L’Ue è ormai decisa ad approfittare di questo difficile momento storico per rilanciare le politiche sul Green Deal.

La crisi sanitaria ed economica in cui la pandemia di coronavirus sta trascinando ormai da mesi, ha convinto l’Unione Europea che non esistesse momento storico migliore per rilanciare le politiche a basso impatto ambientale. D’altronde, si tratta di un progetto che aveva avuto inizio ben prima della comparsa del coronavirus.

E il nuovo piano Nex Generation Ue sarà l’occasione per rilanciare questo nuovo modello economico. 

Green Deal, gli obiettivi dell’Ue entro il 2050

 

Il primo obiettivo che Bruxelles si propone di perseguire, è quello di far diventare il vecchio continente neutrale entro il 2050 per quanto riguarda le emissioni di gas serra. E proprio su questo aspetto, di recente la Commissione Ue ha inviato al Parlamento e al Consiglio una proposta ben precisa.

Si tratta di una legge climatica comunitaria che si propone di rendere vincolante da un punto di vista giuridico, l’obbligo di ridurre le emissioni in tutti gli Stati membri. C’è poi anche la necessità in Europa di aumentare progressivamente le fonti di approvvigionamento di energia pulita e rinnovabile.

Un piano di azione esiste inoltre anche per una lenta implementazione del modello di economia circolare. Si tratta di un tipo di economia che si propone di riutilizzare le materie prime e ridurre al minimo gli scarti. 

Ue stima 700 mila posti di lavoro in più grazie all’economia circolare

Un modo, forse l’unico, per cercare di preservare al meglio il nostro ecosistema e la sua biodiversità da una produzione capitalistica sempre più invadente e aggressiva. La stessa Commissione prevede che nel momento in cui questo modello dovesse entrare a regime, si creerebbero circa 700 mila nuovi posti di lavoro. E il Pil del continente che subirebbe un incremento pari allo 0,5 per cento. Il pilastro economico di questo ambizioso progetto europeo si chiama Meccanismo di Transizione Giusta, (Just Transition Mechanism).

Si tratta di un progetto che avrà lo scopo di aiutare le persone e le imprese che saranno più colpite economicamente dalle conseguenze di questa transizione verde. Un piano per cui la Commissione stanzierà 150 miliardi di euro tra il 2021 e il 2027. 

Green Deal, emissioni ridotte del 23 per cento rispetto al 1990

Bisogna però anche dire che negli ultimi anni, il vecchio continente si è comunque impegnato sul tema. Nel 2018 ad esempio, l’Agenzia Europea per l’Ambiente, atteso che le missioni erano state abbattute del 23 per cento rispetto agli anni 90.

Un risultato importante, forse anche troppo poco conosciuto dai cittadini europei. C’è però anche da dire che le proiezioni elaborate dall’Aea lasciano chiaramente intendere che ridurre le emissioni del 95 per cento entro il 2050, sia un obiettivo quasi impossibile. resta però il fatto che al momento l’economia europea ha una profonda dipendenza dai combustibili fossili.

Soltanto nel 2018, il petrolio ha soddisfatto il 36 per cento del fabbisogno energetico dell’intero continente. 

Il fenomeno del greenwashing

Ci sarà poi un’altra problematica con cui confrontarsi negli anni chiamata “greenwashing”. Si tratta di un termine che vuole indicare un ecologismo di facciata. Ad esempio rientrano in queste definizioni le aziende che cercano di costruirsi una buona reputazione sul tema, senza però andare mai ad applicare delle reali politiche green all’interno della loro produzione.

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La strada verso una transizione green dell’Europa, non sarà affatto semplice. L’impressione però è che il nostro continente abbia più possibilità di altri per riuscire in questo intento.