Il fattore rischio nelle aziende, il parere di Andrea Mattei: “L’analisi di tutte le componenti coinvolte è fondamentale per scegliere il canale assicurativo migliore” 

Fattore rischio: il Caso

Una notizia che aveva creato scalpore, soprattutto per il valore dell’ammenda e il destinatario del provvedimento. Ecco i fatti: recentemente, l’Information’s commissioner’s office britannico, autorità garante della privacy e della protezione dei dati, ha comminato una multa da 204 milioni di euro alla compagnia aerea British Airways.

La motivazione della sanzione risiede nelle conseguenze dell’attacco informatico che la compagnia aerea aveva subito lo scorso anno. In quella circostanza nelle mani degli hacker finirono i dati personali, compresi i numeri delle carte di credito, di 380 mila passeggeri.

Nello specifico, secondo l’Ico, British Airways avrebbe infranto il regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr). Per questo sarebbe stata sanzionata per una cifra parti all’1,5% del fatturato.

L’incidente, spiega l’autorità, ha in parte visto il traffico del sito di British Airways dirottato verso un sito fraudolento, attraverso il quale i cybercriminali hanno raccolto i dati dell’utenza.

Ecco, in soldoni, un classico esempio di “fattore rischio” che in questo caso coinvolge una grande azienda internazionale. Un fattore, dunque, che va sempre preso in considerazione in ambito aziendale.

Valutazione strategica per poter operare in maniera serena e florida negli anni, senza magari incappare in difficoltà non preventivate o che addirittura pregiudicherebbero l’esistenza dell’impresa, è necessario dar vita ad una valida analisi per l’identificazione e la misurazione dei rischi.

Risk Management - Il rischio è il tuo mestiere?

Risk Management – Il rischio è il tuo mestiere?

Risk Management

Un processo che si chiama risk management e che ha a che fare proprio con la “gestione del fattore rischio”.  Un rischio che si manifesta in diverse tipologie e in variegate modalità e non e mai circoscritto in un unico ambito.

Si può dunque parlare del rischio economico, legato essenzialmente alla parte reddituale dell’azienda, derivante dal rapporto tra i costi e i ricavi. Ecco poi il rischio finanziario, che si traduce nell’incertezza del risultato di un investimento a lungo termine, così come l’organizzazione di un’attività imprenditoriale che deve essere considerata “produttiva” negli anni. Concetti che evidentemente si intrecciano con la fiducia che gli investitori vorranno porre nella bontà – o meno – di uno specifico investimento. Senza dimenticare il rischio patrimoniale, diretto al patrimonio aziendale e generato nella maggior parte dei casi da problemi interni alla stessa attività. Un ventaglio ampio e particolareggiato, come si può ben comprendere, che per essere gestito nel migliore dei modi necessita di personale qualificato e competente.

“Tutto dipende dal tipo di approccio che si dà al fattore rischio – spiega Andrea Mattei, partner del gruppo ValorImpresa, società specializzata nella consulenza aziendale, nel supporto alle imprese nell’ambito della ristrutturazione del debito bancario e dell’equity funding -. Partiamo da una certezza: tutte le aziende, dalle più piccole alle multinazionali, hanno una componente di rischio. E’ quindi fondamentale individuare le rischiosità, comprendere successivamente se possono essere totalmente eliminate oppure ridotte nei loro effetti negativi”.

L’assicurazione contro il rischio

Ed ecco, dunque, il secondo step, fondamentale, da prendere in considerazione: l’assicurazione contro il rischio.

“La maggior parte dei rischi possono essere controllati, quindi gestiti – aggiunge Mattei -. In questo caso, l’imprenditore deve operare una scelta importante: dopo averne compreso la frequenza e l’impatto, bisogna decidere se autoassicurare il rischio, vale a dire tenerlo a sé, oppure trasferirlo ad una compagnia di assicurazioni”.

Una valutazione che deve contenere una logica quantitativa e qualitativa, con l’analisi a 360 gradi di tutti gli elementi coinvolti.

Risk Management, parola d’ordine: sostenibilità

La parola d’ordine è sostenibilità – motiva Andrea Mattei -: se parliamo di un danno minore e quindi sostenibile, va da sé che potrà tranquillamente essere gestito internamente. Se invece il rischio non risponde ai criteri della sostenibilità, è evidente che va trasferito ed è qui che le aziende devono essere in grado di investire risorse ingenti”.

Si tratta di un processo infinito, notare bene, poiché l’analisi del rischio non conosce soste ed è legata a diversi fattori spesso interconnessi tra loro. Dal cambiamento della normativa (basti pensare alla valutazione del risarcimento per danno all’ambiente, che può variare da nazione a nazione, sino a sfociare in reato penale) sino alle strategie delle aziende che possono mutare nel tempo; dalle tendenze del mercato, sino al sentiment degli investitori.

“Un percorso senza soluzione di continuità, che merita la massima attenzione da parte delle aziende, che devono avere coscienza del rischio. Un percorso da affrontare affidandosi unicamente a professionisti con conoscenze specifiche”, conclude Andrea Mattei.