questi giorni alla presentazione formale di otto richieste al governo che hanno lo scopo di salvare lo sport di base sul territorio in questo difficile momento storico. Queste sono:

  • posticipo delle scadenze previste per il pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza a partira dal 30 settembre 2020 fino al 31 dicembre 2020, oltre alla richiesta di estendere questa misura anche anche ai mutui e ad altri tipi di finanziamenti rateali.
  • L’estensione alla categoria C/4 delle misure previste per i canoni di locazione degli immobili ad uso sportivo, sia pubblici che privati, sino alla data del 30 Giugno 2020.
  • L’estensione delle misure previste dal governo per i canoni di locazione a tutti i canoni di locazione, sia per quanto riguarda gli immobili ad uso pubblico, che per quelli ad uso privato. Oltre a questo, la possibilità che i canoni di locazione siano gratuiti per le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate, gli Enti di Promozione Sportiva, e le società sportive professionistiche e dilettanti, a patto che tali associazioni ed enti abbiano il domicilio fiscale, e la sede legale o operativa in Italia.
  • riduzione del 50 per cento della base imponibile IMU per quanto riguarda i fabbricati che svolgono le attività bloccate dal governo nei vari decreti emanati per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Il riferimento è ai circoli sportivi e culturali ma anche a bar ristoranti ed altre attività commerciali.
  • La possibilità di dedurre delle quote di di abbonamento per quello che concerne i mesi di stop obbligatorio alle attività sportive e per coloro che risultano tesserati presso le strutture sportive.
  • L’estensione del Fondo di Garanzia per le piccole e medio imprese per ogni tipo di esigenza finanziaria. Tali fondi, nella richiesta, devono essere ad uso gratuito all’80 per cento fino ad un importo massimo garantito di 5 milioni di euro.
  • L’introduzione di un fondo, per società ed associazioni sportive dilettantistiche, che deve essere creato presso la società Sport e Salute S.p.a, pari a 20 milioni di euro. Tale fondo, deve garantire la copertura dei costi assicurativi che risultano obbligatori per i tesserati delle Fsn, Eps e Dsa. Nella richiesta presentata dall’ASI, le modalità di erogazione del fondo devono essere stabilite da un regolamento promulgato dalla società Sport e Salute S.p.A, entro la data del 30 Aprile 2020.
  • L’attuazione, per associazioni o società sportive dilettantistiche, di un bonus che deve essere erogato nel mese di marzo pari a 200. Bonus che deve essere destinato al mantenimento e alle cure veterinarie, che risultano attualmente a carico dei proprietari. Questo, allo scopo di poter garantire le condizioni minime e indispensabili alla salute e al benessere degli animali