La crisi climatica avanza e l’umanità non riesce ancora a fare abbastanza per evitarla.

Nemmeno la crisi “spirituale” in cui ha immerso il coronavirus, è riuscita a far invertire la rotta per quanto riguarda gli investimenti in sostenibilità ambientale. Questo quantomeno, è l’allarme che è stato lanciato da un nuovo studio realizzato in collaborazione con l’Università di Harvard. Il report rientra in un progetto chiamato Preventing pandemics at the source. Si tratta di una coalizione per combattere il cambiamento climatico di cui fanno parte tantissime associazioni, tra cui ad esempio il Wwf e Rainforest Alliance. 

Crisi climatica, l’agenzia delle Nazioni Unite non ha fatto abbastanza

I ricercatori, in questo nuovo documento sul clima, sostengono senza mezzi termini come l’Agenzia delle Nazioni Unite non stia facendo abbastanza per risolvere alcuni problemi che si sono acuiti a causa della pandemia. Gli studiosi affermano infatti che la prova lampante di questo, risiede nel fatto che nell’ultimo rapporto pubblicato dall’Oms sul coronavirus, non si fa il minimo accenno ai problemi ambientali del pianeta. Eppure, sono ormai tantissimi gli studiosi che sostengono come il coronavirus sia stato in primo luogo un serio avvertimento del pianeta.

Nemmeno un evento storico così tragico sembra per il momento essere riuscito a smuovere dall’immobilità la politica internazionale. Nonostante negli ultimi anni l’interesse intorno al cambiamento climatico sia cresciuto esponenzialmente, nulla è ancora stato fatto per provare realmente a prevenire. 

Preoccupano in particolare la diffusione futura delle zoonosi

E il report pubblicato in collaborazione con la prestigiosa università americana, sembra non avere dubbi su quale sia la prima priorità da affrontare.

Bisogna infatti smettere immediatamente di distruggere habitat naturali per continuare a foraggiare una produzione capitalistica che ha ormai spolpato il pianeta oltre ogni limite consentito. A preoccupare in particolar modo sono le zoonosi e il rischio che diventino sempre più frequenti con il passare degli anni. Si tratta di malattie che possono essere trasmesse dall’animale all’uomo. Uno dei più grandi pericoli in grado di dare vita anche a pandemie molto più pericolose di quella attuale. Perché nonostante i dilemmi portati dal coronavirus, restiamo ancora così indietro?

In particolar modo, in termini di consapevolezza generale su quanto poco tempo rimanga per salvare il pianeta? Secondo i ricercatori, la prima causa è da ricercare nella politicizzazione che è stata fatta del coronavirus.

La pandemia ha messo in secondo piano la crisi climatica

D’altronde, il fatto che il virus sia esploso in Cina ha contributo fin da subito a rendere questa pandemia in primo luogo una questione tra due superpotenze globali. Tema che nelle ultime settimane è stato ancora più esacerbato dal fatto che sembra sempre più probabile che il Covid possa forse essere stato un errore di laboratorio. Una situazione che purtroppo rendere ancora più difficile ricordare ai politici come sia l’emergenza climatica resti la vera priorità da affrontare. Adesso, la task force coordinata da Harvard ha il compito di produrre entro la fine dell’estate un nuovo documento.

In questo, verrà delineata una prima strategia d’azione per cercare di iniziare ad arginare realmente l’emergenza climatica. Anche perché, nel report viene più volte rimarcato come la strategia attuale non risulti ancora sufficiente nemmeno a contenere adeguatamente i contagi. Esiste poi un ultimo aspetto su cui lo studio pone una particolare attenzione e riguarda il tema delle prevenzione. I danni causati al pianeta ci pongono infatti a dover sottostare a dei costi che a conti fatti, sono abnormi rispetto ai vantaggi di una produzione capitalistica limitata. Il gioco non vale la candela, sembrano dunque suggerire i ricercatori. Questi hanno inoltre fornito una stima dei possibili costi economici da affrontare in caso di una nuova pandemia. 

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Una cifra che hanno calcolato possa aggirarsi intorno ai ventidue miliardi di dollari. Una somma pari a circa il 2 per cento di quanto si è invece speso nell’ultimo anno per contrastare il covid.