Fortnite lascia la Cina. 

L’indiscrezione circolava già da settimane, ma l’ufficialità è arrivata nella giornata di ieri 7 Novembre 2020. La casa produttrice dello storico videogioco Epic Games ha infatti rilasciato un comunicato sul proprio sito ufficiale. In questo, ha informato gli utenti che a partire dalla metà di Novembre, Fortnite non potrà più essere utilizzato in Cina.

La società in quella data, disattiverà i server. 

Fortnite lascia la Cina, era il 2018 quando un accordo con Tencent permise ad Epic Games di entrare nella nazione

Per certi versi non è una sorpresa, e non solo per le indiscrezioni che aveva anticipato questo ban nelle ultime settimane. Il governo di Pechino non aveva mai approvato ufficialmente il videogioco.

La Epic Games riuscì comunque a penetrare nel mercato cinese. Nel 2018 infatti trovò una soluzione con il benestare del governo tramite un accordo con una società cinese vicina all’esecutivo e dunque più controllabile. la Tencent. E infatti rispetto al resto del mondo, il videogioco si presentò agli utenti cinesi con un nome diverso: Fortnite Night. Ma non solo, perché vennero anche introdotte delle specifiche modifiche riguardo il suo funzionamento.

Si trattò per lo più di censure, come la scelta di non mostrare scheletri durante il videogioco. Va anche considerato che almeno in apparenza, la decisione di lasciare la Cina è di Epic Games. La casa produttrice non ha rilasciato in merito nessuna dichiarazione ufficiale. 

Le ragioni che hanno spinto Epic Games a questa scelta

Alcuni analisti sospettano però che abbia influito fortemente in questa decisione la mancata approvazione delle microtransazioni all’interno di Fortnite. In poche parole, il governo di Pechino si è opposto alla possibilità che gli utenti potessero spendere soldi e fare acquisti all’interno dell’avventura interattive offerta dal videogioco.

Forse Epic Games ha visto in questa scelta l’ennesimo tentativo di ridurre gli introiti di Epic Games. Allo scopo naturalmente di scoraggiare l’utilizzo il videogioco tra i giovani che così hanno meno possibilità di appassionarsi al gioco. Avranno poi sicuramente inciso anche le nuove linee guida a riguardo varate recentemente in Cina. 

Fortnite lascia, le restrizioni del governo di Pechino per gli under 18

Il governo ha infatti deciso di vietare a chi ha meno di 18 anni, di poter giocare ai videogiochi per più di 3 ore a settimana.

Un’ulteriore ostacolo ad un settore che già faticava di per sé a monetizzare la fanbase. La Cina dal canto suo sembra inamovibile. La strategia è chiara: fare il possibile per disincentivare l’utilizzo dei videogiochi tra i più giovani.

Una decisione presa in seguito ad anni molto drammatici.

La Cina è il secondo paese al mondo dopo gli Stati Uniti, per consumo di videogiochi. Una moda che in Occidente tendiamo a collegare ai paesi asiatici, che hanno sempre manifestato una profonda passione per i videogiochi. La stessa però che in Cina negli anni scorsi ha portato tanti adolescenti a sviluppare una forte dipendenza dai giochi virtuali. 

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Un problema diventato endemico nel paese, al pari del consumo di stupefacente. Di qui la decisione di un  governo che di sicuro non è democratico e che alla libera scelta preferisce educare attraverso il paternalismo.