La Cina ha paura dei colossi on line dell’e-commerce? Ai posteri l’ardua sentenza… Intanto, qualche indizio c’è. Nel giro di un paio di mesi, il Governo di Pechino sferra il secondo duro colpo ad Alibaba, il colosso cinese dell’e-commerce. Ant Group, compagnia cinese di pagamenti online fondata da Jack Ma e affiliata ad Alibaba, avrebbe violato la normativa cinese. Come? Abusando della sua posizione di leader di mercato per danneggiare la concorrenza a danno dei consumatori.

Alibaba e la caduta in Borsa

La notizia dell’indagine ha scatenato il panico in Borsa. Alibaba ha infatti chiuso con un crollo dell’8,13% la vigilia di Natale a Hong Kong. Poi, ecco il tracollo del 13,34% al Nyse. ll gruppo fondato dal miliardario Jack Ma (ricavi per 22,8 miliardi di dollari a settembre, + 37% sul 2019; 56 miliardi per tutto il 2019, + 40% sul 2018) non è riuscito ad arginare il calo. Neppure annunciando di aver incrementato il programma di riacquisto di azioni (buy-back) da 4 miliardi a 10 miliardi di dollari fino alla fine del 2022. Alibaba e rivali come Tencent, il gigante del food delivery Meituan e JD.com, hanno perso qualcosa come 200 miliardi di dollari nelle sedute prenatalizie.

La Cina contro i big del tech

Potere del paradosso. Come inquadra bene “Il Sole 24 Ore”, i big del tech, un tempo osannati per essere i portabandiera dell’ascesa economica della Cina, “ora si trovano ad affrontare una pressione crescente da parte dei regolatori”. Il timore deriverebbe dall’eccessiva velocità “con cui hanno accumulato centinaia di milioni di utenti e acquisito influenza su quasi ogni aspetto della vita quotidiana. Influenza che rischia di sfuggire al potere della politica a Pechino”. Come detto, Alibaba è sospettata di pratiche monopolistiche. Secondo l’antitrust pechinese, la presunta condotta illegittima includerebbe l’attuazione di un accordo definito “choosing one from two”. I venditori avrebbero dovuto offrire i loro prodotti sulle piattaforme di Jack Ma in maniera esclusiva. Una pratica oggetto di reclamo nel 2017 da parte della rivale JD.com, ma che Alibaba aveva negato. Il caso si era chiuso in assenza di giudizio.

Ant Group

Nel mirino, ovviamente, c’è Ant Group. Per Jack Ma nei prossimi giorni è previsto un nuovo incontro con le autorità finanziarie cinesi. Il secondo, dopo quello di inizio novembre, poche ore prima della sospensione a sorpresa del doppio debutto in Borsa a Shanghai e Hong Kong. In quella che avrebbe dovuto essere la più grande Ipo di sempre, da oltre 35 miliardi di dollari. Per contrastare le pratiche monopolistiche dei big di internet, la Cina ha varato nuove regole antitrust proprio lo scorso novembre. E il Ceo di Alibaba, Daniel Zhang, aveva promesso di attenersi. Un repentino dietrofront rispetto alle dure critiche alle autorità pronunciate solo poche settimane prima a Shanghai da Jack Ma. Affermazioni che avevano irritato – non poco – i vertici di Pechino, compreso lo stesso presidente, Xi Jinping.

Il diktat del Regime

La posizione del Governo cinese è chiara. Come scritto sul “Quotidiano del Popolo”, organo ufficiale dell’informazione del Partito Comunista, “L’indagine su Alibaba non indica che la Cina abbia cambiato il suo atteggiamento favorevole e incoraggiante verso le piattaforme Internet”. Al contrario, l’indagine contribuirà a garantire la salute e lo sviluppo del settore Internet”. Tradotto: guai ad arricchirsi troppo e diventare potenti in maniera esponenziale…